Violenza sessuale nei conflitti bellici, Stop Rape Italia: il 19 luglio, a Roma, l’ultimo evento della campagna di sensibilizzazione.

“Dopo il successo delle iniziative promosse nel mese di giugno, continua l’impegno di ‘Stop Rape Italia’ (Campagna italiana contro lo stupro e la violenza sessuale nei conflitti) nell’informare e sensibilizzare l’opinione pubblica sulla violenza sessuale nei conflitti bellici, vera e propria arma di guerra e terrorismo, spesso deliberatamente impiegata”. Così, in una nota, i promotori della Campagna.
Martedì 19 luglio, alle ore 14, presso la Sala Caduti di Nassirya del Senato (Piazza Madama) – continua la nota – sarà presentato il report ‘La violenza sessuale nei conflitti bellici: analisi, criticità e prospettive d’intervento’, realizzato in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università degli Studi Roma Tre nell’ambito delle attività del Laboratorio di sociologia e ricerca sociale coordinato dal prof. Francesco Antonelli. Oltre al prof. Antonelli e alla dott.ssa Pina Sodano, curatori dell’indagine, interverranno la senatrice Valeria Fedeli e l’ex senatrice Silvana Amati. Le conclusioni saranno affidate alla viceministra degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Marina Sereni. La presentazione della ricerca sarà accompagnata dall’esposizione fotografica “Portraits of Courage: Survivors at the forefront of peace and change”, promossa da ‘Stop Rape Italia’ in collaborazione con la “Dr. Denis Mukwege Foundation” e la rete SEMA (Global Network of Victims and Survivors to End Wartime Sexual Violence) con il supporto del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale”. “Il report – sottolinea la dott.ssa Tibisay Ambrosini, Coordinatrice ‘Stop Rape Italia’ – se da un lato si pone come uno strumento divulgativo – ci auguriamo il primo di una serie – vuole essere anche la base di partenza per confronti che diano vita a ulteriori approfondimenti e integrazioni. Un processo che, come partecipanti al OEWG 1325 guidato dal Comitato interministeriale per i Diritti Umani (CIDU) riteniamo fondamentale per giungere alla creazione di uno strumento giuridico internazionale che tracci una linea rossa contro l’uso della violenza sessuale come metodo di guerra e stabilisca un quadro chiaro per un’azione di contrasto forte e tempestiva”.
“L’evento – conclude la nota – fa parte di un progetto più ampio, ‘La resilienza delle sopravvissute allo stupro come arma di guerra, protagoniste di pace e cambiamento’, finanziato grazie a un bando del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, in attuazione della Risoluzione Onu 1325 del 31 ottobre 2000”.

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Sui temi e nei dintorni del giallo. La recensione al giallo edito da Cultura e dintorni Editore “La maledizione del ‘Lover’s Norway’. Le indagini della detective Anna Schmidt” di Ilaria Quaresima

Il romanzo giallo di esordio “La maledizione del ‘Lover’s Norway’. Le indagini della detective Anna Schmidt” della giovane autrice Ilaria Quaresima, edito per i tipi di Cultura e dintorni Editore, si inscrive a pieno titolo nel genere giallo, a lungo, e a torto, considerato un sottogenere, o un genere minore, rispetto alla narrativa dei romanzi, in particolare, e ai racconti. Illustri autori, da Edgar Allan Poe (considerato il capostipite del genere), a Conan Doyle, ad Agatha Christie, a Georges Simenon e a molti altri, sono considerati oggi, e a ragione, alla stessa stregua di tanti illustri scrittori e poeti, e alle loro opere si guarda come a mirabili esempi di “scrittura gialla” da cui continuare sempre a imparare e a prende- re esempio. I loro personaggi, basti pensare, tra i tanti, a Auguste Dupin, Sherlock Holmes, Hercule Poirot, Miss Marple, il Commissario Maigret, Nero Wolfe, sono entrati nell’immaginario collettivo, avendo preso forma anche sullo schermo, e hanno continuato fino ai giorni nostri a dare spunto alla creazione di personaggi sempre nuovi e diversi caratterizzanti ognuno l’epoca storica alla qua- le ognuno di loro apparterrà di diritto per sempre. La giovane e promettente autrice di quest’opera (che prima dell’avvento del termine giallo, derivato dal colore della copertina, si sarebbe chiamato poliziesco, termine rimasto in uso in Francia dove si parla ancora di romanzo poliziesco) si rifà dunque a questa tradizione e la sua opera infatti presenta essenzialmente le caratteristiche del giallo classico di tipo deduttivo. La protagonista è una giovane e brillante detective coinvolta suo malgrado in un caso di omicidio che però in un primo momento ha tutta l’aria di un tragico incidente sul ghiaccio. Il luogo in cui si svolge la vicenda, scelto evidentemente non a caso isolato, ancorché superbo nella sua bellezza, trattandosi degli scenari naturali mozzafiato offerti da un fiordo norvegese, stanno proprio a rappresentare le condizioni ideali in cui la fervida mente della detective Anna Schmidt può dare il meglio di sé, come fosse il palcoscenico del suo teatro. Il climax, creato ad arte in un ambiente ideale come l’interno effimero di un albergo quasi da sogno, in origine una locanda poi trasformata in chalet, è da subito ben calibrato e teso allo svolgimento dei fatti e delle azioni e la protagonista, in vacanza nello stesso albergo, proveniente nientedimeno che dall’Australia, è immediatamente investita nel suo ruolo, dapprima da spettatrice involontaria poi via via da protagonista sempre più assoluta. Ma leggere un libro giallo è, e deve essere sempre, senz’altro un’esperienza emozionante in quanto in qualche modo ogni lettore, coscientemente o meno, assume le sembianze di quella che, come in questo caso, è la protagonista la quale, sin dalle prime righe, ancora una volta non a caso, parla, racconta la sua vicenda in prima persona. E a sparigliare le carte, a confonderle (in realtà come si vedrà a disvelarle) è l’intrecciarsi, il sovrapporsi, ma solo in apparenza, della seconda vicenda narrata che non solo si svolge parallelamente alla prima ma, rispetto a questa, è ambientata in un altro tempo anche se nello stesso luogo: a un secolo di distanza quando, appunto, quello stesso albergo ancora non esisteva. Assistiamo dunque a un primo “strappo”: due sono allora le vicende che scorrono e corrono parallelamente cadenzando ritmicamente la lettura. I personaggi prendono forma e con essi le trame delle loro vite che si fanno sempre più oscure e ingarbugliate. L’armamentario utilizzato da Ilaria Quaresima per sciogliere i nodi è anch’esso tratto dalla tradizione classica, e si basa innanzitutto sull’inevitabile confronto tra lo sceriffo, solerte ma non in grado (ne è cosciente lui stesso disabituato e inesperto com’è a indagare su casi di omicidio) di risol-vere il caso e destinato quindi a fare da spalla alla detective, e, in secondo luogo, la curiosità che muove la protagonista, lo spirito di osservazione che sarà poi la sua arma vincente. Il racconto, come lo sviluppo della vicenda, non può avere un andamento lineare (già alterato peraltro dal doppio binario temporale delle due storie narrate) e a questo servono la falsa pista, con conseguente arresto di un innocente, i colpi di scena, il coinvolgimento di tutti i protagonisti presenti sulla scena coinvolti in tradimenti e in questioni di interesse che provocano continui cambi di direzione in chi indaga e nelle conseguenti deduzioni di chi legge. Il procedimento a spirale, che si aspetta il lettore e che puntualmente porta la detective progressivamente a stringere e infine a chiudere il cerchio, si avvale dell’escamotage, dell’invenzione, vale a dire di quegli elementi spiazzanti o perturbanti che contribuiscono a rendere originale l’opera come (tanto più importante perché posto all’inizio del racconto), il misterioso ritrovamento di una fotografia che, oltre a disorientare ulteriormente chi legge, funge da elemento rivelatore, ma questo particolare aspetto il lettore lo scoprirà solo alla fine, di quello che è il significato ultimo de “La maledizione del ‘Lover’s Norway’. Le indagini della detective Anna Schmidt” e che troviamo infatti espresso dalla stessa protagonista in una delle ultime pagine del testo: “Percepii, ancora, e fu questo l’ultimo pensiero prima di addormentarmi sopra le nuvole, che avevo toccato, portandolo alla luce, quel filo sottile che tiene segretamente unite le vite degli uomini come quelle storie così lontane nel tempo che si erano rincorse in quelle due settimane in bilico tra passato e presente”. Ma non c’è “solo” questo in quanto, come accade a chi vive ogni esperienza coinvolgendo tutto se stesso, la vacanza per Anna Schmidt sarà rivelatrice di una straordinaria scoperta riguardante la sua stessa vita e il suo passato: sarà una vera e propria catarsi. Come a definire la figura della detective non come un corpo necessario ma estraneo alla vicenda, come ai suoi protagonisti, arrivata cioè lì per caso e per un breve periodo da un paese lontano, ma quanto mai organica ad essa. E infine, risolti i casi e svelati i misteri, un finale che lascia presagire un ritorno, un nuovo caso da risolvere per la giovane e brillante detective Anna Schmidt.

                                                                                                           Luca Carbonara

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Premio “Carla Fendi STEM” [science, technology, engineering, mathematics]

Nella giornata conclusiva del Festival sul palcoscenico del Concerto finale alla presenza del Maestro Antonio Pappano, del sindaco Andrea Sisti Presidente della Fondazione Festival, della direttrice artistica Monique Veaute e di Maria Teresa Fendi Presidente della Fondazione Carla Fendi avrà luogo il Premio PREMIO CARLA FENDI STEM che chiude il Festival.

Nell’interesse che la Fondazione nutre da alcune stagioni per la Scienza il riconoscimento viene conferito all’astrofisica MARICA BRANCHESI per il contributo dato alla rilevazione delle onde gravitazionali. Astrofisica professore ordinario al Gran Sasso Science Institute è considerata una tra le 10 persone più influenti negli ultimi anni secondo la rivista scientifica Nature.

Il PREMIO, un contributo di 30.000 euro, sarà finalizzato a finanziare la formazione e la ricerca di giovani presso il Gran Sasso Science Institute.

Marica Branchesi astrofisica italiana si è laureata in astronomia nel 2002 e ha conseguito il dottorato di ricerca presso l’Università ALMA Mater Studiorum di Bologna nel 2006, specializzandosi nel campo dell’astrofisica extragalattica osservativa e interpretativa, con studi sugli ammassi di galassie e sui Nuclei Galattici Attivi in radio, ottico e raggi X. Nel 2009, il suo interesse di ricerca si è esteso alla nuova entusiasmante frontiera dell’astronomia osservativa, l’osservazione delle onde gravitazionali all’Università di Urbino. Successivamente si trasferisce al California Institute of Technology, dove conosce il marito, Jan Harms, fisico tedesco esperto di onde gravitazionali. Dopo aver vinto un progetto del MIUR che le ha permesso di costruire un proprio gruppo di lavoro, decide di rientrare in Italia. E’ ora Professore ordinario di astrofisica presso il Gran Sasso Science Institute, partecipa al progetto internazionale Virgo/LIGO nell’ambito del quale si occupa principalmente della fisica delle sorgenti astrofisiche che emettono onde gravitazionali e segnali elettromagnetici. È stata presidente della commissione di Astrofisica delle onde gravitazionali della International Astronomical Union dal 2017 al 2021. E’attualmente Presidente del Consiglio Scientifico dell’Istituto Nazionale di Astrofisica e coordinatrice del gruppo internazionale che sviluppa il caso scientifico del Einstein Telescope, il futuro osservatorio di onde gravitazionali.

Il Premio conclude il percorso ARTIFICIAL ARTECHNOLOGY il progetto presentato dalla Fondazione Carla Fendi al Festival e che ha avuto un grande riscontro di pubblico nell’ ex Battistero della Manna d’Oro per REALITY? più di duecento persone al giorno, una affluenza necessariamente contingentata per la tipologia dell’installazione, hanno visitato l’installazione visiva e sonora in realtà aumentata di GABRIELE GIANNI, un’esperienza che vuol far vacillare la percezione della realtà oggettiva in un luogo un tempo sacro attraverso un misticismo “aumentato” dalla tecnologia.
La Fondazione Carla Fendi ha inoltre ospitato a Palazzo Racani Arroni gli INCONTRI CON GLI ARTISTI. Durante i fine settimana dalle ore 11 alle 12 gli artisti coinvolti negli spettacoli del weekend hanno presentato e raccontato i loro spettacoli coordinati da Andrea Penna. Una novità anche la CARLA FENDI GREEN LOUNGE un punto d’incontro e insieme un esperimento surreale di “metasintesi clorofilliana”, che la Fondazione ha riservato quest’anno agli amici del Festival. Una presenza verde, divenuta esigenza urbana e ambientale, cui abbandonarsi con piacere e dialogare con le antiche architetture esterne. Sempre molto “presente” in piazza Duomo l’ARTE ‘ON THE WALL’, l’ingrandimento di FRAMMENTO FATICA N.26 dell’artista DANIELE PUPPI sulla facciata del Teatro Caio Melisso Spazio Carla Fendi. Il lavoro fotografico tridimensionale realizzato in 4 esemplari nel 2004 per la Lisson Gallery di Londra e ora in Collezioni Private.

