“Ho lasciato una canzone sulla soglia” – Otto voci di donne da Gaza

Ho lasciato una canzone sulla soglia: dall’inferno di Gaza, il coro straziante e necessario delle donne che resistono tra le macerie

In libreria e negli store online l’opera della scrittrice e poetessa gazawi Inaam Sa’id, a cura di Monica Messa, con prefazione di Nicola Vacca. Otto testimonianze dirette di donne e poesie nate sotto la pioggia di fuoco.BARI / GAZA – Arriva nelle librerie una testimonianza letteraria ed umana di inestimabile valore e drammaticità: «Ho lasciato una canzone sulla soglia» (و ترکت أغنية.. للعتبة صوت), opera firmata dalla scrittrice, poetessa e insegnante gazawi Inaam Sa’id, a cura di Monica Messa e con la prefazione del giornalista e poeta Nicola Vacca.

Il libro non è un semplice resoconto di cronaca, ma il racconto nudo, spietato e privo di retorica di chi l’inferno della Striscia di Gaza lo sta vivendo sulla propria pelle. Nata nel solco degli eventi drammatici scatenatisi dopo il 7 ottobre 2023, l’opera raccoglie otto testimonianze dirette di donne – madri, professioniste, giovani, artiste che documentano l’orrore quotidiano della sopravvivenza, la perdita, la fame, la distruzione e lo sradicamento forzato, intrecciate ai versi poetici scritti da Inaam Sa’id sotto i bombardamenti.

Le Otto Voci della Resistenza Femminile

Inaam Sa’id, operante sul campo come insegnante e mediatrice culturale, si fa «grembo e custode di anime», raccogliendo frammenti di esistenze spezzate per sottrarli all’oblio e al silenzio del mondo:

  • Nadia: Il dramma di una figlia diventata capofamiglia dopo la morte del padre e del fratello, uccisi mentre cercavano un sacco di farina sotto il mirino dei droni.
  • Shadia Al-Habil: Un’architetta laureata che vede la propria identità e la propria casa ridotte a polvere, raccontando il dramma del fango e della vita nelle tende a Rafah.
  • Iman Abdul Aziz: Madre di cinque figli, che descrive con crudo realismo la mancanza di medicine, la fame dei bambini nutriti solo con cibo in scatola salato e la scomparsa del marito.
  • Hanin Radwan: Attrice teatrale e attivista, testimone di parti avvenuti senza anestesia tra le corsie d’ospedale straripanti di feriti e dello shock dei continui sfollamenti.
  • Mona Ahmed: Governante che assiste all’annientamento della propria famiglia durante i bombardamenti all’alba e alla perdita degli affetti più cari.
  • Amira Ibrahim: Il «decimo esodo», la rabbia e la perdita della dignità di essere donna rannicchiata in un buco di plastica sulla spiaggia di Al-Qarara.
  • Najwa al-Arqan: Il racconto spietato dell’assedio alla scuola Salah al-Din, l’umiliazione delle donne prive persino dei servizi igienici e la ferocia dei cecchini.
  • Hala Ayoub: Sopravvissuta al massacro nel Nord di Gaza, una madre ferita con la figlia mutilata che descrive Jabalia e Beit Hanoun trasformate in cimiteri di mattoni.

«Non ci lasciano indifferenti queste otto voci che all’unisono raccontano lo stesso dolore […]. Abbiamo il dovere di leggere queste pagine, di ascoltare lo strazio di queste voci di donne che tra le macerie provano a sopravvivere di giorno in giorno. Se dimentichiamo Gaza, ci schieriamo dalla parte dei carnefici.» — Nicola Vacca (dalla Prefazione)

Il Valore dell’Opera e la Custodia della Memoria

Come sottolinea la curatrice Monica Messa nell’introduzione, il lavoro di Inaam Sa’id incarna la forma più alta di Sumud (la fermezza e resistenza culturale): la parola rifiuta di farsi cenere e si erge a presidio civile. In un contesto in cui la logica bellica azzera la dignità individuale e cancella intere famiglie dal “libro dei vivi”, questo volume restituisce ai profughi la loro dimensione umana, ricordando al lettore che dietro ogni dato statistico c’erano donne fatte di sogni, studi, decoro e vita.

«Inaam Sa’id è una donna che a Gaza abita il confine sottile tra il silenzio e la parola. Con questo libro si è trasformata da semplice cronista in custode di anime. Ha raccolto queste storie come si raccolgono cocci preziosi dopo un’esplosione, con la cura di chi sa che ogni frammento è un pezzo di pelle.»

— Monica Messa

Note biografiche

  • L’Autrice – Inaam Sa’id (Inaam M. Suliman): Poetessa, scrittrice e insegnante di inglese, vive e custodisce la sua storia direttamente nella Striscia di Gaza. Lavora a stretto contatto con i centri femminili locali, raccogliendo le voci delle donne sfollate e fornendo supporto psicologico per i traumi da conflitto. Le sue poesie scritte sotto il fuoco sono una testimonianza nuda e di grande valore civile.
  • La Curatrice – Monica Messa: Poetessa e scrittrice. Con una spiccata sensibilità verso la poesia sociale e d’impegno civile, ha curato l’edizione italiana dell’opera di Inaam Sa’id, facendosi ponte culturale tra la voce soffocata di Gaza e il lettore italiano.

Scheda del Libro

  • Titolo: Ho lasciato una canzone sulla soglia
  • Autrice: Inaam Sa’id
  • A cura di: Monica Messa
  • Prefazione: Nicola Vacca
  • Foto di copertina: Ahmed Akacha
  • Anno: 2026

Ho lasciato una canzone sulla soglia da Amazon

Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria. Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *