“Un tabaccaio alla scuola di Francesco”: il 26 settembre a Roma la storia del Servo di Dio Renzo Pietro Buricchi

A San Francesco a Ripa un incontro dedicato al “Tabaccaio di Prato”, testimone contemporaneo della spiritualità francescana.

Roma, [22.09.2026] – Sabato 26 settembre 2026, alle ore 19.30, nella Chiesa di San Francesco a Ripa Grande, in Piazza San Francesco d’Assisi 88 a Roma, si terrà “Un tabaccaio alla scuola di Francesco”, incontro dedicato alla figura del Servo di Dio Renzo Pietro Buricchi (1913-1983), conosciuto come il “Tabaccaio di Prato”.

 A raccontarne la vicenda umana e spirituale saranno Don Alessandro Andreini, studioso di spiritualità, e Don Gildas Vigan, studioso della spiritualità di Renzo Pietro Buricchi. Le parole e le poesie di Buricchi prenderanno voce attraverso le letture di Zingonia Zingone, accompagnate dagli interventi musicali alla chitarra di Gabriele Sagone.

L’appuntamento si inserisce nel percorso delle celebrazioni per l’VIII centenario della morte di San Francesco d’Assisi, sostenute dal Comitato Nazionale, e propone al pubblico una figura del Novecento che seppe incontrare e vivere il messaggio francescano nella quotidianità della propria esistenza.

Commerciante nel cuore di Prato, uomo immerso nel lavoro e nella vita della città, Buricchi sviluppò una profonda ricerca spirituale, nutrita dall’osservazione della natura, dalla preghiera e da una particolare devozione a San Francesco. La sua condizione quotidiana, da lui definita un “esilio rumoroso dove Dio aleggia inosservato”, divenne il luogo nel quale provare a vivere concretamente la semplicità, la povertà e la fraternità francescane. Tra il 1956 e il 1957 Buricchi affidò alcune delle sue riflessioni alle pagine de La voce della Verna. Emblematica la provocazione “Vuoi vincere? Perdi!”, sintesi di una visione che ribalta la logica del possesso e del successo per ritrovare, nella povertà francescana, una diversa misura dell’uomo.

Proprio “sorella povertà” rappresenta uno dei nuclei più profondi del suo legame con Francesco. Buricchi non guarda al Santo di Assisi come a una figura da custodire soltanto nella memoria, ma come a un esempio da imitare nel presente. In una lettera del 1957 al guardiano della Verna, padre Girolamo Buratti, insiste sulla necessità di mantenere vivo il carisma francescano attraverso l’apostolato, la preghiera, la fraternità e il rapporto con la natura, andando oltre la semplice conservazione delle glorie del passato. Un legame che accompagnerà Buricchi fino agli ultimi anni della sua vita. In una lettera indirizzata al vescovo di Prato, mons. Pietro Fiordelli, scrive: “Io amo San Francesco, ammiro la sua fede, la sua santità, la sua devozione alla Chiesa e ai sacramenti, la sua semplicità, il suo modo di pregare”. Una vicinanza non soltanto intellettuale, ma trasformata negli anni in una personale regola di vita.

L’incontro del 26 settembre offrirà così l’occasione per riscoprire una voce laica e contemporanea capace di tradurre alcuni dei grandi temi francescani in un linguaggio semplice e immediato: il rapporto con il Creato, il valore della povertà, la fraternità, la fede e il senso stesso della vita e della morte. Non casualmente uno dei pensieri che accompagna l’iniziativa è una delle affermazioni più nette di Buricchi: “La morte, intesa come la fine di tutto, non esiste!”. Una frase che restituisce il punto d’arrivo di un percorso spirituale nato dentro la vita ordinaria e progressivamente aperto alla ricerca delle verità ultime.

La Chiesa di San Francesco a Ripa, luogo profondamente legato alla presenza e alla memoria di Francesco a Roma, torna così ad accogliere un appuntamento che mette in dialogo la sua eredità con esperienze e testimonianze capaci di parlarne al presente.

L’iniziativa è realizzata con il sostegno di Enel e PwC.

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