Editoriale

Editoriale del n. 10/11 Marzo 2013 / Febbraio 2014


Editoriale del n. 8/9 Marzo 2012 / Febbraio 2013
L’utilità della crisi
a cura di Luca Carbonara

Editoriale del n. 6/7 Novembre-Dicembre 2011 / Gennaio-Febbraio 2012
L’incultura dello spread
a cura di Luca Carbonara

Le pagine di questa rivista, pervicacemente dedicate alla Cultura e all’Arte, tentano sin dalla nascita di questa testata di dare vita e corpo a un luogo che non sia solo il frutto dell’immaginazione di chi crede, e a ragione, che la Cultura “paghi” ma che diventi sempre più un laboratorio vivo, una fucina feconda di idee e spunti nuovi da approfondire e dibattere nel nome della libertà del pensiero, mai abbastanza tutelata. Questo è l’impegno che orgogliosamente teniamo a ribadire avvertendone sempre più la necessità e l’urgenza dettate da un’emergenza divenuta cronica causata da un declino, che pare ineluttabile e inarrestabile, di una società sempre più chiusa in se stessa mortificata com’è da un deficit che non è solo economico ma soprattutto culturale. E proprio l’economia è la nuova ancella, il nuovo mito di questo tempo sbandato che stiamo vivendo con tanta incertezza e un tale senso di precarietà da non poter guardare al futuro se non con un senso di impotenza e di profonda angoscia. Proprio l’economia, da sempre regina e arbitro del futuro come degli equilibri tra gli Stati, da anni domina incontrastata le pagine dei quotidiani come la maggior parte degli spazi dedicati alle notizie diffuse dai diversi, e sempre più numerosi, canali di informazione: dai social network, alla radio, all’intramontabile televisione. Potremmo dire allora che mai come oggi siamo diventati tutti, almeno potenzialmente, economisti, ancorché. improvvisati, vista la gran mole di informazioni e di dati che vengono trasmessi quotidianamente sempre più a tamburo battente e che ci hanno reso esperti nel valutare le oscillazioni della borsa o del famigerato spread dal cui andamento sembra ormai dipendere sia la nostra economia che la nostra stessa sopravvivenza. Sappiamo quali sono i Paesi che rischiano o sono già in default (fallimento) e ci domandiamo quale sarà (e soprattutto se ci sarà) il futuro della moneta unica in un’Europa (ed è un dato di fatto) sempre più lontana dall’essere unita. Qual è però (ed è la domanda che umilmente e un po’ troppo ingenuamente mi pongo) la veridicità di questo mondo che a me sembra (questo sì!) intangibile e sempre più virtuale ma che continua a produrre ineguaglianze e ingiustizie? Un mondo in cui i protagonisti sono numeri e virgole e grandezze macroeconomiche dalle cui imprevedibili combinazioni dipendono nientedimeno che i nostri destini. Non può non derivare da tutto questo (non necessariamente ai più cinici e ai realisti ma anche più semplicemente ai più ravveduti), un’amara considerazione sull’incultura che sembra pervadere ogni ambito del nostro vivere, opaco e senza gloria (privo com’è di contenuti e ricco solo di amenità, superficialità e apparenze), così come, a più forte ragione, non possono non nascere in noi la speranza e il desiderio dell’avvento di un nuovo New Deal la cui ancella però sia finalmente la Cultura, l’unico vero strumento democratico (in grado peraltro di restituirci un senso) di crescita e sviluppo morale, sociale ed economico.

Editoriale del n. 4/5  Luglio-Agosto / Settembre-Ottobre 2011
I nuovi mostri
a cura di Luca Carbonara

