La maledizione del “Lover’s Norway”

La maledizione del "Lover's Norway" - Ilaria Quaresima

ROMANZO GIALLO D’ESORDIO
La maledizione del ‘Lover’s Norway’.
Le indagini della detective Anna Schmidt.
Ilaria Quaresima

Due delitti. Il passato che ritorna.
Quel filo invisibile che misteriosamente unisce le vite e i destini degli uomini.
Una giovane e brillante detective e una vacanza che non potrà mai dimenticare.

Una strana maledizione sembra aleggiare sul “Lover’s Norway” da quando, nel 1913, Claudia e Jeremy lasciarono l’Inghilterra per trasferirsi in Norvegia dove il primo delitto rimarrà impunito e sepolto dal tempo. A distanza di un secolo, nel 2014, il discendente proprietario del “Lover’s Norway” viene trovato morto in seguito a quello che in un primo momento appare come un tragico incidente sul ghiaccio. In un incalzante quanto avvincente altalenarsi di situazioni e rocamboleschi colpi di scena la giovane detective Anna Schmidt, in vacanza in Norvegia ospite del “Lover’s Norway”, risolverà brillantemente i due delitti destinati altrimenti a rimanere impuniti e ostaggi del tempo.

L’AUTRICE
ILARIA QUARESIMA

Ilaria Quaresima è nata nel 1987 a Roma dove vive con il fidanzato e il suo cane Minù. Laureata in Giurisprudenza, con “La maledizione del ‘Lover’s Norway’. Le indagini della detective Anna Schmidt” esordisce in ambito editoriale.

