Sonorità e/è voce. Il racconto immaginifico di “Chi è Antelope Cobbler?”. Intervista a Marco Cesarini

Sonorità e/è voce. Il racconto immaginifico di Chi è Antelope Cobbler?  

Intervista a Marco Cesarini 

a cura di Luca Carbonara 

Marco Cesarini

Come nasce Marco Cesarini a un tempo musicista, polistrumentista e compositore? 

Ho iniziato a suonare la chitarra quando avevo undici anni, passai anche al basso e mi dedicai a quello per molto tempo. Mi sono sempre sentito un compositore, mia madre mi comprò, quando avevo sedici anni, il QY100 della Yamaha che sostanzialmente era un sequencer con suoni midi che andava anche a batterie – tra l’altro recentemente ho visto un video di BJORK degli anni Novanta che usava lo stesso modello per comporre – all’epoca stavo scoprendo compositori come Morricone e Hermann e anche la passione per il cinema nasceva nello stesso momento,  tiravo giù a orecchio alcune delle loro composizioni, ho iniziato così. Poi nel tempo ho studiato privatamente composizione con Enzo Bocciero e ho frequentato l’Accademia Di Musica Moderna (AMM), mentre militavo in diverse band, frequentando molti generi, il fatto di suonare più strumenti è stato un processo abbastanza naturale, da molto piccolo sono partito dal Grunge, poi sono passato al jazz rock, al jazz più classico, cercavo di tenere in allenamento la testa spaziando su più cose.   

L’immaginazione è la grande protagonista, il deus ex machina, il motore immobile che muove e dà vita alle trame del suo racconto che richiama il respiro di una grande epopea. Quali sono le fonti di ispirazione e gli archetipi di una così fervida fantasia? 

Le motivazioni sono molteplici, credo riguardino più che altro un metodo di lavoro, nel senso che ogni volta che inizio a scrivere un disco, faccio uno studio abbastanza sistematico sull’argomento che voglio trattare, un po’ come se oltre alla musica stessi sviluppando un romanzo o un film, o tutte e due le cose, mi sembra, che più vado avanti e più questa metodologia stia diventando strutturata e razionale, all’inizio era un metodo molto più grezzo e istintivo.  In questo modo le mie fonti di ispirazione diventano molteplici, ed essendo un grande amante del cinema e di conseguenza delle colonne sonore tendo a voler  raccontare attraverso una musica evocativa, quindi mi sforzo di creare delle scenografie armoniche dove far muovere i miei personaggi.  Lo stimolo di una rilettura del Noir viene dalla mia passione per il regista David Lynch, in molta della sua produzione si può notare come lui sia riuscito a rileggere il noir inserendo una sua simbologia, la mia domanda è stata “Puoi fare lo stesso con la musica?”, a quel punto non mi rimaneva altro da fare che provarci.  Mentre compongo, oltre a scrivere musica, riempio quaderni di appunti, suggestioni, pensieri, mi piace creare personaggi e “Henry McLusky” è nato in modo molto naturale, come un funesto demiurgo mentre la musica prendeva forma, a fianco ad essa, senza saperlo, stavo sviluppando anche un racconto. 

Il suono prima ancora della voce, quasi a voler anticipare il sacro incipit di Giovanni, in principio era il verbo, i suoi strumenti sono protagonisti assoluti delle sue partiture musicali che rivelano un’insistita ricerca dell’espressività e si direbbe quasi della personalità dei suoni con la loro timbrica, ritmica e armonia. Perché questa scelta di una musica strumentale? 

Ho scelto di fare musica strumentale perché mi piace la composizione e comporre per determinati strumenti mi affascina molto, non disdegno la voce, ci mancherebbe, anzi mi piacerebbe un giorno poter scrivere anche per lo strumento vocale, diciamo che ancora non credo sia il momento. Quello che mi affascina della musica strumentale in tutte le sue forme, è che puoi in qualche modo seguirne il flusso, ti permette di immaginare oltre che di provare emozioni, non c’è la parola che definisce, che indica la direzione al fruitore, e come se nella musica strumentale per quanto possa essere chiara e definita ci sia un certo spazio di manovra anche per chi ascolta. La composizione, come molte altre forme artistiche secondo il mio punto di vista, si basa su un gioco di equilibri, trovare la melodia giusta, la giusta suddivisione ritmica, i timbri, le dinamiche e via dicendo, sono tutti aspetti che formano la struttura che poi diventerà il brano finito, ed è sempre molto affascinante “speculare” su questa magia.   

Il 12 aprile u.s. è uscito per l’etichetta musicale nusica.org il singolo Cani randagi come anteprima del tuo album Chi è Antelope Cobbler? in uscita il 18 aprile. Ripensando alle ballate e ai paradigmi della visione di maestri come Bob Dylan e Fabrizio de André come alla visionarietà e surrealtà di David Lynch, chi sono i cani randagi e chi è Antelope Cobbler?

Credo un po’ a malincuore che i “Cani randagi” siamo noi, o meglio, io molto probabilmente lo sono, non sto dando a questo titolo un’accezione negativa, la considero più che altro una costatazione. Stiamo vivendo un momento storico veramente complesso, non voglio addentrami troppo in alcuni argomenti che richiederebbero molto tempo, voglio solo dire che è abbastanza evidente che viviamo sempre più isolati l’uno dall’altro, la controcultura è svanita, l’underground forse non del tutto, ma buona parte è stato assorbito dal mainstream, le persone che facevano parte di movimenti alternativi ci sono ancora ma sono divisi tra loro, manca comunicazione ma soprattutto una comunione d’intenti. I Cani randagi sono le persone che sentono di non appartenere più a questi luoghi, che si sentono eterni stranieri, anche nei posti dove dovrebbero sentire “odor di casa”, che sentono di non aver preso veramente parte alla costruzione di questo momento storico. In mezzo a questo ampio bacino di utenza, ci sono anche gli ultimi, gli esclusi. Anche se i diretti interessati non lo sanno, una parte di me scrive per i reietti, sento sempre una certa vicinanza verso chi non riesce a stare dentro alle regole del gioco, che spesso sono spietate e non hanno molto a che fare con la Cultura. Il noir se ci pensi ha sempre preso in considerazione dei contesti socioculturali marginali, gli ambienti più bassi della società, ha avuto il merito di inserire tra i suoi protagonisti degli antieroi in cui molti potevano rispecchiarsi. Nella domanda di prima parlavo di voce e in qualche modo del testo, nella mia musica non ci sono testi cantati quindi l’interpretazione da parte di chi ascolta può raggiungere lo stato più alto, come con la musica, nel titolo cerco di avocare dei concetti, infatti per questo disco abbiamo realizzato una sorta di “Libretto” che attualmente è possibile consultare online nel sito di Nusica.org, i testi scritti da me che raccontano una storia divisa in sei capitoli come le tracce del disco, un compendio narrativo. Inoltre, per questo brano Filippo Biaginati (film maker e documentarista) ha realizzato un videoclip, siamo partiti dal testo per sviluppare una narrazione visiva. Consiglio vivamente la visione del videoclip sul canale Nusica.org, forse in quel connubio di immagini e musica ci sono molti più simboli e archetipi di quelli che sono riuscito ad esprimere ora con le parole. Per quanto riguarda Antelope Cobbler, la sua identità ancora non può essere svelata, nel secondo volume, le carte verranno mostrate. Forse! 