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Sulla scia dei “Racconti del lunedì”, la recensione alla nuova silloge di racconti edita per i tipi di Cultura e dintorni Editore

Sulla scia dei Racconti del lunedì

La silloge di racconti edita per i tipi di Cultura e dintorni Editore I racconti del lunedì. Antologia di racconti degli allievi dei corsi di Scrittura Creativa si inscrive a pieno titolo in quel solco caro alla casa editrice che ai racconti, e al relativo genere, ha sempre prestato e dedicato la massima attenzione sin dalla sua nascita. Più nello specifico, il particolare filone narrativo che vale la pena distinguere, nel più vasto e onnicomprensivo ambito della collana di narrativa “I Narratori del Nostro Tempo” che comprende sia i romanzi che i racconti, è quello delle opere collettanee di racconti che conta già diversi titoli meritevoli di citazione per valore e tasso qualitativo. Si tratta delle antologie di racconti Partita di domino sulla sabbia. Raccontincatenati (2012), L’isola che c’è. Acqua Amara (2014) e Il filo di Arianna. Diciassette donne, un libro e una storia da raccontare (2017). Proprio rispetto a questi importanti precedenti l’opera I racconti del lunedì si distingue per due caratteristiche che la rendono così peculiare. L’essere i racconti il frutto di un lungo percorso di formazione, i corsi di scrittura creativa appunto, e l’assoluta indipendenza di ogni singolo racconto e di ogni singola storia. Nel primo dei libri citati, infatti, i racconti sono “incatenati”, collegati cioè l’uno all’altro, nel secondo i racconti sono ispirati e dedicati, geograficamente e idealmente, a quell’”isola che c’è”, nel terzo i racconti, oltre che essere declinati al femminile, sono attraversati da un invisibile comune motivo ispiratore, un misterioso topos letterario da scoprire, che li unisce indissolubilmente. Ecco, dunque, che I racconti del lunedì si distingue per essere composto da partiture singole, indipendenti, storie molto diverse tra loro per caratteri e motivi di ispirazione. È perciò un viaggio che se prende le mosse da una matrice comune, un percorso formativo, il medesimo per tutti, che ha unito gli autori, anche sul piano umano, portandoli a incontrarsi e a confrontarsi, si sviluppa lungo direttrici completamente diverse sia in termini di concepimento delle storie, dei relativi motivi di ispirazione, che di stili che restano però, e questa è una delle importanti considerazioni da fare, personalissimi e unici, pur essendoci, e questo può essere un buon esercizio per il lettore, una qualche forma di amalgamazione derivante dall’aver appreso dalla stessa docente curatrice dell’opera (Patrizia Cotroneo Trombetta) le stesse tecniche e accorgimenti di scrittura. Per gli autori senz’altro una grande opportunità di crescita: non si può scrivere senza avere talento ma apprendere a scoprire e ad affinare il proprio può essere senz’altro un ottimo viatico. Racconti, perciò questi, particolarmente eterogenei in termini di stili e di vicende narrate ma che hanno, invece, rispetto ai personaggi e alle loro traiettorie, la comune impellenza, dopo aver vissuto, ognuno a suo modo, la propria anche inconsapevole sconfitta, a guardarsi dentro, specchio forse dei tempi che hanno portato e conducono sempre di più l’essere umano a un ripiegamento, a un’introversione, a una salvifica ri-scoperta di sé. Questi racconti richiamano anche le considerazioni e le riflessioni che non si possono non fare sul genere “racconto”, spesso sottovalutato, sottostimato, considerato, a torto, meno impegnativo, mentre si tratta di una delle forme più difficili e complesse di scrittura dovendo, lo stesso singolo racconto, essere un’opera conchiusa in sé, completa, non potendo il suo autore contare sulle infinite praterie concesse e messe a disposizione dal romanzo che offre, al contrario, spazi e occasioni di redenzione allo stesso autore. Il racconto, proprio nella sua brevità, nella sua rapidità, nella sua “corsa” al finale, che è poi il motivo topico, la ragione stessa della sua esistenza, deve compiersi ed esaurirsi. Ed è sempre un’ardua impresa. Non a caso i più grandi narratori, da Moravia, a Calvino, a Fenoglio, a Hemingway, a Levi e a molti altri ancora si sono misurati con il racconto. Ma, ed è bene sottolinearlo ancora questo, un’opera collettanea come I racconti del lunedì, di cui riporto volentieri i nomi degli autori: Elisabetta Ceravolo, Paola Crisostomidis Gatti, Alessandra Ferrero, Catia Lupinetti, Samantha Marenda, Maria Luisa Natale, Furio Panizzi, Maria Ramicone, Maria Luisa Rivosecchi, Silvia Rosati, Alessandro Seveso, Vincenza Zanchelli,  è soprattutto l’incontro-confronto di una pluralità di voci, di stili, di sensibilità. È un fitto e mutuo dialogo di anime perennemente in cerca, è l’asilo della parola cercata e bramata, è il continuo leggersi, negli occhi e nell’anima. È il non smettere mai di cercare, di cercarsi…

                                                                                                        Luca Carbonara

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Presentazione della nuova silloge di racconti edita per i tipi di Cultura e dintorni Editore “I racconti del lunedì. Antologia di racconti degli allievi dei corsi di Scrittura Creativa”

La copertina della nuova silloge di racconti edita per i tipi di Cultura e dintorni Editore