La realtà nella quale viviamo, sempre più complessa nelle sue dinamiche evolutive (o involutive), continua a rivelare l’inveterata tendenza alla creazione di nuovi miti e tendenze capaci, nella loro invincibile forza e capacità pervasiva e persuasiva, di occupare tutti gli spazi della nostra vita e delle nostre coscienze. Si tratta di veri e propri totem promossi e sponsorizzati a gran voce da tutti i mezzi di comunicazione (sempre più numerosi) che entrano a pieno titolo, e non a caso, nel linguaggio occupando così fin dall’inizio le menti come i pensieri di ciascuno di noi. Si tratta di parole (entità sempre più astratte, stordite e svuotate della loro più autentica identità), a tutt’oggi le più grandi e autorevoli interpreti del Potere di cui, fatte schiave, si fanno messaggere. La crisi, prima negata poi acclarata, è divenuta ben presto mondiale e soprattutto di sistema (o dei sistemi) finendo per trasformarsi in quella ben più grave, reale o indotta, crisi di identità collettiva. La comunicazione, sempre più massificata e sempre meno diversificata, è diventata coscienza collettiva (impossibile non riconoscersi in essa) la quale quotidianamente ci ricorda in quale grave situazione si trova in particolare il nostro Bel Paese ammonendoci e redarguendoci rispetto ai nostri atteggiamenti e comportamenti mai abbastanza se non per nulla virtuosi. La crisi, purtroppo, è senz’altro reale (e in atto da molto tempo ormai) in quanto palpabili sono i suoi effetti non solo nell’economia generale del nostro Paese ma anche, e soprattutto, nell’economia e nelle finanze di ciascun cittadino, quanto però è virtuale, o inconsistente nella sua essenza, il mondo nel quale ci siamo tutti improvvisamente ritrovati nostro malgrado? I totem succitati dominano ormai da mesi le cronache e i talk show televisivi: il default (il fallimento), lo spread Btp-Bund (ossia la differenza tra i rendimenti dei titoli di stato italiani e dei titoli di stato tedeschi) sono divenuti i veri protagonisti della nostra vita. Qual è dunque la realtà, oltre quella personale di ognuno di noi, alla quale rifarsi e rapportarsi? È quella economica percorsa e percossa dai fremiti di un’altra protagonista della nostra vita: la Borsa, le cui oscillazioni determinano i destini dei governi e dei cittadini, anch’essi in perenne fibrillazione. C’è però un’altra realtà, questa sì viva e pulsante: quella di milioni di persone che lavorano faticando, nella stragrande maggioranza dei casi, ad arrivare alla fine del mese (e non è né retorica né un luogo comune). È la realtà, e quindi la quotidianità, di tutti coloro che non hanno né voluto né tantomeno causato questa annosa crisi dagli effetti devastanti e imprevedibili provocata dalle banche, da più parti e non a torto, considerate i veri artefici di questa situazione. È la realtà di centinaia di migliaia di persone che hanno perso il posto di lavoro e di altrettante che si prevede lo perderanno nell’immediato futuro. È, ancora, la realtà di tutti noi non colpevoli per la crescita a dismisura (e che sembra fuori controllo) di un altro mastodonte, il debito, da considerare procapite con gli effetti che si possono ben immaginare. C’è poi una realtà più grande, che non si può e non si deve ignorare, che è quella di un mondo non ancora pacificato in cui ci sono popoli che reclamano la propria autodeterminazione come l’affrancamento dall’indigenza, dall’ingiustizia sociale e dalla mancanza di libertà individuale. A tutto questo la globalizzazione e l’alta finanza non hanno saputo (né voluto) dare risposte e gli effetti di quella scellerata visione che vede nel profitto per il profitto la meta ultima da raggiungere sono sotto gli occhi di tutti. Questo nostro spazio, che orgogliosamente rivendichiamo libero e indipendente, vuole allora dare il proprio contributo fatto di amore per la conoscenza affinché si torni a parlare il linguaggio alto della Cultura e dell’Arte l’unico autentico paradigma a cui tendere in un’ottica di rinascita. La Storia, che non ci stanchiamo di ripetere essere magistra vitae, ci invita a ripercorrere i periodi più bui e più critici dei tanti imperi (come delle tante epoche che si sono succedute), e a ritrovare la rotta in una visione più alta che abbia come meta la conoscenza e l’Uomo, il vero centro, che non può essere scisso dai valori e dai principi della giustizia e della solidarietà. La Cultura, intesa come studio, approfondimento, applicazione, ricerca costante, ha in sé i germi per dare vita a un nuovo rinascimento, interiore e collettivo, come alla maturazione e alla crescita di una nuova società, finalmente aperta al dialogo e al confronto, più giusta, più equa e solidale.

Editoriale del n. 002/003 Marzo-Aprile / Maggio-Giugno 2011
Il dovere di essere (e di restare) umani
a cura di Luca Carbonara

