Dal 10 settembre Zalib Informal Academy: al via la seconda edizione del percorso gratuito di formazione per le industrie culturali e creative.

Torna Zalib Informal Academy, il percorso gratuito di formazione informale promosso da APS Zalib & I Ragazzi di Via della Gatta. Dopo il positivo riscontro della prima annualità, la nuova edizione si conferma come uno spazio di apprendimento accessibile e trasversale, rivolto a giovani adulti — studenti e lavoratori — interessati ad acquisire competenze pratiche e a esplorare nuove prospettive professionali nei settori della cultura e della creatività. Le attività prenderanno avvio il 10 settembre 2026 presso il Centro Giovani I Municipio di Roma e si concluderanno il 5 dicembre 2026.L’Academy nasce dalla convinzione che la formazione possa costituire un ambito aperto di sperimentazione, confronto e produzione culturale, capace di mettere in relazione competenze, linguaggi e professionisti provenienti da ambiti differenti. Il percorso adotta un approccio laboratoriale, partecipativo e orientato alla realizzazione di progetti concreti, alternando momenti teorici e attività pratiche.Il programma della seconda edizione amplia l’offerta formativa articolandola in moduli dedicati a urban art, produzione musicale, art direction e progettazione culturale, editoria, cinema e digital humanities, condotti da artisti, professionisti ed esperti del settore. Accanto agli approfondimenti teorici, i partecipanti saranno coinvolti nella progettazione e nella realizzazione di elaborati artistici e culturali, sperimentando il lavoro di gruppo e misurandosi con reali processi creativi. I lavori prodotti — tra cui poster art affissi su muri legali, un libretto illustrato di poesie e disegni e opere digitali — saranno presentati al pubblico in occasione dell’evento finale, e affronteranno tematiche di rilevanza sociale e ambientale quali i diritti umani, il dialogo interculturale, l’uguaglianza di genere, l’inclusione e la sostenibilità.

Tra i formatori e gli ospiti della nuova edizione figurano, tra gli altri, Giulia CaminitoMatteo B. BianchiEr PintoKenji e i Cor Veleno, impegnati rispettivamente nei percorsi dedicati all’editoria, all’urban art e alla produzione musicale.

Il calendario prenderà avvio con un Open Day aperto al pubblico giovedì 10 settembre, dalle 18:00 alle 20:00: un’occasione per conoscere il programma, incontrare i formatori, approfondire le modalità di partecipazione e accedere alle iscrizioni ai laboratori.

Con questa seconda annualità, Zalib Informal Academy ribadisce la propria vocazione a costruire occasioni di apprendimento accessibili e inclusive, promuovendo la cultura come strumento di crescita personale, partecipazione e sviluppo professionale per le nuove generazioni.

Il progetto, promosso da Roma Capitale – Assessorato alla Cultura, è vincitore dell’Avviso Pubblico Roma Creativa 365. Cultura tutto l’anno, in collaborazione con Zètema Progetto Cultura.

Informazioni

Zalib Informal Academy – II edizione

Centro Giovani I Municipio – Via della Penitenza 35, Roma                                 academy@zalib.it                                                                                                                      www.zalib.it

Ufficio Stampa                                                                                               comunicazione@zalib.it

Ufficio stampa NowPress
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“Omaggio a Guccini”: sabato 19 settembre alla Camera del Lavoro di Milano con Alessio Lega, Guido Baldoni e Massimo Germini

Il grande cantautore emiliano, scomparso a inizio agosto all’età di ottantasei anni, verrà ricordato nel concerto-racconto ideato da Alessio Lega (voce, chitarra) insieme a Guido Baldoni (voce, fisarmonica, pianoforte) e a Massimo Germini (voce, chitarra classica, bouzouki). Ingresso libero fino a esaurimento posti .

Milano – È in programma sabato 19 settembre alla Camera del Lavoro di Milano il concerto-racconto “Omaggio a Guccini”organizzato dall’associazione culturale Secondo Maggio in collaborazione con la CGIL Milano per ricordare il grande cantautore emiliano, scomparso poche settimane fa all’età di 86 anni. L’evento andrà in scena nell’auditorium Di Vittorio alle ore 17.30 con ingresso libero fino a esaurimento posti.  

Lo spettacolo nasce da un’idea di Alessio Lega (voce, chitarra), cantautore e scrittore due volte vincitore della Targa Tenco, che condividerà il palco con Guido Baldoni (voce, fisarmonica, pianoforte), specializzato nei repertori poetici e teatrali, e Massimo Germini (voce, chitarra classica, bouzouki), compositore, arrangiatore e storico collaboratore di Roberto Vecchioni.

Cantautore, autore, scrittore, sporadicamente anche attore, autore di colonne sonore e di fumetti, allergico alle celebrazioni e alla retorica ma anche punto di riferimento, in un momento in cui si avverte drammaticamente la mancanza di figure simbolo, Francesco Guccini fa parte di quella generazione che con la canzone d’autore ha dato uno dei contributi più significativi e originali alla cultura italiana del secolo scorso.