A cura della libreria L’altracittà martedì 28 giugno p.v. alle 18,30 presso la Terrazza di Villino Orsini in Via Nomentana 16 ci sarà la presentazione della nuova silloge di racconti edita per i tipi di Cultura e dintorni Editore I racconti del lunedì. Antologia di racconti degli allievi dei corsi di Scrittura Creativa” curata da Patrizia Cotroneo Trombetta. Si tratta di un’opera collettanea che vede coinvolti dodici autori che hanno dato vita a un mosaico di stili e di voci estremamente eterogeneo frutto di un lungo e articolato quanto appassionante percorso di formazione. L’opera è arricchita da un ulteriore racconto scritto a otto mani da quatttro autori dell’antologa che si segnala ed evidenzia per l’importanza, la delicatezza e l’urgenza del tema trattato. Proprio nella varietà e diversità degli stili da un lato e nella varietà dei temi trattati dall’altro risiede dunque la peculiarità di quest’opera che si imbeve di sensibilità e personalità tanto diverse. Una sorta di officina di scrittura che si apre alla curiosità dei lettori e nella quale nulla sembra essere stato tolto alla spontaneità e creatività degli autori. Il volume sarà presentato dalla stessa curatrice dell’opera.

Per info su ordini e disponibilità scrivere a: redazione@cultiuraedintorni.it

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Aperte le iscrizioni ai nuovi corsi di scrittura di critica cinematografica e critica letteraria organizzati da Cultura e dintorni Editore

La Casa Editrice Cultura e dintorni organizza i primi Corsi di Scrittura di Critica Letteraria e di Critica Cinematografica. I corsi, che saranno articolati in due differenti moduli di critica letteraria e di critica cinematografica, avranno la durata di due mesi per un totale di 16 ore di lezione ciascuno. Oltre al rilascio di un attestato di partecipazione, le finalità di ogni corso consisteranno nell’apprendimento delle principali tecniche di scrittura critica e nella stesura  da parte dei partecipanti di testi di critica letteraria e di critica cinematografica che verranno pubblicati sul periodico di informazione culturale distribuito su scala nazionale “Cultura e dintorni”. Le lezioni si svolgeranno da remoto.

Per info su modalità di iscrizione e costi scrivere a: redazione@culturaedintorni.it

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La siccità e le sue conseguenze. Perché anche la siccità peserà sulla bolletta degli italiani?

Con l’arrivo dell’estate la siccità continua a farsi sempre più grave e radicata su tutta l’Europa Meridionale, con Spagna, Grecia e Italia sempre più assetate. Oltre ai danni diretti su colture e biodiversità, la scarsità d’acqua porta con sé tutta una serie di effetti indiretti tra cui quelli relativi alla produzione e al conseguente consumo di energia.

La siccità e la situazione in Italia

Nel Bel Paese la siccità è diventato un problema che, contrariamente al passato, sta colpendo tutte le regioni da Nord a Sud con nessuna area che può dirsi esclusa.

Le maggiori criticità si registrano nel Nord, con la regione Piemonte che registra interi territori in cui non piove da più di cento giorni. Il grande assetato è proprio il Po che soffre della peggiore siccità degli ultimi settant’anni, con il razionamento dell’acqua che,  per la prima volta nella storia, è arrivato in primavera. Nel Centro-Sud la situazione non è tanto migliore, con un decremento del volume annuale della portata del Tevere che è crollato del 15% negli ultimi vent’anni e le colture che continuano a soffrire in tutto il Meridione.

Il fiume Tevere vittima della siccità estiva

Il Governo sta provando a mettere delle toppe a questa situazione come ad esempio attraverso il progetto di “rinaturazione del Po” inserito nel Pnrr. L’impegno sembra però essere tardivo e non appare sufficiente per risolvere un problema così grave. Lo stesso Mario Draghi, ha recentemente sostenuto che i trecentosessanta milioni destinati al risanamento del Po sono un grande investimento che si rende necessario e urgente per il Paese. La persistente mancanza d’acqua su tutto il territorio nazionale sta facendo scattare razionamenti in diverse aree del Paese. In questi casi la precedenza va al settore agricolo per garantire la disponibilità di cibo, andando a rallentare di contro tutte quelle attività “non strettamente essenziali”. Nonostante le manovre intraprese per tamponare gli effetti del caldo, si stima che ci sarà una riduzione della produzione ortofrutticola tra il 30% e il 40% solo nella Pianura Padana.