Chi è Antelope Cobbler?, progetto-audiovisivo multiforme e visionario, l’album in uscita il 18 aprile p.v. a cui hanno collaborato nella formazione Uqbar Orchestra: Jean Gambini (sax tenore e contrabbasso), Andrea Angeloni (trombone, tuba e eufonio), Davide Mazzoli (batteria), Giacomo Del Monte (percussioni). Naima Gambini (violino) e Marco Rossi (violoncello), oltre ad essere un’opera polisemantica è anche un’opera polisemica essendo impreziosito dalle illustrazioni dell’artista Aliena Wrobleski, alias Margherita Baldelli. Come è nata l’idea di questa sinergia e di questo mutuo dialogo tanto fertile e ricco? 

Sicuramente alla base c’è un interesse comune nei confronti della musica originale e della commistione tra diverse forme artistiche, inoltre credo che in provincia molti musicisti abbiano bisogno di persone che provino a costruire una musica che coinvolga anche altri, questo ovviamente non basta, ci vogliono anche le strutture per fare in modo che il lavoro abbia un suo riscontro con il pubblico. I nomi che hai elencato sono tutti musicisti con cui ormai collaboro da un po’, ci siamo semplicemente trovati, non serve dire che un compositore senza qualcuno che in qualche modo appoggia la sua idea non andrebbe da nessuna parte, nel mio caso ho incontrato musicisti molto professionali e preparati, non poteva andarmi meglio, se poi aggiungiamo che nella musica che ho scritto c’è uno spazio rilevante dedicato all’improvvisazione avere dei musicisti così è fondamentale. Per quanto riguarda le altre discipline, da sempre cerco di lavorare con altri, la mia compagna è un’artista visuale e pittrice, con lei collaboro da tanto, sarebbe strano il contrario, invece Filippo Biagianti è un regista molto bravo, abbiamo sviluppato diversi progetti insieme, quello che stiamo facendo ora è la conseguenza naturale di quello che c’è stato prima.  Davide Mazzoli il titolare del “ClaySound Studio” è un caro amico e con lui ho veramente condiviso molti palchi e molte band, in questo caso ha anche coprodotto il disco e oltre ad essere un batterista formidabile è anche un fonico molto preparato.   

Marco Cesarini & Henry Mclusky, nome del tuo stesso eteronimo, a sottolineare la tua verve immaginativa e creativa, sembrano cercare attraverso la musica la verità dell’invisibile, l’ascolto dell’inudibile e dell’indicibile, la plausibilità dell’irrealtà come l’inconsistenza e la vacuità del “reale”. Si può sintetizzare in questo l’essenza del tuo percorso e della ricerca a un tempo musicale ed esistenziale? 

Si credo che quello che hai scritto sia perfettamente in sintonia. Per me la cosa fondamentale è riuscire a creare un mio mondo fatto di simboli e suoni, ma non un mondo chiuso, qualcosa che sia plastico come quello che è successo per questo lavoro, che lasci la possibilità al mutamento, non deve essere granitico. 

 Quali sono i tuoi programmi futuri? 

 Il futuro è molto incerto per chi fa questo tipo di ricerca, almeno in Italia è così, ancora di più in provincia, diciamo che sono molto contento di essere arrivato fino a qui e di aver incontrato sul mio cammino Nusica.org, la loro professionalità è arrivata al momento giusto. Di certo in questo momento ci sono alcune date in alcuni festival jazz e non solo, inoltre il secondo volume che sarebbe il continuo di Chi è Antelope Cobbler? è già pronto, manca solo il missaggio, diciamo che ci siamo portati avanti con il lavoro. Sicuramente nelle mie intenzioni c’è la voglia di continuare a comporre e continuare a condividere la musica con altre persone, soprattutto con altre discipline artistiche, in passato mi è capitato di lavorare con il teatro e ho sonorizzato alcuni documentari, mi sto muovendo e spero di riuscire a fare più esperienze nel campo delle sonorizzazioni per il cinema e per il teatro.  

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Sinistra Italiana Municipio XIII: il Parco Piccolomini non si tocca!