Il nuovo periodico bimestrale ha mosso dunque i primi passi riscuotendo i primi consensi e scoprendosi accompagnato da un entusiasmo che se da un lato non può non coinvolgere dall’altro deve spingerci sulla strada di un rinnovato impegno, se possibile con convinzione ancora maggiore e con rinnovate motivazioni. È difficile e fuori moda parlare di Cultura e quando lo si fa è facile scadere nella retorica come nei luoghi comuni ma è doveroso e urgente farlo a più forte ragione oggi, nella particolare congiuntura politica, economica e sociale che stiamo vivendo in questi mesi: si può parlare di un declino di civiltà che ha interessato in questi anni soprattutto la parte di mondo che si considera più progredita, più evoluta e al tempo stesso più esposta agli effetti di una crisi sempre più grave e dagli esiti imprevedibili. Quello stesso mondo, del quale fa parte il nostro Paese, quinta potenza mondiale, attraversato e scosso da anni da una profonda crisi economica, politica, sociale e culturale (aspetto quest’ultimo tra i più gravi e allarmanti), che sembra periodicamente risvegliarsi da un torpore scoprendosi o riscoprendosi fragile, vulnerabile nelle sue difese, come nei suoi anticorpi e vacillare preda com’è di tensioni, fibrillazioni, paure, anche ancestrali, paventando prima l’avvicinarsi e poi la caduta nell’abisso. È la paura di un gigante che si sente fragile, che si scopre vulnerabile, che è, in buona sostanza, e come è nella realtà, attraversato da una profonda crisi d’identità. Una riflessione che è doveroso fare, e che ci riguarda molto da vicino, è che il mondo occidentale deve interrogarsi sulla propria identità e sulla natura della propria essenza. Un mondo, il nostro (il pianeta in realtà è un insieme disomogeneo di mondi profondamente diversi e disuguali), che si rifiuta a tutt’oggi di prendere coscienza della necessità, come dell’ineluttabilità, di essere unito, animato cioè da comuni intenti e da nobili ideali che siano finalizzati a un progresso e a un benessere che devono essere per tutti e di tutti. L’Europa, tuttora il discusso e contrastato paradigma delle aspirazioni del nostro Paese, continua a rimanere un’utopia, una dichiarazione d’intenti, vista l’incapacità di assumere nei fatti una politica comune animata da un’autentica e mutua solidarietà. Un Paese, il nostro, lacerato e diviso da sempre da particolarismi, egoismi, regionalismi e provincialismi privo di orgoglio e colpevolmente dimentico della propria Storia di cui non riesce ad andar fiero. Le recenti celebrazioni per il 150° Anniversario dell’Unità d’Italia sono state un’occasione importante per ricordare a tutti il sacrificio di quanti si batterono e si sacrificarono per l’unità di questo Paese ancora oggi diviso in opposte fazioni come ai tempi dei Guelfi e dei Ghibellini. Un Paese (lo stivale, la penisola morfologicamente, e non solo, più caratteristica del mondo), che vede contrapposti  il Nord e il Sud che viaggiano a velocità tanto diverse, che ha bisogno di ritrovarsi e di riconoscersi in un patrimonio comune di valori condivisi di libertà, uguaglianza e giustizia, principi fondanti sanciti dalla nostra Costituzione, testo cardine di riferimento, ai più sconosciuto, troppo spesso dimenticato, vilipeso e ignorato. Tutto questo in un contesto generale di un mondo dominato sì da un’economia globalizzata ma che segna il passo preda com’è di una crisi senza fine. Una globalizzazione che non ha portato né un benessere generalizzato né uguaglianza ma al contrario ha acuito le già abnormi differenze di sviluppo tra Nord e Sud del mondo in un’esplosione tanto consequenziale quanto imprevista, imprevedibile e drammatica di tutto il mondo arabo evento che ancora di più pone dubbi, sollecitazioni e interrogativi a un mondo diviso ma unito, suo malgrado, da quello che senza dubbio è uno stravolgimento epocale. Proprio il mondo arabo, così vicino a noi e così ricco di cultura e tradizioni (basti pensare a quanto ha influito la visione tolemaica su Dante e la sua opera), non può non interessarci soprattutto nel momento in cui interi popoli si sollevano e lottano per la propria autodeterminazione. Poche centinaia di chilometri ci separano da paesi in rivolta e da popoli in cerca di giustizia e libertà e sta all’Occidente dare una risposta che non può essere di chiusura. Sta ai governi trovare le risposte più giuste e cercare di cogliere il significato di quanto sta accadendo (historia magistra vitae e la storia va studiata e compresa anche nel suo divenire) ma sta a ognuno di noi capire quanto sia importante e necessario fare propria una visione più alta, più ampia, in un’ottica di integrazione e di scambio che ponga al centro la dignità delle persone e la libertà dei popoli, a cominciare dal Nord Africa e dal Medio Oriente, terre da sempre dilaniate da atrocità e ingiustizie. Occorre allora pensare o ripensare a un nuovo modello di sviluppo che sia compatibile e sostenibile nel rispetto e a salvaguardia da un lato dell’integrità morale e fisica della persona, dall’altro a tutela di un ambiente che va difeso e protetto da speculazioni e devastazioni di ogni sorta. Fondamentali sono da sempre l’attenzione e la cura che andrebbero poste nei confronti della Scuola, della formazione, della ricerca sempre più penalizzate da politiche economiche che non guardano alla crescita individuale e che operando tagli indiscriminati proprio alla Cultura e mortificando soprattutto le nuove generazioni, senza più lavoro, senza prospettive né sogni, propongono, in un’ottica di disimpegno, facili e illusorie strade per arrivare all’affermazione e al successo che non richiedono più alcuno sforzo e che non corrispondono più ad alcun valore né ad alcun merito. La Cultura, ancora una volta, e non lo diremo mai abbastanza, è l’unico vero baluardo e l’unico vero anticorpo contro ogni barbarie, contro ogni tentativo di sopraffazione morale e fisica, l’antidoto che ci consente, e proprio nei momenti di maggiore difficoltà, di ritrovare la rotta non dimenticandoci mai, in primo luogo, di essere (e di restare), nell’accezione più alta, umani.