Gli effetti del razionamento su produzione e utilizzo di energia

Il razionamento dell’acqua, che stiamo cominciando a vedere in questi giorni, colpisce anche la produzione e l’utilizzo dell’energia elettrica. Quest’anno dare acqua ai frutteti costerà quasi il doppio rispetto all’anno scorso a causa del prezzo dell’energia elettrica utilizzata. La scarsità di irrigamento naturale, infatti, porterà a un ricorso massivo all’irrigazione artificiale con conseguenti aumenti delle bollette degli agricoltori e del prezzo dei beni ortofrutticoli. Se l’irrigazione artificiale porta ad un incremento dell’utilizzo di energia, la siccità avrà un forte effetto anche sulla stessa produzione di energia. Sono già diverse le centrali termoelettriche e idroelettriche che hanno dovuto cessare le loro attività a causa proprio della mancanza di acqua. È il caso, ad esempio, delle centrali A2A di Sermide e di Ostiglia che negli ultimi giorni hanno dovuto chiudere i battenti proprio a causa dei livelli troppo bassi del Po, che è sceso sotto il livello massimo necessario per la creazione di energia idroelettrica. Secondo la relazione tecnica curata dal Joint Research Centre europeo l’energia immagazzinata da impianti idroelettrici a inizio marzo 2022 era di 774 GWh, quasi il 27,5% in meno rispetto all’anno scorso. Quando parliamo di siccità, quindi, oltre ai problemi diretti, dobbiamo valutare anche quelli indiretti che, in un momento di crisi energetica come questa, possono farsi sentire non solo in bolletta ma anche sui posti di lavoro di centinaia di persone. Speriamo solo che gli interventi del Governo, grazie anche ai fondi del Pnrr, possano tamponare la crisi odierna e riuscire a risanare in maniera strutturale la Sete del nostro Paese.

Fonte: https://www.prontobolletta.it/news/siccita-aumento-bolletta/

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La Fondazione Carla Fendi, rinnovando il suo impegno per “Spoleto 65° Festival dei 2Mondi” presenta ART IFICIAL ART ECHNOLOGY, un progetto che esplora un binomio già nell’interesse della Fondazione da alcune stagioni.

ARTIFICIAL

ARTECHNOLOGY

La Fondazione Carla Fendi, rinnovando il suo impegno per “Spoleto 65 Festival dei 2Mondi” presenta  ARTIFICIAL ARTECHNOLOGY, un progetto che esplora un binomio già nell’interesse della Fondazione da alcune stagioni.

ARTE on the wall’. Sulla facciata del Teatro Caio Melisso Spazio Carla Fendi l’ingrandimento di FRAMMENTO FATICA N.26 dell’artista DANIELE PUPPI. Un lavoro fotografico tridimensionale realizzato in quattro esemplari nel 2004 per la Lisson Gallery di Londra e ora in Collezioni Private.

SCIENZA nell’ex Battistero della Manna D’oro che ospiterà REALITY? installazione in realtà aumentata di GABRIELE GIANNI. Un’esperienza visiva e sonora che vuol far vacillare la percezione della realtà oggettiva in un luogo, un tempo sacro, attraverso un misticismo “aumentato” dalla tecnologia.

PREMIO CARLA FENDI STEM [science,technology,engineering,mathematics]

Nella giornata conclusiva del Festival il riconoscimento è conferito all’astrofisica MARICA BRANCHESI per il contributo dato alla rilevazione delle onde gravitazionali.

La cerimonia avrà luogo sul palcoscenico del Concerto finale alla presenza del Maestro Antonio Pappano, del sindaco Andrea Sisti Presidente della Fondazione Festival, della direttrice artistica Monique Veaute e di Maria Teresa Fendi Presidente della Fondazione Carla Fendi. La Fondazione Carla Fendi ospiterà a Palazzo Racani Arroni gli INCONTRI CON GLI ARTISTI che il Festival organizza durante i fine settimana dalle ore 11 alle 12.

DANIELE PUPPI

Fin dal suo esordio nel 1996 con Fatica n.1, installazione video-sonora site specific, lavora a scardinare quell’ idea di spazio, che ancora si percepisce e ruota all’interno delle coordinate euclidee. Puppi concepisce il lavoro come un vero e proprio work in regress, che nasce dopo un periodo di gestazione trascorso all’interno degli spazi, durante il quale l’artista sperimenta l’ambiente e stabilisce con esso una relazione quasi carnale valutandone limiti e potenzialità. Privilegiando la video installazione ha manifestato una nuova attitudine al mezzo enfatizzando e rovesciando radicalmente l’utilizzo del suono e della riconfigurazione visivo-architettonica che sempre diventa altro da sé. Le tecnologie utilizzate – videoproiettori, led-screen, sincronizzatori, amplificatori, sub woofers, speakers, microfoni – sono funzionali all’attivazione e all’amplificazione multisensoriale delle facoltà percettive, visive e uditive dello spettatore, come parte integrante dell’opera stessa. Lo spettatore/visitatore è chiamato a entrare in una nuova e straniante dimensione spazio-sensoriale.