Dopo anni di lotte promosse dal Comitato Parco Piccolomini, per impedire alla speculazione privata di appropriarsi di questa area verde, alle quali Sinistra Italiana ha sempre dato il suo contributo, ci risiamo!
Il Parco Piccolomini resta un luogo ambito grazie alla sua posizione strategica.
Ora si vuole costruire un vertiporto, da dove decollerebbero e atterrerebbero, verticalmente, taxi volanti (una specie di grandi droni) da e per l’aeroporto di Fiumicino.
Eppure il Parco ha una serie di vincoli prescrittivi, riportati anche nel Bando della Fondazione Piccolomini, un’ASP Regionale, che gestisce l’area:
– Il Piano Regolatore individua l’area come Villa Storica (C2), per cui sono vietate costruzioni e cambi d’uso e la inserisce nella componente primaria della Rete Ecologica, sottolineando così il grande valore ambientale di corridoio ecologico che la lega con la vicina Villa Doria Pamphily.
– Il complesso è inoltre destinato esclusivamente a “Verde Pubblico” ai sensi dell’art. 85 delle norme di piano regolatore, con le limitazioni imposte dell’art 72, comma 8, lettera c).
– Ai sensi del D.Lg. 42/2004 l’area è sottoposta a Vincolo Paesaggistico e anche in questo caso è vietata qualsiasi alterazione dello stato attuale del parco.
I droni impiegati sono destinati a trasportare persone e merci, ma tenendo conto che la loro tecnologia è ancora sperimentale e non ci sono precedenti di corridoi aerei adibiti a questo scopo, si ravvisa la preoccupazione in termini di sicurezza, in quanto l’area verde interessata è circondata da un tessuto ampiamente urbanizzato.
Comunque i progetti che interessano altre città hanno come terminali degli snodi di mobilità importanti, come stazioni ferroviarie o di metropolitane e aeroporti, mentre in questo caso il terminale non è collegato a vie di comunicazione, si dovrà quindi pensare a un sistema di navette che percorreranno il parco avanti e indietro.
Bisogna considerare anche che gran parte della città di Roma è classificata come “no fly zone” e in particolare la futura rotta dei droni sorvolerebbe siti sensibili quali il Vaticano, la residenza dell’ambasciata della Federazione russa e alcuni edifici del Ministero degli Interni. Per la sicurezza dei cosiddetti taxi volanti, secondo il progetto presentato, saranno installati dei dissuasori sonori per impedire l’impatto del drone con i volatili, il cosiddetto Bird-strike. Questi sistemi di dissuasione hanno un effetto irreversibile che allontanerebbe la fauna aerea per sempre anche nelle zone verdi circostanti.
È ovvio che le infrastrutture connesse al vertiporto, si stima oltre 400 metri di cubatura (recinzioni, check-in e check-out dei passeggeri, locali tecnici e altro), sono di indubbio impatto ambientale in contraddizione a tutte le norme citate.
Inoltre vanno considerati i mezzi per trasportare i passeggeri e la strada che verrà aperta al posto dell’attuale Vicolo del Gelsomino, un sentiero storico ad uso silvo-pastorale che conserva ancora l’antica pavimentazione.
Viene avanzato il tema della temporaneità del progetto, ma le modifiche che verranno apportate sono comunque irreversibili, sia per la trasformazione del paesaggio, oggi protetto, sia per l’allontanamento della fauna terrestre e volatile.
Riteniamo che non è possibile derogare a nessun tipo di vincolo dettato dalle Norme esistenti e che gli Uffici comunali preposti non possono approvare il progetto di un vertiporto nel Parco Piccolomini, anche alla luce di alcuni pareri emersi nella Conferenza dei servizi indetta dal Dipartimento Programmazione e Attuazione Urbanistica di Roma Capitale.
Il vertiporto non è un progetto di pubblica utilità e non sarà utile al territorio. Dalle notizie fornite dalla società che gestirà la “prestazione” è previsto un solo viaggiatore a volo, con evidenti tariffe molto alte, e quindi qual è la pubblica utilità di un servizio riservato a pochi?
Non si può neanche barattare un parere ad un’opera inutile con promesse di opere di compensazione, come quelle della creazione di parchi con sentieri per trekking urbano, piste ciclabili o altre belle promesse.
Auspichiamo invece che il Parco Piccolomini diventi definitivamente un’area verde del patrimonio pubblico di Roma Capitale e fruibile dai cittadini del quartiere, gestita direttamente dal Municipio e dalle associazioni che operano in questa importante ricchezza naturale.

CIRCOLO SINISTRA ITALIANA
XIII MUNICIPIO

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Fiera del Libro Argonautilus di Iglesias – IX Edizione

Il concetto di attenzione sarà il filo rosso della Nona Edizione della Fiera del Libro di Iglesias, da lunedì 22 a giovedì 25 aprile, un progetto dal respiro internazionale che parte dalla volontà di rivalutare culturalmente il territorio sardo. In quasi un decennio lo staff di Argonautilus ha ampliato il festival attraverso collaborazioni e partnership con le Librerie Italiane a Barcellona, Parigi e Lisbona, con il Salone Internazionale del Libro di Torino, nonché con partner storici come la Fondazione di Sardegna, la Regione, i Comuni di Iglesias, Gonnesa, Portoscuso, Quartu Sant’Elena, l’Arma dei Carabinieri, il Cepell – Centro per il Libro e la Lettura del Mic, la Fondazione “Cammino Minerario” di Santa Barbara, il Premio “Morrione” per il giornalismo investigativo.

«Ormai conosciuto è il cosiddetto “effetto fiera” – esordisce il direttore artistico Maurizio Cristella – e cioè la capacità intrinseca della nostra manifestazione di fungere da catalizzatore nella creazione di connessioni e sinergie che perdurino nel tempo e nello spazio, generando impatti successivi e imprevedibili. Il tema di quest’anno è comune a tutta la Rete Pym e rappresenta una sfida, una provocazione, un auspicio per attraversare il contemporaneo».

Una Fiera per tutti

L’attenzione è un processo cognitivo da allenare affinché si impari a selezionare i tanti stimoli che arrivano in ogni momento, ma soprattutto a ignorarne altri.

La scrittrice Eleonora Carta

«Perseverare a parlare di libri, di storia, di geopolitica e di attualità significa per noi insistere sull’attenzione alla cultura, alla società, al territorio e alle nostre radici – aggiunge la scrittrice Eleonora Carta – Un’attenzione che nasce per essere reciproca, che mette in relazione e in dialogo ambienti e civiltà diverse, che crea ponti di narrazioni, che rianima il silenzio lasciato dal lungo periodo del Covid. La letteratura, l’arte in generale è ciò che rimane dopo ogni catastrofe, dopo ogni paura collettiva, dopo la malattia e, proprio attraverso la malattia della società, si fa storia di un popolo. Nonostante i conflitti mondiali in corso, proprio l’arte continua a essere una fondamentale funzione dell’umanità che proprio nello spazio neutro e vitalistico dell’espressione artistica si riappropria della sua indivisibilità».

La Fiera di Iglesias dall’alto

Attenzione agli ospiti

Il programma della Fiera si snoda nel corso di quattro giorni, dalle colazioni d’autore fino a sera. In cartellone si alternano  presentazioni, masterclass di formazione gratuita, laboratori di lettura per gli alunni di ogni ordine e grado e tavoli tematici. Grande spazio avrà la dimensione fieristica, con la partecipazione di editori partner della media e piccola editoria indipendente. Tra gli ospiti più autorevoli in programma, risaltano Michela Marzano, Carmen Lasorella, Antonio Manzini, Piergiorgio Pulixi, Stefano Lamorgese, Lucio Luca, Riccardo Cavallero, Rocco Pinto, i rappresentanti della Rete Pym, Alosha il danzastorie di Sicilia, le libraie delle Librerie Italiane di Barcellona, Parigi, Lisbona Cecilia Ricciarelli, Flores Raut, Sara Cappai; i rappresentanti Biblioteche Civiche Torinesi con Alessio Pavarallo; i rappresentanti del collettivo Sicilia Niura con Rosario Russo; Massimo Battista, Giorgio Lupo, Letizia Vicidomini, Ciro Auriemma, Livio Milanesio, Susanna Trossero, Matteo Giusti, Andrea Maggi e Annamaria Petolicchio da Il Collegio.

Un momento della Fiera

Letteratura e magia

Per concludere, il 25 aprile la Fiera del Libro di Iglesias celebrerà l’universo letterario di Harry Potter con una giornata eccezionale. Allestimento di scenografie spettacolari nel centro cittadino, una riproduzione di Diagon Alley, giochi di magia, laboratori di pozioni, la cerimonia di smistamento, l’assegnazione del patronus, sfilate di animali fantastici e di figuranti travestiti da personaggi della celebre saga.

Tra le attività previste, la partecipazione del più grande collezionista di libri di Harry Potter, Massimo Battista, che arricchirà l’occasione con letture direttamente dai romanzi e condividerà la sua passione per la magia del mondo creato da J.K. Rowling. Il gran finale sarà curato dal Circolo Musicale Verdi con un concerto dedicato alla celebre colonna sonora dei film del mago più famoso della letteratura.

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Renzo Pavese, Maestro di Vita e di Cultura. Indimenticabile testimone dei nostri tempi

Renzo Pavese, Maestro di Vita e di Cultura, riferimento costante per diverse generazioni di studenti e non solo, uomo di grande ingegno, di profonda umanità, animato da un’inesauribile curiosità e altrettanta voglia di vivere, conoscere e sapere, viaggiatore della mente e dello spirito, esperto conoscitore di lingue e di culture, in particolare delle lingue nordiche, per le quali curava gli aggiornamenti della UTET, ha sempre cercato e incentivato l’incontro e il confronto tra lingue e culture diverse costruendo indefessamente ponti e animando dialoghi rimasti ininterrotti nel tempo. Amante della Cultura, in particolare della Poesia, e dell’Arte è stato per me mentore, costante faro e riferimento, umano e culturale. E’ stato tra i più importanti e autorevoli sostenitori della nascita del periodico di informazione culturale “Cultura e dintorni” prima e dell’omonima casa editrice poi. Lo ricordiamo con grande affetto e con rimpianto riproponendo la mia intervista a lui pubblicata sul Numero 21/22 del nostro periodico, un numero monografico dedicato alla traduzione. Grazie Renzo…

Luca Carbonara

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Inaugura a Montefalco il Museo del Sagrantino. Un coinvolgente percorso immersivo e sensoriale

Vino, territorio e cultura enologica sono raccontati nel nuovo museo dedicato al Montefalco Sagrantino DOCG, uva prodotta esclusivamente nel territorio collinare di Montefalco e in parte nei comuni di Bevagna, Castel Ritaldi, Giano dell’Umbria e Gualdo Cattaneo. Un coinvolgente percorso immersivo e sensoriale, che parte dalle antiche cantine francescane fino alla scoperta del territorio.

Il Complesso Museale San Francesco di Montefalco, tra i borghi più belli dell’Umbria, si impreziosisce di una nuova sezione immersiva. Dopo un accurato lavoro di recupero architettonico e allestimento, inaugura il 20 aprile, alle ore 11.30, il Museo del Sagrantino, uno spazio dedicato alla storia del Montefalco Sagrantino DOCG alla presenza della Presidente della Regione Umbria Donatella Tesei, del Sindaco di Montefalco Luigi Titta e dell’Assessore al Turismo Daniela Settimi, del Presidente del Consorzio Tutela Vini Montefalco Paolo Bartoloni e Gianluca Bellucci di Maggioli Cultura e Turismo.

Il museo è raccontato in un percorso coinvolgente che parte dalle antiche cantine francescane fino ai giorni d’oggi e diventa porta di accesso alla scoperta del territorio. Pochi vini, in Umbria, riescono a rappresentare il concetto di terroir come il Montefalco Sagrantino, varietà autoctona della zona. Denominazione di Origine Controllata e Garantita (DOCG), può essere prodotta esclusivamente nel territorio collinare di Montefalco e in parte nei comuni di Bevagna, Castel Ritaldi, Giano dell’Umbria e Gualdo Cattaneo. Il Museo rafforza il rapporto identitario di questo vitigno con il territorio de “La Strada del Sagrantino” e diventa un’esperienza profondamente rappresentativa per dare un valore aggiunto all’attività di promozione per tutto il sistema socio-economico del Consorzio Tutela Vini Montefalco.

Il Museo del Sagrantino è il risultato di una vincente sinergia tra pubblico e privato: è promosso dal Comune di Montefalco con il sostegno della Regione Umbria e la collaborazione del Consorzio Tutela Vini Montefalco e La Strada del Sagrantino; i lavori di ampliamento sono stati realizzati grazie al POR FESR 2007-2013, Attività 2.2.2. e PAR FSC 2007-2013. Azione 3.5.2°. Ridefinizione finanziaria Programma regionale di cui alle D.G.R. n.126/2010, n.848/2011 e n.35/2012, la direzione lavori è dell’architetto Bruno Gori, il progetto dell’architetto Michele Giuseppe Onali, l’allestimento di Tractis di Stefano Mosconi e i contenuti a cura di Maggioli Cultura e Turismo.

Quello del Museo del Sagrantino – spiega l’Assessore alla Turismo Daniela Settimi – è stato un progetto in cui l’amministrazione comunale ha lavorato in maniera attenta e oculata per restituire al Complesso Museale di San Francesco uno spazio dedicato al Sagrantino in grado di illustrare la sua lunga storia. Un racconto emozionale fatto di testimonianze del territorio, immagini suggestive e video che faranno immergere il visitatore nella coinvolgente atmosfera della storia del nostro Sagrantino, re indiscusso del territorio. È stato un grande lavoro di squadra che ha coinvolto l’Ufficio tecnico del Comune di Montefalco, il gestore Maggioli Cultura e Turismo, con in particolare la responsabile del Museo Serena Marianelli, l’architetto Gori, la Strada del Sagrantino e il Consorzio Tutela Vini Montefalco”.Per informazioni: tel. 0742 379598 – museomontefalco@gmail.com – www.museomontefalco.it

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La vita in uno scatto – Enzo Lattanzio

La vita in uno scatto – Enzo Lattanzio

Aprile 12 – 27 Teatro Kursaal Santalucia , Bari

Bari (Italia), 05/04/2024 – La mostra fotografica e presentazione del libro “Antologica – fotografie 1968/2023” del fotografo italiano Enzo Lattanzio, sarà inaugurata il 12 aprile 2024, alle ore 18:00 presso il Teatro Kursaal Santalucia a Bari, con la partecipazione del giornalista televisivo RAI Francesco Giorgino e della storica dell’arte Christine Farese Sperken, e terminerà il 27 aprile 2024.

Gli scatti in mostra enfatizzano la poliedricità di Enzo Lattanzio, nel periodo che va dal 1968 al 2023. L’esposizione presenterà immagini storiche che documentano l’invasione di Praga del 1968 e metterà in evidenza l’eredità teatrale del Petruzzelli e di artisti di fama, catturando l’essenza e l’umanità dei suoi soggetti.

Il lavoro di Lattanzio riflette una profonda ricerca di significato, racchiudendo “la vita in uno scatto” con ogni sua fotografia.

L’artista

Enzo Lattanzio (laureato in Medicina e specializzato in Radiologia) inizia a fotografare nel 1967. L’anno successivo pubblica, con testi di Arrigo Levi, Enzo Bettizza ed Ennio Ceccarini, un libro reportage sulla «primavera di Praga». Contemporaneamente si accosta alla moda e alla pubblicità, e sue fotografie compaiono su riviste di prestigio quali «Vogue», «Grazia», «Amica», «Epoca». Negli ultimi anni Settanta Enzo Lattanzio, sotto l’influenza di Haas, Fontana, Roiter, si avvicina al paesaggio e inizia una sua ricerca personale che lo porta, nel 1981, a una grande mostra a Strasburgo, «Chromatismes». Nel 1985, su invito di Lanfranco Colombo, ha partecipato a una collettiva, al SICOF, con i più noti fotografi professionisti di teatro; nell’aprile dello stesso anno ha preso parte, infine, a una collettiva sul teatro all’«Expo-Arte» di Bari.

more. www.itsliquid.com

 

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Arrivano i Green Jobs per i cinema e i teatri

Corsi gratuiti per diventare manager e tecnici: nuove competenze per cinema e teatri su efficienza energetica, economia circolare e sostenibilità

-Aperte le selezioni fino al 30 aprile 2024-

Aperte le selezioni fino al 30 aprile 2024 per i corsi gratuiti “Orientati all’ecologia – Percorsi di orientamento e formazione per lo spettacolo e l’ambiente” per diventare manager e tecnici per la progettazione e gestione sostenibile delle sale cinematografiche e teatrali. Tre diverse sessioni per un totale di 250 ore che potranno essere seguite anche singolarmente e che si svolgeranno da maggio a ottobre prossimi.

A realizzarli è l’Osservatorio Spettacolo e Ambiente costituito dalla Rete dello spettacolo e dell’ambiente, di cui fanno parte ANEC – Associazione Nazionale Esercenti Cinema – Sezione regionale del Lazio, Green Cross Italia, ATIP – Associazione Teatri Privati Italiani e finanziato dall’ Unione Europea – NextGeneration EU per progetti di Capacity building per gli operatori della cultura.

“I tecnici del settore radiotelevisivo, cinematografico e teatrale sono nella top ten delle professioni censite dal sistema Excelsior di Unioncamere per le quali sono richieste l’attitudine al risparmio energetico e la sensibilità alla riduzione dell’impatto ambientale”, spiega Marco Gisotti, direttore scientifico dell’Osservatorio e fra i maggiori esperti italiani di green jobs. “Nei prossimi quattro anni il settore richiederà circa 9.000 nuovi occupati, fra professionisti e tecnici -prosegue- e lo stesso vale per le competenze digitali 4.0”.

E come afferma Leandro Pesci, presidente di Anec Lazio, “il corso per la progettazione e gestione sostenibile di cinema e teatri che noi lanciamo oggi è solo il primo passo di un progetto che vuole vincere tre volte: tagliando gli sprechi economici e realizzando interventi di efficienza energetica; preservando l’ambiente e offrendo sale sempre più confortevoli e sicure e creando nuova occupazione di qualità”.

“Dopo i 200 milioni di euro del 2022 e gli ulteriori 19 milioni del febbraio scorso destinati dal PNRR all’ecoefficienza di cinema e teatri, si è dato avvio ad un ammodernamento radicale di una grandissima parte delle sale teatrali italiane, con la possibilità di creare economie di gestione e impatto positivo sull’ambiente, soprattutto per quanto riguarda i consumi energetici”, aggiunge Massimo Arcangeli, direttore generale di Atip. “Questo, però, significa la necessità di impiegare migliaia di nuovi professionisti con competenze green”.

Alla progettazione del corso ha partecipato la scuola di formazione ISNOVA, partecipata da ENEA. L’Osservatorio Spettacolo e Ambiente, infatti, aderisce a Italia in classe A, il programma nazionale di formazione e informazione sull’efficienza energetica del Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica, Enea e Agenzia Nazionale per l’Efficienza energetica.

“Grazie all’Osservatorio su Spettacolo e Ambiente potremo mettere insieme tutte quelle esperienze e competenze affinché l’industria dello spettacolo sia fra le più sostenibili e moderne del Paese e, data la sua natura, possa servire di ispirazione ai suoi spettatori che, poi, sono i cittadini stessi: professionisti e imprenditori che saranno più informati e più preparati ad affrontare la sfida della transizione ecologica”, sostiene Elio Pacilio, presidente di “Green Cross Italia”, la ONG fondata da Mikhail Gorbaciov e Rita Levi Montalcini.

Lo scopo del progetto “Orientati all’ecologia” è quello di migliorare nella direzione dell’efficienza energetica e dell’economia circolare la capacity building degli operatori del settore attraverso la formazione degli stessi gestori e dei tecnici che lavorano in questo ambito, nonché di ingegneri, architetti o geometri che vogliano specializzarsi e allargare le proprie competenze. La selezione avverrà sulla base dei titoli e con un test motivazionale e sarà data priorità agli under 27. Per info e iscrizioni: www.osservatoriospettacoloeambiente.it

Il corso è organizzato in tre diverse sessioni che sarà possibile frequentare indipendentemente le une dalle altre, sia in presenza che on-line. La prima è dedicata alle opportunità, alle norme, ai finanziamenti e ai criteri ambientali minimi. La seconda sessione ai tecnici delle strutture su progettazione, riqualificazione, edifici e strutture, sicurezza. La terza è indirizzata ai tecnici della gestione su consumi, processi, manutenzione, rifiuti, gestione degli acquisti, gestione food & beverage, comunicazione, clienti.

Le lezioni si svolgeranno tutte le mattine, dalle ore 9 alle ore 13 -dal lunedì al venerdì- nei locali dell’AGIS Lazio a Roma, in via Vicenza 5A, con la possibilità di partecipazione anche in streaming da remoto, su piattaforma certificata. Al termine di ogni Sessione sarà svolto un project work e,
a chi avrà seguito almeno l’80% di ogni sessione, sarà rilasciato un attestato di partecipazione. L’Osservatorio Spettacolo e ambiente, inoltre, darà ampio risalto e comunicazione dei professionisti che avranno conseguito l’attestato di tutte e tre le sessioni, o solo di una, sul proprio sito al fine di mettere in comunicazione gli operatori con i professionisti specializzati.

TEMI E ARTICOLAZIONE DELLE TRE SESSIONI:

SESSIONE 1
Pianificazione e ideazione degli interventi
Erogazione delle lezioni dal 6 al 27 maggio 2024
Questa sessione è pensata per i “decisori”, ovvero ai gestori o a quei professionisti che accompagneranno i gestori nelle proprie scelte di rinnovamento delle strutture.
L’efficienza energetica, infatti, è il principale driver per ridurre le emissioni di gas ad effetto serra e contrastare i cambiamenti climatici in corso. Anche il settore degli eventi d’intrattenimento cinematografico e teatrale è un utilizzatore di energia sia per la rappresentazione degli spettacoli sia per la climatizzazione e l’illuminazione delle sale. La sessione si pone l’obiettivo di illustrare e approfondire le opportunità attraverso le quali si possono ridurre i consumi di energia a parità di prestazioni fornite e ottenere benefici di carattere economico e ambientale anche attraverso l’uso di fonti energetiche rinnovabili. Analisi delle norme per il GPP e i criteri ambientali minimi anche per la gestione degli eventi dal vivo.

SESSIONE 2
Progettazione della sostenibilità
Erogazione delle lezioni dal 3 al 28 giugno 2024
Dedicata ai contenuti tecnici, questa sessione si pone l’’obiettivo di aiutare a ridurre i consumi di combustibili fossili, per contrastare i cambiamenti climatici e la dipendenza dall’estero per le forniture energetiche, ha imposto lo sviluppo di strumenti e tecnologie innovative che incrementano le performance energetiche delle attrezzature e degli impianti utilizzati nel mondo dell’intrattenimento cinematografico e teatrale. La sessione elenca e analizza i principali strumenti e le tecnologie disponibili sul mercato per individuare le opportunità di miglioramento dell’uso dell’energia e valutare i benefici tecnico e economici derivanti dall’uso di appropriate tecnologie.

SESSIONE 3
Gestione integrata delle strutture
Erogazione delle lezioni dal 16 settembre al 19 ottobre 2024
Ai tecnici e i manager che si occupano della gestione delle sale di cinema e teatri è dedicata la terza sessione del Corso, prendendo in esame la nuova direttiva europea sull’efficienza energetica che imporrà l’implementazione di sistemi di gestione dell’energia. Adottare un sistema di gestione dell’energia non solo porta ad utilizzare tecnologie che a parità di servizio reso consumano meno energia ma promuove anche comportamenti energeticamente consapevoli di tutto il personale dell’organizzazione al fine di evitare consumi inappropriati di energia e altre risorse naturali. Il corso pertanto si pone l’obiettivo di far conoscere i vantaggi ottenibili attraverso l’uso di metodologie, strumenti e tecnologie finalizzati a adottare un adeguato sistema di gestione dell’energia. Gestione dei rifiuti e del settore food & beverage. Elementi di comunicazione e marketing.

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Sonorità e/è voce. Il racconto immaginifico di Marco Cesarini. “Cani randagi”, il singolo disponibile dal 12 aprile anteprima del nuovo album del musicista pesarese “Chi è Antelope Cobbler?” in uscita il 18 aprile p.v. 

Sonorità e/è voce. Il racconto immaginifico di Marco Cesarini 

Cani randagi, il singolo disponibile dal 12 aprile anteprima del nuovo album del musicista pesarese Chi è Antelope Cobbler? in uscita il 18 aprile p.v. 

Marco Cesarini

Il suono, come per estensione la musica, ha ed è una voce, sembra volerci dire Marco Cesarini, talentuoso chitarrista, polistrumentista e compositore pesarese. Il singolo Cani randagi disponibile dal 12 aprile p.v. per l’etichetta musicale nusica.org, ribollente fucina di tanti innovativi artisti, e scelto come brano anticipatore dell’album Chi è Antelope Cobbler? in uscita il 18 aprile p.v., ha già in sé quel carattere polisemico (dato questo dalle preziose illustrazioni dell’artista Aliena Wrobleski, alias Margherita Baldelli, un ulteriore strumento di interpretazione sulla scia dei libretti usati nella musica classica), e polisemantico che contraddistingue l’opera musicale da cui è tratto. La Musica, intesa come paradigma di espressività, è il mezzo prescelto da un lato per scandagliare e indagare la realtà, di per sé misterica ed enigmatica, dall’altro come strumento narrativo. Ed ecco allora risplendere la cifra stilistica di Marco Cesarini che, scegliendo e prediligendo, e non a caso, la musica strumentale, la sola in grado di scardinarne ed esaltarne le potenzialità espressive, affida alla timbrica, alla ritmica e all’armonia il compito e il ruolo di interpreti e protagonisti delle sue storie consistenti in iperboli (di) e visioni che sono a un tempo della mente, del cuore e dell’inconscio con le sue oscurità, i suoi demoni e illuminazioni. In cani randagi, summa proprio degli archetipi di sogni e di visioni, risuonano motivi tematici e simbolici protagonisti proprio gli strumenti con tutta la loro potenzialità e i loro rimandi espressivi e immaginifici. La consistenza e l’identità di quest’opera musicale è liquida, indefinita e indefinibile, non ha e non può avere margini identificativi ben definiti, si ispira al cinema e alla capacità visionaria di David Lynch, Maestro e personificazione della surrealtà. Chi è Antelope Cobbler?, progetto-audiovisivo multiforme e visionario, segna inoltre un’ulteriore evoluzione di Marco Cesarini, che con quest’opera dà vita a una nuova formazione: Marco Cesarini & Henry Mclusky, nome ed eteronimo dello stesso artista a sottolineare la sua verve immaginativa e creativa È la verità dell’invisibile, l’ascolto dell’inudibile e dell’indicibile, la plausibilità dell’irrealtà come l’inconsistenza e la vacuità del “reale” a rappresentare la cifra stilistica e il significato più recondito di questa originale e innovativa opera musicale dalle molteplici possibilità e potenzialità di ascolto. Imprescindibili compagni di viaggio di quest’avventura musicale sono i musicisti che hanno collaborato con Cesarini nella formazione Uqbar Orchestra: Jean Gambini (sax tenore e contrabbasso), Andrea Angeloni (trombone, tuba e eufonio), Davide Mazzoli (batteria), Giacomo Del Monte (percussioni). Accanto a loro anche Naima Gambini (violino) e Marco Rossi (violoncello). 

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A Fortezza Est dall’11 al 13 aprile in scena la Compagnia Lidi Precari con “C19H28O2 (o Come Avere le Palle)”: un racconto che si interroga sull’identità maschile e l’identità di genere tra tabù, lavoro e stereotipi.

C19H28O2

(o Come Avere le Palle)

scritto e diretto da Riccardo Rampazzo

Aiuto-regia Giulia Ravelli

con Leonardo Cesaroni, Paolo Sangiorgio, Sara Younes

musiche originali Massimo Rusi

co-produzione Lidi Precari e Fortezza Est

con il sostegno di Centro Culturale Artemia

FORTEZZA EST 11 – 12 – 13 Aprile 2024

Sul palco di Fortezza est dall’11 al 13 aprile C19H28O2 (o Come Avere le Palle) scritto e diretto da Riccardo Rampazzo con in scena Leonardo Cesaroni, Paolo Sangiorgio, Sara Younes, protagonisti di un racconto sull’identità maschile nel mondo di oggi.

Una piccola barca, notte, mare aperto, due pescatori: Loris e Gu viaggiano da giorni alla ricerca di una creatura la cui cattura potrebbe stravolgere le loro vite. Ma il viaggio porta con sé altri mostri e la barca diventa un luogo in cui far carburare una corsa alla virilità, a capire chi è più “uomo”, chi reprime di più, chi ama di meno.

Esiste, per Loris e Gu, solo il costante tentativo di dimostrare d’essere “uomini”, d’allontanare la minaccia sempre imminente di diventare “effeminati”. L’unità di misura della mascolinità, per i due pescatori, è il lavoro. “Prendo, taglio, tolgo, butto” in un ciclo infinito, interrotto, sì, da qualche sporadico pensiero, ma subito ripreso e riconfermato. Nessun dubbio, solo produrre: e per chiunque si metta in mezzo, violenza e repressione. Poi, l’imprevisto: la donna. Tormento terribile per Gu; ossessione, oggetto, merce di scambio, per Loris. Due attitudini ugualmente tossiche che hanno come unico risultato quello di implodere in sé stesse.

“C19H28O2” racconta una rappresentanza maschile sicuramente esecrabile e tendenzialmente oscura, da cui far intravedere, tuttavia, uno spiraglio di luce, sottolineando che il modo in cui la cultura capitalista considera la mascolinità e il lavoro non è niente più che una finzione, solo un’altra storia che raccontiamo a noi stessi. “C19H28O2”, per gli amici, Testosterone. Il tentativo di indagare cosa fa di un maschio, un maschio, solo per capire che la mascolinità (come anche la femminilità) non esiste.

Cosa succede, allora, se giochiamo ad inserire un elemento immodificabile, intangibile dai due “animali della scena”? Una voce. Più in particolare, una voce di donna. La femminilità diventa l’unica incognita di questa equazione che i due protagonisti non riescono a risolvere.

11-12-13 aprile 2024 – Fortezza Est

via Francesco Laparelli, 62 Roma – Tor Pignattara

Orario Spettacoli giov- ven-sab ore 20:30

biglietto unico 12.00€

www.fortezzaest.com

info e prenotazioni mail prenotazionifortezzaest@gmail.com

| whatsapp 329.8027943| 349.4356219

Ufficio Stampa: Eleonora Turco eleonoraturco.press@gmail.com 329.80.279.43

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La scrittura come sublime sortilegio e chiave di accesso a infiniti mondi altri. Intervista a Davide Seidita

La scrittura come sublime sortilegio e chiave di accesso a infiniti mondi altri

Intervista a Davide Seidita

a cura di Luca Carbonara

Che cos’è per te la parola e dove e perché nasce? È ciò che manca che la fa esistere come diceva Patrizia Cavalli?

La parola è la chiave per aprire la porta della conoscenza, e conoscere significa essere liberi. Ogni giorno mi rendo conto che ciascuno di noi possiede questa chiave e che possiamo utilizzarla a nostro vantaggio. Ma è anche vero che noi artisti siamo legati dalle forze della terra e dell’universo. Noi percepiamo e assimiliamo ogni cosa, le cose belle e quelle brutte, e diventano fiamme che bruciano, fino a quando le elaboriamo e le trasformiamo in testi, dipinti, musica. È vero che la parola nasce quando manca qualcosa, ma non è qualcosa che, scrivendo, togliamo del tutto: semplicemente condividiamo ciò che sentiamo con tutti. Quale artista non ha assaporato il beneficio del dolore?

Davide Seidita

Qual è il percorso, la genesi dello scrittore Davide Seidita e che cosa significa per te scrivere?

Davide Seidita nasce da umili origini. Inizia a scrivere a cinque anni (ho imparato prima della scuola primaria, pensa un po’) ed è affascinato dalle favole dei fratelli Grimm che sua madre gli leggeva. Ricordo tutte quelle volte di aver rinunciato ad andare a giocare con gli altri bambini, preferendo di stare da solo a scrivere le mie prime storie. Ma l’infanzia è durata davvero troppo breve, e la realtà di cosa stava accadendo nella mia vita mi ha segnato parecchio: a sedici anni ho dovuto rinunciare agli studi e ho iniziato a lavorare in un negozio di frutta e verdura per mantenere mia madre e mia sorella, dato che mio padre ci aveva lasciato. Avevamo davvero una situazione economica critica. Ricordo molto bene come mi sentivo in quel periodo: solo, triste, annullato. L’idea di aver rinunciato a tutto ciò in cui sognavo mi ha portato in un tunnel di depressione, all’interno del quale non vedevo via d’uscita. Avevo diciassette anni, e il mondo sembrava crollarmi addosso. E fu proprio in quel periodo che venne fuori Dave Street e il mio ritorno alla scrittura. Da quel momento, scrivere è stato come una terapia, un riscatto sociale per il quale poter andare avanti. Iniziai a scrivere Dave Street e il Mago Pietrificatore e, in poco tempo, nacquero i vari personaggi che avrebbero accompagnato questa lunga storia che narra le vicende di Dave Street contro il Signore Oscuro Mortifer.

Il tempo e/è lo spazio, grandezze variabili e interconnesse cariche di significati e di  arcani misteri. Come interagisci con il tempo presente, ne percepisci il respiro? E con lo spazio che ti circonda?