Editoriale del n. 001 Gennaio-Febbraio 2011
Un nuovo inizio
a cura di Luca Carbonara

Non nascondo la grande emozione che provo nel momento dell’inizio di questa nuova grande entusiasmante avventura. Come ogni nascita, o primo passo, o incipit, l’uscita del primo numero di un nuovo periodico a carattere culturale è un evento di per sé importante da guardare con fiducia e ottimismo, a più forte ragione oggi, in questa fase storica che stiamo vivendo caratterizzata non solo da una crisi sociale e politica ma anche da una decadenza culturale che pare irreversibile. È facile, d’altro canto, e rischioso, in fasi e circostanze simili, cadere o scadere nella retorica e nell’esaltazione che l’euforia di un nuovo inizio inevitabilmente generano, soprattutto in chi, in qualche modo, ne è l’artefice, ma anche questo rientra, ed è un bene, nel nostro essere persone che vivono in primo luogo di emozioni e sentimenti. Nasce dunque “Cultura e dintorni” (periodico bimestrale a carattere culturale e di informazione sul mondo dell’editoria), e a me spetta l’onore e l’onere di presentare con orgoglio, ma anche con profonda e sincera umiltà, dandole al tempo stesso il benvenuto, questa nuova voce della stampa periodica, libera, indipendente, che ha nel proprio DNA l’amore per la Cultura (il vero valore aggiunto, l’elemento rigeneratore e salvifico di qualsivoglia società) e il desiderio, mai domo, della conoscenza. Nel delineare la sua identità, proprio al momento della sua nascita, e prima ancora di mettere a fuoco le sue linee guida, è necessario dire che “Cultura e dintorni”, in quanto già storia di percorsi ed esperienze vissuti e condivisi, vuole essere innanzitutto un luogo di cultura, vivo e palpabile, di incontro e di confronto di saperi come di culture altre, il più possibile scevro da qualsivoglia condizionamento, prevenzione o pregiudizio. La realtà con i suoi gravi problemi, come la profonda crisi economica e sociale che stanno vivendo il nostro Paese e il mondo intero, non è certo estranea a questo nostro spazio proprio in quanto incentrato, il nostro punto di vista, sulla Cultura come “arma” in grado, la sola, di fornire finalmente risposte e soluzioni efficaci. La Cultura dunque che vuole tornare ad essere vero e nobile strumento di indagine della realtà (un mondo da osservare ben oltre i nostri più angusti confini geografici, culturali e mentali) che solo la conoscenza può aiutare ad evolversi e migliorare. “Cultura e dintorni” intende allora essere testimone attivo e attento di una ricerca cosciente, critica e libera, sempre più ampia (dalla letteratura, alle arti, alle scienze, alle nuove tecnologie, alle nuove frontiere della comunicazione), come se fosse una navicella spaziale in perenne viaggio in una sorta di universo in continua espansione come appunto si suppone debba essere la Cultura, entità in perenne evoluzione. L’auspicio è che proprio la Cultura si trasformi nel nuovo mito dei nostri tempi divenuti oscuri luoghi abitati dal grigiore e dalla decadenza che è soprattutto culturale. È importante in quest’ottica la nascita di questo spazio, che darà voce alle più diverse espressioni del variegato universo culturale e che può a ben ragione essere visto come una risposta in controtendenza a quella deriva di analfabetizzazione che sembra sempre di più prevalere e minacciare oggi la nostra lingua come le nostre culture. Il pensiero libero dell’uomo moderno, o postmoderno, che non cessa di interrogarsi guardando oltre le colonne d’Ercole della propria anima, come della sua visione pur sempre limitata, e di mantenere vivo l’imprescindibile rapporto con le grandi civiltà del passato, è il protagonista con i suoi dubbi, le incertezze, le sue miserie e le sue nobiltà ma soprattutto con la sua indomabile voglia di conoscere e sapere.