Tra le principali mostre personali: VENTIVENTUNO (Magazzino Gallery, Roma, 2021) ALIE(N)ATION (Minnesota Street Project. San Francisco, 2018) RESPIRA (Galleria Borghese, Roma 2017); GOTHAM PRIZE (Istituto italiano di cultura, New York 2015); 432 HERTZ, (Australian Experimental Art Foundation, Adelaide 2013); HAPPY MOMS (MAXXI, Roma 2013); FATICA n.23 (Galleria Nazionale, Roma 2010); FATICA n.16 (HangarBicocca, Milano 2008); FATICA n. 27 (Melbourne International Arts Festival. Melbourne 2005)

Tra le principali mostre collettive a cui ha partecipato: THE CIRCUS WE ARE (La Delta – Namur, Belgio, 2022); VIDEOARTE IN ITALIA, IL VIDEO RENDE FELICE (Palazzo delle esposizioni – Roma, 2022); 18° FESTIVAL INTERNACIONAL DE LA

IMAGEN (Manizales, CO, 2019); ID. ART:TECH EXHIBITION (Ca’ Foscari Zattere Cultural Flow Zone. Venezia, VE, 2019);THE RAFT – Art Is (Not) Lonely (Mu.ZEE – Oostende, 2017); CYFEST 12 (International Media Art Festival – Media Center – New York, NY 2018); 17 NEW ARTISTS INTEGRATION (Jan Fabre Troubleyn/ Laboratorium, Antwerp, 2015); EL TOPO (Nuit Blanche, Paris, 2013); DIGITALIFE – HUMAN CONNECTIONS (Ex-Gil/ Macro Museum, Rome, 2012); SPHERES 4 (Galeria Continua/ La Moulin, France, 2011/12); TAKING TIME (M.A.R.C.O. Museum, Vigo, Spain, 2007); TUPPER UND VIDEO (Marta Herford Museum, Germany, 2006).

GABRIELE GIANNI

REALITY? è un’installazione in realtà aumentata che vuole indagare lo spazio illusorio nella coscienza, tra l’io soggettivo e le infinite possibilità dentro di noi. Un’esperienza percettiva dove le strutture biologiche che compongono il cervello appaiono tessere architetture che sostengono la realtà percepita.

Nel BATTISTERO DELLA MANNA D’ORO, dopo aver indossato dei visori per la realtà aumentata, il visitatore camminerà nella chiesa tra marmi e stucchi entrando in contatto con strutture tridimensionali sospese. Scansioni reali di neuroni umani che toccando libereranno messaggi sonori, ricordi, voci, pensieri. Le pareti popolate di cellule cerebrali, neuroni milioni di volte più grandi creano una dimensione altra, divenendo specchio magnificato della mente. Quando il visitatore si sentirà pronto a terminare la sua esperienza “aumentata”, in un gesto simbolico porrà le sue mani sulla fonte battesimale al centro della chiesa ottagonale e intorno a lui la realtà della Manna D’Oro muterà, inghiottita da un buio virtuale.

Reality? è il tentativo di usare la tecnologia come strumento di domande profonde, vissute esperienzialmente attraverso un metaverso che invade quel che un tempo è stato un luogo sacro. La domanda che cos’è la realtà rimane inspiegabile, ma il dubbio che permane nel momento in cui i nostri sensi sono prima espansi dalla tecnologia e poi privati di essa è fonte comune di stordimento.

Regista, sceneggiatore Gabriele Gianni usa intervenire sul suo lavoro attraverso animazioni digitali da lui composte. Nel 2009 realizza il cortometraggio di animazione Dyslexia presentato al 27° Festival del cinema di Torino e al 50° Festival Internazionale di Animazione di Annecy. Con il suo personale linguaggio visivo, dal 2018 al 2021 collabora con la Fondazione Carla Fendi, realizzando per la stessa film documentari sul binomio Arte e Scienza: A SENSE OF WONDER su Stephen Hawking, ECCE ROBOT sullo sviluppo dell’intelligenza artificiale e della robotica, NOTES ON STONE sulla scultrice austriaca Anna Mahler e ABOUT SOL sull’artista americano Sol Lewitt, tutti presentati durante i Festival di Spoleto.

PREMIO CARLA FENDI STEM [science,technology,engineering,mathematics]

Nella giornata conclusiva del Festival il riconoscimento è conferito all’astrofisica MARICA BRANCHESI per il contributo dato alla rilevazione delle onde gravitazionali.

La cerimonia avrà luogo sul palcoscenico del Concerto finale alla presenza del Maestro Antonio Pappano, del sindaco Andrea Sisti Presidente della Fondazione Festival, della direttrice artistica  Monique Veaute e di Maria Teresa Fendi Presidente della Fondazione Carla Fendi.