Il tempo e lo spazio sono concetti complessi e affascinanti che influenzano profondamente la nostra percezione e la nostra esistenza. Personalmente, cerco di essere consapevole del tempo presente e di vivere nel momento, cercando di apprezzare le esperienze e le emozioni che si presentano in ogni istante. Percepisco il respiro del tempo attraverso i cambiamenti che avvengono nella mia vita e nella mia crescita personale. Quanto allo spazio che mi circonda, cerco di rendermi conto della sua importanza e della sua influenza sulla mia vita quotidiana. Mi sforzo di creare spazi che ispirino e mi permettano di esprimere la mia creatività e la mia individualità. Mi interesso anche alla relazione tra o spazio fisico e il benessere mentale, cercando di mantenere un ambiente che favorisca il mio equilibrio e la mia serenità.

Che cos’è per te la realtà e cosa è reale? Ciò che è fisicamente tangibile e/o percettibile? Che rapporto hai con la realtà che ti circonda?

La realtà è una porta d’accesso che mi riporta dal mondo che ho creato nei miei libri. Quando scrivo, per esempio, non esisto a 360° e questa cosa mi fa davvero pensare quanto mi senta davvero libero e felice. Il rapporto che ho con la realtà è l’essenza dalla quale io traggo molte idee. Sai quante volte mi ritrovo ad osservare tutti i passanti che trovo nella Underground di Londra? Ammetto di essere una persona curiosa, e non ti nascondo che inizio a fantasticare sulle loro vite, immaginando cosa fanno, dove stanno andando, quale lavoro svolgono. Mi è anche capitato di restare particolarmente colpito da certi volti che mi hanno aiutato a descrivere i miei personaggi. Forse per alcuni potrebbe essere inquietante, persino per Steven King, ma trovo che sia davvero fantastico. La realtà, dopotutto, ci serve anche per raccontare cosa succede nella società e nel mondo, che sono in continua trasformazione.

Sei autore di ben sette libri, una vera e propria saga, con protagonista Dave Street, giovane mago direttore del Priorato di Nemesi che nel romanzo edito da Calibano Editore Dave Street e l’amuleto di fuoco scopre che il Signore Oscuro Mortifer è alla ricerca del prezioso amuleto grazie al quale potrà ottenere il potere assoluto. Con l’aiuto delle sue fedeli amiche Paula e Deborah e di un potente Stregone cercherà di impedirlo in un susseguirsi di avvincenti e rocambolesche avventure in cui assistiamo alle più prodigiose magie e incantesimi con la fantasmagorica girobussola e il portentoso metroquadro, protagonisti i vampiri, i fantasmi, i malvagi Morditeschi, i folletti, i maghi, le streghe… un mondo parallelo in cui il mondo magico e il mondo profano (vale a dire quello degli uomini?) si alleano contro i vampiri. Balza agli occhi la stretta assonanza tra il tuo nome e quello del protagonista: è il tuo alter ego? Chi si cela dietro le sembianze di Mortifer? Se la Gioconda che si trova al Louvre è una copia dell’originale dove si trovano e cosa rappresentano le città di Enclipoli e Kartenia? In quale tempo si svolgono i fatti narrati?

Ho riflettuto molto su questa assonanza tra il mio nome e quello del protagonista, ma è una cosa che ho capito nel tempo, man mano che la storia si sviluppava e il forte peso che il protagonista ha nel mondo magico per salvarlo dall’ascesa del Signore Oscuro Mortifer. C’è sicuramente una somiglianza, specie nei tratti somatici, ma anche nell’aspetto caratteriale: molti lettori, dopo aver letto il libro, mi chiamano Dave, proprio perché vedono me all’interno della storia. Riguardo a Mortifer, voglio darti un grande beneficio: sei il primo che mi fa una domanda che attendevo da molto tempo, sai? Ho analizzato nel tempo la nascita di Mortifer, l’antagonista della saga, e mi sono sempre chiesto da quale parte della mia anima potesse essere nato un personaggio oscuro, cattivo, con il desiderio di dominio nel mondo. Mi sono sempre detto che i personaggi, in qualche modo, sono lo specchio dell’autore/trice. Da un punto di vista psicologico, credo fortemente che Mortifer sia nato dalla mia rabbia e dal forte dolore che stavo attraversando quando c’erano problemi in casa. Io, mia madre e mia sorella stavamo veramente messi molto male, anche dal punto di vista psicologico su ciò che mio padre ci aveva inflitto. A Dave Street devo veramente tutto: mi ha aiutato a credere in me stesso e a ricostruire la mia famiglia. Quando iniziai a scrivere la trama e i vari intrecci fra un libro e l’altro, realizzai qualcosa che mi ha davvero reso molto felice: la collocazione del tempo parte dal 2014 (dal primo libro di Dave Street), mentre invece lo spazio ha delle incertezze, ma sappiamo che Xander, fratello di Dave e ricercatore di manufatti Profani (noi umani praticamente), viaggia nel loro mondo e ha visitato città come New York, Tokyo, ed è stato anche in Australia. Enclipoli, capitale dell’Isola di Arath, come Kartenia, capitale delle Terre di Soterghage, insieme ad altre terre di cui non posso fare il nome (spoiler!), non hanno una collocazione ben precisa, e sai perché? Lascio che siano i lettori di tutto il mondo a decidere dove collocarli. Tutti devono viaggiare con la fantasia.

Avrà mai fine l’annosa lotta tra il Bene e il Male?

A questa domanda, non posso rispondere in pieno, poiché potrei rivelare spoiler delle trame successive, tuttavia posso dirti che in questo libro i personaggi iniziano ad avere una collocazione: abbiamo infatti Dave Street e i suoi amici, con Alastair Marth, Kathlyn e molti altri che si preparano all’ascesa di Mortifer, dall’altra ci sono i Morditeschi e tutti i sostenitori che già vengono un po’ menzionati. Il mondo magico si prepara alla minaccia dell’oscurità, all’interno del quale l’amicizia, la famiglia, l’amore verranno messi a dura prova. Mentre questo tema può sembrare senza fine e eterno, spesso porta con sé un messaggio di speranza e di fiducia.

Quali sono i tuoi programmi futuri?

Ho già  terminato il quarto libro e ho iniziato a scrivere il quinto, anche se sto procedendo con estrema calma. Per fortuna non ho scadenze, per cui sto concentrando le mie attenzioni verso gli studi, dato che sto frequentando l’università a Londra, dove spero con tutto il cuore di ottenere la laurea in lingue. Al momento sono anche in fase di lettura, periodo in cui divoro un libro ogni tre giorni. Mi sto godendo le bellezze che circondano la città di Londra, la quale offre davvero tanto. Qui mi sento a casa, nel mio posto. E non sono mai stato così felice.

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