La vera autentica forza, l’elemento propulsore, il volano di “Cultura e dintorni” risiedono però nel comitato di redazione e nel comitato scientifico i cui autorevoli componenti qui saluto e ringrazio. Il loro entusiasmo, come le loro diverse e preziose professionalità, competenze, esperienze e conoscenze rappresentano le insostituibili risorse da cui attingere per lo sviluppo di percorsi di approfondimento e di indagine di un mondo e di una realtà sempre più complessi e difficili da comprendere e interpretare. Questa vuole essere la nuova sfida e il messaggio che con umiltà, coraggio e rinnovato orgoglio inviamo, non senza commozione, ai nostri nuovi, speriamo sempre più numerosi, lettori.

52 risposte a Editoriale

  1. Amalia scrive:

    Il tuo editoriale è degno della persona mervigliosa che sei. La rivista srà un SUCCESSO!

    • luca scrive:

      Ti ringrazio per l’affetto e la partecipazione che mi commuovono. Il successo è già la partecipazione, il voler esserci dei tanti compagni di viaggio in gamba come te che condividono la realtà di un sogno

  2. Complimenti, Luca, per questo appassionato editoriale, un inno alla Cultura che ci sprona tutti a fare del nostro meglio! Mi hai evocato una citazione da Elias Canetti: “…nulla ci viene risparmiato, nessuna paura, nessun fervore, nessuna rabbia, nessuna afflizione, e talvolta il tutto monta fino a una tale tensione che si agisce come più persone insieme, ciascuna a suo modo, ma tutte simultanee, e nessuno sa che cosa poi ne verrà fuori”.
    Brindiamo insieme al nuovo anno e alla nuova avventura editoriale!
    Paolo M.

    • luca scrive:

      Non potevi trovare parole più belle e significative per esprimere nel modo più alto il desiderio di una spinta che ci vede tutti coinvolti, accomunati dalla medesima passione, la stessa necessità e lo stesso entusiasmo, nella creazione di qualcosa di vero e di nuovo al nobile servizio della Cultura
      Grazie di cuore!!

  3. Giorgio Carbonara scrive:

    Nel momento in cui questo governo dà vigoroso inpulso e sostegno all’incultura di questo paese il tuo impegno e quello dei comitati di redazione e scentifico è un forte grido di reazione e di speranza.
    Auguri per il lavoro che Vi attende.

    • luca scrive:

      Grazie carissimo!! lLa sintonia sui presupposti e sugli intenti dà coraggio e conforto. E’ nei momenti bui e cupi che si misurano e si coltivano il desiderio e la necessità della rinascita resi ancor più impellenti da questo presente così senza gloria. I semi del risveglio vanno protetti e coltivati. Grazie della tua affettuosa partecipazione
      Luca

  4. Sara Amato scrive:

    E’una grande emozione la nascita della rivista, e una grande sfida un gesto di ribellione contro la povertà di valori che affligge la nostra epoca.

  5. Donatella Parmeggiani scrive:

    Commovente e toccante editoriale! Libiam i calici e brindiam al tuo motto: “La Cultura paga”.

  6. grazia geiger scrive:

    Ho letto di un fiato il testo del battesimo, provando caro Luca da una parte orgoglio dall’altra un brivido vero, lungo, di emozione. Anche, ho sorriso quando ho pensato “che bello scorrere di parole” senza dover inciampare sui “po’ “….male accentati o male apostrofati, respirando in modo opportuno laddove le virgole, i punti sono al loro posto. Sembra scontato, eppure no. Un esordio, caro, che fa presagire il buono, il bello, il suono degli argomenti per i quali ci saranno intese numerose. Abbiamo parlato a lungo di come sperare nel meglio, della speranza, della forza, energia di chi ci ama e ci ha amato. Un augurio a te, poeta, che cerchi mani amiche per camminare insieme. Grazia

    • luca scrive:

      Grazie carissima, mi commuovi e coinvolgi come sempre. E’ una questione di affinità elettive… coglierle fa bene al cuore e all’anima. I passi, come i respiri, condivisi sono una promessa luminosa di vita.
      Un caro abbraccio

  7. chiara scrive:

    In questa realtà confusa e disordinata, mi auguro che questa nobile microparticella sfiori il cuore della complessità contemporanea. Semplicemente, grazie Luca.