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Un Antonio Canova inedito tra biografia e capolavori

In occasione del bicentenario della morte del grande maestro del Neoclassicismo, Edizioni Chartesia esce con un prezioso volume da collezione che ne racconta la vita, gli amori, le passioni e l’arte. Scritto dalla professoressa Rosanna Potente e con Prefazione dell’architetto Andrea Bellieni, sarà in tutte le librerie dal 22 giugno.

La copertina del saggio pubblicato da Edizioni Chartesia

Un saggio a tutto tondo che offre il ritratto completo di un talento ineguagliato. Da Possagno a Venezia a Roma, il libro (senza adeguarsi a un canonico ordine cronologico ma preferendo una lettura tematica e trasversale) segue le orme di Antonio Canova, descrivendo i tanti volti di uno dei massimi artisti di tutti i tempi: i segreti, le tecniche e i capolavori dello scultore, la grazia e l’estro sfavillante del pittore, la tenacia del mediatore diplomatico che tenne testa a Napoleone, le inclinazioni, i sentimenti e le amicizie dell’uomo, evidenziando persino i rari vezzi o le fragilità di un animo inquieto ma indomito che seppe dare forma a un nuovo ideale di bellezza. Il tutto senza escludere curiosità e aneddoti fondati. Per esempio, pochi sanno che si deve proprio a Canova il rimpatrio di numerose e importanti opere d’arte italiane finite in Francia dopo le spoliazioni napoleoniche. E quanti sono a conoscenza del Canova amante della danza, del Canova bibliofilo ‘compulsivo’ che si faceva leggere libri mentre scolpiva o, ancora, del Canova pittore che burlava gli esperti con i suoi ‘falsi’? Il libro mette in evidenza questo e molto altro, soffermandosi sia sulle opere più celebri sia su quelle meno note, intrecciando vicenda pubblica e privata, macrostoria e microstoria, per comprendere appieno lo spirito e la visione estetica dello scultore che ha gettato con coraggio il seme della modernità.

Un volume d’arte per collezionisti e semplici appassionati . L’opera, con testo in italiano e in inglese, presenta un taglio divulgativo e si rivolge a un pubblico vasto, animato da interessi culturali seppur non specialistico: il linguaggio tecnico, infatti, è calato in un fluire narrativo che rende l’analisi fruibile a tutti. Il grande formato, la copertina rigida cartonata impressa in oro a caldo, il design ricercato della veste grafica e le oltre 140 spettacolari immagini fotografiche rendono questo libro un gioiello da ammirare e collezionare.

Gli autori

Rosanna Potente si è laureata alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Padova. Ha lavorato per due anni al Museo archeologico nazionale di Venezia, occupandosi di ricerca. Dal 2004 insegna Lettere al Liceo classico-linguistico “Antonio Canova” di Treviso e dal 2017 tiene lezioni di Letteratura presso l’Università dell’Età Libera di Treviso. Dal 2007 al 2017 è stata Assessore alla cultura e all’istruzione e Vicesindaco (dal 2012) nel Comune di Silea (TV). Nel 2021 ha contribuito alla redazione dei testi per l’edizione illustrata della Divina Commedia edita da Chartesia.

Andrea Bellieni, autore di numerose pubblicazioni riguardanti specialmente l’ambito trevigiano e veneto, nel campo dell’architettura, della pittura antica e delle arti applicate, è stato conservatore dei Musei civici di Treviso. Dal 2008 è responsabile e conservatore del Museo Correr di Venezia e della Torre dell’orologio. Per il progetto del futuro Grande Correr ha ideato e diretto il riallestimento dell’importante collezione di opere di Antonio Canova.

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15 Giugno Alberto Sordi, il genetliaco di una maschera immortale

Voce bianca, voce di un basso, maestro, prete, soldato, dottore, sceicco, conte, marchese, imprenditore, magliaro, trafficante d’armi, piccolo borghese, tassinaro, pizzardone, ricco, povero, vitellone, cialtrone, straccione, ridanciano, opportunista, arrivista, servile, affabulatore, capocomico, chansonnier, mattatore, saltimbanco… Albertone, nella più o meno lecita pretesa di vedere riflessi in lui i caratteri come i vizi e i difetti di un intero popolo, al di là di facili generalizzazioni, da taluni incompresi forse perché fanno luce su una cattiva coscienza, è nel guizzo, imprevisto e imprevedibile, di una mossa, un gesto, uno sguardo, un passo, un salto, un timbro, mimesi dell’intero spettro espressivo di una voce e di un corpo, la grandezza, l’unicità e la genialità di un’arte sgorgata effervescente come argento vivo dall’anima a dare vita, senza falsità e ipocrisie, a una maschera immortale, comica e insieme tragica, dell’umana, umanissima essenza… Auguri Alberto!

Luca Carbonara

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