LA VOCE DELL’EDITORE

Il romanzo giallo di esordio “La maledizione del ‘Lover’s Norway’. Le indagini della detective Anna Schmidt” della giovanissima autrice Ilaria Quaresima, edito per i tipi di Cultura e dintorni Editore, si inscrive a pieno titolo nel genere giallo, a lungo, e a torto, considerato un sottogenere, o un genere minore, rispetto alla narrativa dei romanzi, in particolare, e ai racconti. Illustri autori, da Edgar Allan Poe (considerato il capostipite del genere), a Conan Doyle, ad Agatha Christie, a Georges Simenon e a molti altri, sono considerati oggi, e a ragione, alla stessa stregua di tanti illustri scrittori e poeti, e alle loro opere si guarda come a mirabili esempi di “scrittura gialla” da cui continuare sempre a imparare e a prendere esempio. I loro personaggi, basti pensare, tra i tanti, a Auguste Dupin, Sherlock Holmes, Hercule Poirot, Miss Marple, il Commissario Maigret, Nero Wolfe, sono entrati nell’immaginario collettivo, avendo preso forma anche sullo schermo, e hanno continuato fino ai giorni nostri a dare spunto alla creazione di personaggi sempre nuovi e diversi caratterizzanti ognuno l’epoca storica alla quale ognuno di loro apparterrà di diritto per sempre. La giovane e promettente autrice di quest’opera (che prima dell’avvento del termine giallo, derivato dal colore della copertina, si sarebbe chiamato poliziesco, termine rimasto in uso in Francia dove si parla ancora di romanzo poliziesco) si rifà dunque a questa tradizione e la sua opera infatti presenta essenzialmente le caratteristiche del giallo classico di tipo deduttivo. La protagonista è una giovane e brillante detective coinvolta suo malgrado in un caso di omicidio che però in un primo momento ha tutta l’aria di un tragico incidente sul ghiaccio. Il luogo in cui si svolge la vicenda, scelto evidentemente non a caso isolato, ancorché superbo nella sua bellezza, trattandosi degli scenari naturali mozzafiato offerti da un fiordo norvegese, stanno proprio a rappresentare le condizioni ideali in cui la fervida mente della detective Anna Schmidt può dare il meglio di sé, come fosse il palcoscenico del suo teatro. Il climax, creato ad arte in un ambiente ideale come l’interno effimero di un albergo quasi da sogno, in origine una locanda poi trasformata in chalet, è da subito ben calibrato e teso allo svolgimento dei fatti e delle azioni e la protagonista, in vacanza nello stesso albergo, proveniente nientedimeno che dall’Australia, è immediatamente investita nel suo ruolo, dapprima da spettatrice involontaria poi via via da protagonista sempre più assoluta. Ma leggere un libro giallo è, e deve essere sempre, senz’altro un’esperienza emozionante in quanto in qualche modo ogni lettore, coscientemente o meno, assume le sembianze di quella che, come in questo caso, è la protagonista la quale, sin dalle prime righe, ancora una volta non a caso, parla, racconta la sua vicenda in prima persona. E a sparigliare le carte, a confonderle (in realtà come si vedrà a disvelarle) è l’intrecciarsi, il sovrapporsi, ma solo in apparenza, della seconda vicenda narrata che non solo si svolge parallelamente alla prima ma, rispetto a questa, è ambientata in un altro tempo anche se nello stesso luogo: a un secolo di distanza quando, appunto, quello stesso albergo ancora non esisteva. Assistiamo dunque a un primo “strappo”: due sono allora le vicende che scorrono e corrono parallelamente cadenzando ritmicamente la lettura. I personaggi prendono forma e con essi le trame delle loro vite che si fanno sempre più oscure e ingarbugliate. L’armamentario utilizzato da Ilaria Quaresima per sciogliere i nodi è anch’esso tratto dalla tradizione classica, e si basa innanzitutto sull’inevitabile confronto tra lo sceriffo, solerte ma non in grado (ne è cosciente lui stesso disabituato e inesperto com’è a indagare su casi di omicidio) di risolvere il caso e destinato quindi a fare da spalla alla detective, e, in secondo luogo, la curiosità che muove la protagonista, lo spirito di osservazione che sarà poi la sua arma vincente. Il racconto, come lo sviluppo della vicenda, non può avere un andamento lineare (già alterato peraltro dal doppio binario temporale delle due storie narrate) e a questo servono la falsa pista, con conseguente arresto di un innocente, i colpi di scena, il coinvolgimento di tutti i protagonisti presenti sulla scena coinvolti in tradimenti e in questioni di interesse che provocano continui cambi di direzione in chi indaga e nelle conseguenti deduzioni di chi legge. Il procedimento a spirale, che si aspetta il lettore e che puntualmente porta la detective progressivamente a stringere e infine a chiudere il cerchio, si avvale dell’escamotage, dell’invenzione, vale a dire di quegli elementi spiazzanti o perturbanti che contribuiscono a rendere originale l’opera come (tanto più importante perché posto all’inizio del racconto), il misterioso ritrovamento di una fotografia che, oltre a disorientare ulteriormente chi legge, funge da elemento rivelatore, ma questo particolare aspetto il lettore lo scoprirà solo alla fine, di quello che è il significato ultimo de “La maledizione del ‘Lover’s Norway’. Le indagini della detective Anna Schmidt” e che troviamo infatti espresso dalla stessa protagonista in una delle ultime pagine del testo: “Percepii, ancora, e fu questo l’ultimo pensiero prima di addormentarmi sopra le nuvole, che avevo toccato, portandolo alla luce, quel filo sottile che tiene segretamente unite le vite degli uomini come quelle storie così lontane nel tempo che si erano rincorse in quelle due settimane in bilico tra passato e presente”. Ma non c’è “solo” questo in quanto, come accade a chi vive ogni esperienza coinvolgendo tutto se stesso, la vacanza per Anna Schmidt sarà rivelatrice di una straordinaria scoperta riguardante la sua stessa vita e il suo passato: sarà una vera e propria catarsi. Come a definire la figura della detective non come un corpo necessario ma estraneo alla vicenda,  come ai suoi protagonisti, arrivata cioè lì per caso e per un breve periodo da un paese lontano, ma quanto mai organica ad essa. E infine, risolti i casi e svelati i misteri, un finale che lascia presagire un ritorno, un nuovo caso da risolvere per la giovane e brillante detective Anna Schmidt.

Luca Carbonara

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