    • luca scrive:

      “sfiorare il cuore della complessità contemporanea”… è l’ardua impresa certamente ma provarci è di sicuro il nostro intento, possibile però perché desiderio comune condiviso e coltivato da tutti noi

  8. Sonia scrive:

    caro Luca complimenti per l’Editoriale, la Rivista e per il tuo carattere. sento che questa Rivista crescerà enormemente! Sei di stimolo a tante persone che hanno voglia di far sentire la propria voce

    • luca scrive:

      Cara Sonia, ti ringrazio tanto per le tue parole che so bene da quale profondità nascono. Questo progetto, audace, forse un po’ visionario, nasce perché può contare sulla partecipazione di tanti “sognatori” in gamba e sensibili come te. Un caro abbraccio
      Luca

  9. paola scrive:

    La tua pronfonda cultura e la tua immensa sensibilità faranno di te e della tua rivista un successo strepitoso…..in bocca al lupo.

    • luca scrive:

      Crepi il lupo!! e grazie per la tua partecipazione così preziosa e indispensabile per me. Grazie davvero di cuore!!!
      Luca

  10. cristina scrive:

    l’editoriale e’ bello e,molto bello,per me scorrere le parole
    belle e libere di quanti ti amano e ,sperano,come te in questa
    straordinaria opera di resistenza umana.
    Credo che questo sia il senso piu’ profondo di questa avventura.
    In un paese come il nostro,dove e’ in atto un tentativo barbaro e anticostituzionale di cancellare diritti fondamentali,dove impera
    l’anlfabetismo culturale e umano dei grande fratello, dei vari Zalone,dove trovare chi usi ancora e,correttamente,un congiuntivo e’ esperienza rara,ebbene credo che la tua,la vostra esperienza sia preziosa.
    il mio augurio di fortuna a te e a tutti quelli che collaboreranno con te Luca,
    coincide con una speranza,che questo paese ce la faccia,nonostante la sua classe
    dirigente,nonostante se stesso.
    Cristina

    • luca scrive:

      Grazie Cri, come sempre hai la straordinaria capacità di commuovermi profonda e intensa come sei sempre. sai che in questo audace progetto ci sei anche tu. Grazie davvero di cuore!!

  11. Sara De Lorenzi scrive:

    è come tornare ad attraversare quel ponte. Cielo azzurro, sole all’orizzonte..ma stavolta lo scenario è diverso; il gabbiano Jonathan non vola più da solo. Schiere di fedeli compagni di viaggio per iniziare questa meritatissima avventura.
    Ti seguiamo!
    Sara

    • luca scrive:

      Quell’immagine, qualcosa di più i una metafora, come sai mi è particolarmente cara. La concretezza di un impegno che è tale perché condiviso e partecipato da così tanti compagni di viaggio non può non trasmettere voglia ed entusiasmo e la speranza che tutto ciò sia possibile. Grazie!

  12. Simona Macerollo scrive:

    “Luchello Navicello” che naviga nello “Spazio” Culturale…vado subito a creare il mio fumetto. Grazie Luca, risvegli troppo la mia creatività…

    • luca scrive:

      Grazie a te carissima!! E’ il tuo entusiasmo che è contagioso… grazie davvero del sorriso della tua intelligenza
      p.s. attendo con impazienza il fumetto!!

  13. serena scrive:

    Editoriale preciso e densissimo, Luca.
    L’unica strada in questo tempo è ricominciare a produrre contenuti veri, tridimensionali e liberi.
    Le tue parole chiariscono che questa rivista sarà il luogo giusto per produrne, di cultura, oltre che per discuterne.
    Metti in circolo le idee fin dal primo editoriale.
    Complimenti!

    • luca scrive:

      Grazie davvero di cuore Serena! Proprio come hai scritto tu la rivista vuole essere luogo di incontro e di confronto e, al tempo stesso, fucina di idee e contenuti nuovi. Un luogo da plasmare e costruire sempre nuovo, sempre diverso in quell’eterno divenire che è poi il pensiero assetato di conoscenza e sapere. Grazie davvero

  14. Felicetta scrive:

    Sto facendo il conto alla rovescia per l’uscita del tuo/ vostro gioiellino…La tua rivista sarà un faro di luce in questo medioevo moderno ed i cuori di tutti noi sognatori, lettori, amanti della cultura finalmente saranno illuminati e nutriti.

    Con tutto il cuore vi auguro buona fortuna e mando un abbraccio a te grande mente.

    • luca scrive:

      Grazie carissima, la linfa vitale sarà data dai lettori che come te vorranno condividere con entusiasmo il desiderio della scoperta e riscoperta della Cultura animati dal medesimo piacere della conoscenza

  15. Stefania scrive:

    Kalòs kai agathòs… Carissimo Luca, che il bello intriso del buono ti accompagni sempre in ogni tuo progetto.

