Casa Editrice

Genesi di un nuovo progetto editoriale
Presupposti e finalità


a cura di Luca Carbonara

L’odierno panorama culturale italiano sembra essere sempre più lo specchio e il riflesso di quella situazione di stallo, o di stagnazione, in cui, più in generale, versa e langue il nostro Paese che, è sempre bene ricordarlo e sottolinearlo in quanto anche questo sembra essere caduto nel dimenticatoio, è stato culla di civiltà ed è ora custode, a volte distratto e inconsapevole, del più grande patrimonio artistico e culturale del mondo. Eppure questo valore aggiunto che rappresenta il nostro DNA viene sempre più mortificato e offeso e la Cultura soffre come – e non potrebbe essere altrimenti – la nostra stessa identità.

L’editoria, un settore per certi versi in crescita come dimostrano il numero crescente di case editrici e l’esorbitante numero di novità editoriali che escono ogni anno, non riesce ad essere un efficace motore trainante, un elemento propulsore, tra i più importanti, della Cultura e dei suoi valori.

Occorrerebbe una lunga e articolata disamina per spiegare le ragioni di ciò che non può non apparire un paradosso: una domanda confusa, disorientata, da un’offerta sì ricca ma incapace di essere autenticamente se stessa preda com’è della logica sempre più perversa del mercato. Un mercato praticamente fermo dominato e ingessato dai grandi gruppi editoriali, dal loro strapotere mediatico ed economico in grado di orientare e omologare gusti, tendenze, mode via via più passeggere ed effimere. E tutto questo in un contesto in cui alla Cultura, alle iniziative culturali in genere, viene posta sempre meno attenzione e destinate risorse sempre più esigue.

Un quadro desolante quanto disarmante emerge da un’analisi anche superficiale dello stato della Cultura nel nostro Paese dove sembrano scomparsi gli intellettuali del resto non più necessari, non più richiesti oltre che considerati alquanto scomodi e inutili e non più in grado, quei pochi sopravvissuti, di incidere. Trasmetto questo grido accorato, questo allarme (lontano nelle mie intenzioni dal voler essere l’ennesima Cassandra), che mi preme trasmettere in questa nota di presentazione, anche a nome del periodico bimestrale di informazione culturale  “Cultura e dintorni” (in particolare dei comitati di redazione e scientifico) e della neonata omonima casa editrice “Cultura e dintorni Editore” nati con lo scopo di promuovere la Cultura come il nuovo mito dei nostri tempi.

Tutto questo, sia concessa la retorica, accade nel Paese dei Santi, dei navigatori, dei poeti… nel luogo che ha dato i natali al Rinascimento come a un’interminabile schiera di genii e di talenti in tutti i campi della Cultura, dell’Arte, della Scienza come della Tecnica. Per contro in questo Paese, sempre in ritardo rispetto a qualunque evoluzione e/o cambiamento, c’è un fermento di idee e, più in generale, di creatività che rimane però sempre più soffocato e costretto in un indistinto mondo sommerso tanto ignorato quanto inascoltato. Un Paese, il nostro, che non legge o legge poco – e non è un luogo comune – come si può pensare che possa crescere? D’altro canto, in questo stesso contesto, ci sono tantissime persone che scrivono: decine di migliaia di autori in pectore che nell’uso della penna, o della tastiera, ripongono il loro talento spesso senza esserne pienamente o per nulla coscienti. Il mondo, o l’universo, dell’editoria può essere letto e interpretato attraverso i dati e le statistiche, sempre indicative e veritiere, osservando per esempio le decine di migliaia di novità editoriali che escono ogni anno e le quasi tremila case editrici: un mercato editoriale in crescita, quanto mai vivo, ma anche saturo, una sorta di pachiderma che non riesce più a muoversi e a generare a sua volta, salvo rare eccezioni, autentiche novità.

Ecco dunque la nascita di quella che non vuole essere etichettata solo come l’ennesima casa editrice ma al contrario, e perlomeno, come un tentativo serio e rigoroso di voltare pagina rivolgendo un segnale forte in particolare agli autori troppo spesso eletti a vittime sacrificali sull’altare dei loro stessi sogni. Da sempre, e credo che debba essere sottolineato questo, esiste una barriera, non solo fisiologica, che separa proprio gli autori dagli editori indissolubilmente legati da comuni intenti e interessi. Nella realtà però, o nella stragrande maggioranza dei casi, le due categorie non parlano, non dialogano come invece dovrebbero. Non si pensa mai che gli uni hanno bisogno degli altri. Gli editori, certamente, hanno i loro problemi, le loro difficoltà, come la mancanza o la penuria di fondi e di finanziamenti, ma gli autori incontrano ben altre e più gravi difficoltà rimanendo spesso vittime delle loro stesse ambizioni, più che legittime peraltro. Ma se da un lato il mercato è saturo e pochi sono i lettori, dall’altro è difficile per chi scrive orientarsi in un simile contesto soprattutto per la mancanza di quel dialogo, di quel confronto che non nasce quasi mai tra autore ed editore, mondi che rimangono troppo distanti tra loro.

La nascita di Cultura e dintorni Editore, come già dell’omonimo periodico bimestrale, distante nella “politica”, come nell’impostazione che intende perseguire e attuare, da quella perversa logica di mercato che vede proporre agli autori condizioni sempre più capestro, vuole significare anche questo: il desiderio e la volontà di diventare innanzitutto interlocutori di chi scrive (anche attraverso l’ideazione, l’apertura e la condivisione di nuovi spazi creativi finalmente liberi), compagni di viaggio in un percorso da costruire insieme, lontani da vaghe e ingannevoli promesse di facili successi, coscienti sia delle difficoltà sia delle possibilità di riuscire a far affermare e apprezzare la qualità e la serietà della nostra linea editoriale.


4 risposte a Casa Editrice

  1. Paolo Longo scrive:

    concordo appieno, complimenti Luca, vorrei che leggessi la mia intervista, mettiti comodo, dacché l’ho scritta nello stile di Marcel Proust:
    a questo link http://www.whohub.com/paolo789
    grazie!
    Paolo

    • luca scrive:

      Ciao Paolo, ti ringrazio per il tuo commento. Ho letto la tua intervista, molto interessante e articolata. Complimenti! Se sei ineressato alla rivista la trovi ancora da Odradek in via dei banchi vecchi, 57
      Cari saluti
      Luca

  2. Caterina Rosolino scrive:

    La cultura
    è di chi futura-
    mente sente
    nelle ossa
    una scossa
    all’inaccettabile
    realtà opprimente,
    è di chi ostinata-
    mente cerca
    oltre il fiume
    d’inchiostro
    un barlume-mare
    che possa contenere
    quell’incommensurabile
    libertà di appartenere
    a chi davvero ci sente…
    al dio che non mente,
    a chi davvero attende
    nell’abbraccio
    del suo sguardo
    un tuffo nell’immensità,
    un grido per la dignità
    di tutti, inalienabile.
    M’ardo di te e m’affaccio
    su questa tua sponda.

    • La redazione scrive:

      Grazie Caterina per il tuo “grido laico”, per il tuo canto alto in onore della Cultura avvertita come necessità di un dialogo continuo, mai domo, di un’apertura, ci un incontro-confronto in un moto perpetuo di spinta verso l’altro in un accrescimento costante della nostra come dell’altrui libertà. E’ il miraggio che ci pare di realizzare indagando i “dintorni” tutti ancora da scoprire…
      Lica Carbonara

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