    • luca scrive:

      Un auspicio bellissimo che non può non infondere entusiasmo e coraggio e contagiare tutti coloro che sogneranno ad occhi aperti con noi

  16. swan scrive:

    Caro Luca, tu sei una persona davvero stupenda e questo è solo quello che ti meriti e credimi sei stato bravissimo, complimenti ancora

    • luca scrive:

      Cara Swan, ti ringrazio tanto per il calore delle tue parole e per la tua partecipazione. Sarà davvero un’esperienza emozionante per tutti

  17. Lucio Ricca scrive:

    Le “affinità elettive” caro Luca sono quelle che possono muovere i nobili sentimenti sopiti ,componendoli in un viatico per questa nostra società a dir poco distratta.
    La forza intramontabile della sapienza è indispensabile per traguardare questo diafano momento storico ;la cultura non è certo un’inutile orpello per l’economia insaziabile che governa le nostre esistenze.
    Quindi grazie a chi ,come te ,illumina questi vitali percorsi di civiltà .
    Auguri affettuosi da tutti noi.

  18. Roberta scrive:

    coraggio, passione, dignità e volontà sono qualità rare, ma fortunatamente non ancora estinte. Grazie, caro Luca e a voi tutti, per averle scelte come priorità.

  19. arianna zuccaro scrive:

    Mio caro Luca,
    che bello tutto questo… e che forte emozione!!!
    Non ci crederai, ma prima di leggere il tuo intenso editoriale, così profondo e incisivo come sanno sempre essere la tua penna, la tua vena artistica e la tua persona, riflettevo proprio sulla tua e nostra “missione” di essere I PALADINI DELLA CULTURA e di difenderla a spada tratta, nonostante tutto e tutti!!!
    Sì, abbiamo proprio un compito veramente arduo in una società così arida… ma con una tale arma editoriale e con tali spiriti impavidi e creativi ce la faremo!
    In bocca a lupo a te e a tutti noi!
    “Cultura”
    Cura dell’anima.
    Con tanta poesia
    Arianna

  20. Antonio Laghezza scrive:

    Carissimo Luca, si avverte, nelle tue parole di presentazione in questo primo editoriale di “Cultura e dintorni”, una netta sensazione, la volontà forte e sincera di trasmettere agli altri la voglia di far scoprire e partecipare qualcosa di nuovo e antico al tempo stesso; esso è costituito da quell’impalpabile desiderio, che hai saputo esternare con pensieri espressi in modo lineare e profondo, di vivere la conoscenza, di acquietare la sete di sapere abbeverandosi alla fonte delle emozioni più pure: da ciò che sgorga dal profondo dell’animo, dai sentimenti veri e sinceri che l’arte e la scienza, nelle loro svariate forme, rappresentano e racchiudono in quanto attività umane, nobili e gentili. Come un dipinto che trasmette bellezza, queste tue parole costituiscono il prodromo di una meravigliosa avventura editoriale che sono certo rappresenterà per tutti i lettori un luogo virtuale ove potersi confrontare e trovare motivo di stimolo e crescita. Per queste ragioni, il tuo personale sforzo e quello dei comitati, merita il nostro plauso, sostegno ed incondizionata stima. Con grande, grandissimo affetto: Ad maiora!
    Antonio Laghezza

  21. Egle scrive:

    Un sincero in bocca al lupo Luca!
    Era quello che ci voleva.
    Con affetto,
    E.

  22. Gigliola Biagini scrive:

    Congratulazioni Luca, mai come in questo tempo la nostra società ha bisogno di diffondere cultura. Il tuo editoriale è preciso e incisivo e di buon auspicio in tal senso.
    Mi rendo disponibile a collaborare. In bocca al lupo e un abbraccio.

  23. Silvia Raccichini scrive:

    C’è chi diceva che “libertà è partecipazione”. Nell’ottica di questo orizzonte lo è anche la Cultura, laddove il concetto di arte si coniuga a quello di libera espressione dell’individuo o della collettività. Sarà sicuramente un nuovo e stimolante inizio perché dove la cultura è sinonimo di dialogo, condivisione e partecipazione, allora davvero possono nascere ponti le cui volte tendono verso il cielo e le cui sponde si estendono all’infinito.
    Un caro abbraccio a te :)

  24. MARTA scrive:

    La tua ITACA…
    “La civiltà in cui ci troviamo è così sbagliata/che in essa il pensiero si è separato dalla mano//Ulisse re di Itaca costruì la sua nava/Ma si vantava anche di saper guidare/Con destrezza nel campo il timone dell’aratro” (Il re di Itaca)

    Non mi resta che dire: buon viaggio in mare ed in terra caro Ulisse!

    • luca scrive:

      Un parallelo, cara Marta, che mi onora e che è sicuramente troppo generoso nei miei confronti. Ma il timone di quell’aratro, che potrà tracciare un solco indelebile, è tenuto da una mano sicura: è la sapienza data da tutti coloro che viaggiano sulla stessa imbarcazione per questi mari perigliosi. Grazie Marta!!

  25. Barbara Pinchi scrive:

    che questa tua nuova strada sia fatta di paretigrandi, di cieli veloci ed ombreggiati, erba e lenzuola fresche, parole date all’aria, suonate scritte dalle tante voci che verranno. unabbraccio

    barbara

  26. luciana scrive:

    auguro a tutti voi buon lavoro!
    tentare di fermare l’involuzione linguistica e semantica del nostro tempo è pregevole e doveroso per chiunque si riconosca nella frase di Paul Watzlawick.. ‘il linguaggio è la misura del mio mondo’.
    vai luca….

  27. maurizio scrive:

    stupendo e poetico.
    Devo dire che dal tuo racconto traspare l’emozione, il tremore delle gambe, la mancanza di fiato che ti anima.
    Ma anche l’adrenalina e la forza che hai messo in questa nuova avventura.
    Spero nel mio piccolo di aiutarti a farla decollare e sopratutto a mantenerla in volo.

    auguri

  28. luca scrive:

    Grazie Maurizio, le tue parole sono qualcosa di più di un auspicio. Sono un inno alla partecipazione e alla condivisione di un sogno che si concretizza proprio nel ritrovarsi in questo stesso contesto animati dagli stessi intenti e dai medesimi ideali. Il tuo sentire dà conforto così come la tua presenza non può non dare fiducia nella realizzazione di in un buon risultato. Grazie di cuore!

  29. Coraggio, idee e la determinazione giusta per andare avanti. Un ariete contro gli ostacoli ed una piuma er accarezzare i venti positivi. Un abbraccio
    Carlos

  30. Aurora scrive:

    Con il più sentito affetto ti faccio i miei complimenti per questo nuovo progetto di cultura che dimostra di essere vincente fin dal suo esordio…carissimo Luca meriti tutto il successo che da tempo forse ti è stato negato per il tuo impegno, la tua energia e la tua grande passione per la cultura. La mia penna è già pronta, sarò onorata di partecipare alla ricchezza di Cultura e Dintorni con il mio modesto apporto letterario. A presto
    Aurora De Marzi

  31. Massimo Bocchia scrive:

    Assieme a tutti gli “in bocca al lupo” che questo nuovo inizio di certo merita, aggiungo due AforSismi in tema di Cultura che possano essere intesi del migliore auspicio, tra divertimento e passione:

    «Ha una cultura spaventosa:
    scappano tutti»

    «Aggiungere.
    La Cultura non deve essere
    pesante, ma pensante»

    A presto
    Massimo

  32. Fabiola scrive:

    Le tue parole formano una scia luminosa destinata a rischiarare le tenebre della notte.
    Complimenti per l’editoriale e un caro in “bocca al lupo”!

  33. Paolo Maria Clemente scrive:

    Carissimo Luca, il tuo secondo editoriale (quello del numero doppio), così ricco di suggestioni, mi ha evocato Don Milani: “Ai miei montanari insegno a avere più in onore la Costituzione – e i patti che la loro Patria ha firmato – che gli ordini opposti d’un generale. Io non li credo minorati incapaci di distinguere se sia lecito o no bruciar vivo un bambino. Ma dei cittadini sovrani e coscienti. Ricchi del buon senso dei poveri. Immuni da certe perversioni intellettuali di cui soffrono talvolta i figli della borghesia. Quelli per esempio che leggevano D’Annunzio e ci han regalato il fascismo e le sue guerre”. Don Milani criticava la cultura come fine a se stessa, come “otium”, e predicava la cultura come impegno civile: “Dovevo ben insegnare come il cittadino reagisce all’ingiustizia. Come ha la libertà di parola e di stampa. Come il cristiano reagisce anche al sacerdote e persino al vescovo che erra. Come ognuno deve sentirsi responsabile di tutto. Su una parete della nostra scuola c’è scritto grande ‘I care’. E’ il motto intraducibile dei giovani americani migliori. ‘Me ne importa, mi sta a cuore’. E’ il contrario esatto del motto fascista ‘Me ne frego’ “. (Don Milani, “L’obbedienza non è più una virtù”).
    Grazie per le stimolanti riflessioni a 360°!
    A presto, ciao
    Paolo

  34. arianna zuccaro scrive:

    Complimenti mio caro!!!
    Seconda uscita secondo editoriale ad hoc.
    Continua così… continuiamo tutti così a crederci e a crescere insieme ogni giorno di più!
    A te e a noi!
    Arianna

  35. Pingback: Cultura e dintorni | Federico Batini

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