Spiega Alessio Lega: «Francesco Guccini  ha avuto una vita lunga e feconda ed è stato un autore coltissimo, intimista e leopardiano. Era ossessionato dal tempo che passa, ma era anche una persona vitale, burlona, giocosa. Chi ha assistito a un suo concerto sa che era un formidabile intrattenitore, serio e faceto al tempo stesso, capace di parlare al pubblico di un palazzetto dello sport come agli avventori di un’osteria. In “Dio è morto”, “Auschwitz” e nei suoi primi brani rivive il mito della controcultura americana, mescolato con la tradizione poetica della canzone francese. In lui convivono Bob Dylan e Jacques Brel. Poi la sua visione si allarga e nascono decine di capolavori come “L’incontro”, “Il vecchio e il bambino”, “Il pensionato”, “L’avvelenata”, forse la più nota invettiva della poesia cantata del Dopoguerra, ed ovviamente “La locomotiva”, inno anarchico post-moderno che tiene insieme distanza e partecipazione e che è stato l’educazione politico-sentimentale di tre generazioni».

Intimista, “romanticamente anarchico” ma anche esplicitamente di sinistra e dalle forti convinzioni antifasciste, spirito inquieto e critico (“Primavera di Praga”), Guccini era attento anche al presente (“Canzone per Silvia”, “Piazza Alimonda”). Per nessuno come per lui era vero lo slogan «Il personale è politico», senza però dimenticare i riferimenti familiari, le origini contadine, il paese di Pavana, nel cuore dell’Appennino tosco-emiliano, il mulino di famiglia e il nonno emigrante in America (“Amerigo”). 

Sabato 19 settembre 2026, ore 17.30
Omaggio a Francesco Guccini
Concerto-racconto con Alessio Lega (voce, chitarra), Guido Baldoni (voce, fisarmonica, pianoforte) e Massimo Germini (voce, chitarra classica, bouzouki).
Dove: auditorium G. Di Vittorio, Camera del Lavoro, corso di Porta Vittoria 43, Milano.
Ingresso libero fino a esaurimento posti.
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Urban Book Club porta il book club in viaggio: quaranta lettori da Roma verso una destinazione segreta.

Sabato 12 settembre Urban Book Club Roma, book club-community itinerante nata nel 2023, partirà da Roma Termini con circa quaranta partecipanti per un evento speciale dedicato a Il treno di mezzanotte di Matt Haig, in collaborazione con Edizioni e/o.La destinazione resterà segreta fino alla partenza.Durante il viaggio i partecipanti discuteranno del libro, qualcuno approfitterà del tragitto per terminarlo, e la conversazione continuerà poi davanti a un aperitivo in una cantina del luogo.

Urban Book Club nasce con l’idea di portare la lettura fuori dai luoghi tradizionali e trasformarla in un’esperienza condivisa. Oggi la community conta circa diecimila followers su Instagram e oltre mille membri su Telegram e, negli anni, ha organizzato discussioni, silent reading, incontri con scrittori ed eventi in librerie, musei, cinema, parchi, terrazze, al mare e in Metro, collaborando con numerose realtà culturali.

“Quando ho avuto l’idea di Urban Book Club ero appena tornata a Roma dopo quasi dieci anni in UK. Ero entusiasta di riscoprire la città e i suoi dintorni, ma avevo pochissimi contatti rimasti e sapevo che leggere avrebbe potuto aiutarmi a ricostruire una rete sociale, oltre che a sentirmi di nuovo parte di un luogo. Più di quaranta eventi e migliaia di pagine lette dopo, eccoci qui: una community cresciuta attorno ai libri, alle persone e alla voglia di vivere Roma in modo diverso. Per questa ragione questo viaggio la cui meta resterà segreta fino all’ultimo mi emoziona particolarmente: l’idea del book club mi è venuta proprio lì, all’inizio del 2023. È un piccolo ritorno alle origini, ma con tanti altri lettori al seguito.”

Martina Cotichella, founder Urban Book Club Roma

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Dai sei ai centotré anni, la poesia non ha età: la notte de “I Fiumi di Jane” che ha azzerato le distanze.

Al Parco Vita di Ponte San Nicolò una serata iniziata nella “selva oscura” di Dante e terminata sotto la luce della luna. Bambini, adolescenti e adulti hanno condiviso lo stesso microfono, trasformando poesia e cultura in un incontro tra generazioni.

Ponte San Nicolò (PD) – Sei anni da una parte, centotré dall’altra. In mezzo c’è quasi un secolo di vita. Eppure, per una sera, quella distanza è sembrata scomparire.

È accaduto sabato 29 agosto al Parco Vita di Ponte San Nicolò, durante l’incontro organizzato dall’associazione culturale I Fiumi di Jane. Una serata nata attorno alla poesia e diventata progressivamente qualcosa di più: un viaggio tra generazioni, esperienze e linguaggi differenti, nel quale la Divina Commedia, le poesie degli adulti e quelle scritte dai bambini hanno condiviso lo stesso spazio e lo stesso microfono.

Ad aprire la serata è stato Paolo Russo, presidente dell’associazione, scegliendo un’immagine destinata a diventare il filo conduttore dell’intero incontro: la selva oscura di Dante. «Più che un incontro, il nostro sarà un viaggio attraverso la selva oscura», ha detto introducendo la serata. Una selva intesa non soltanto come riferimento letterario, ma come metafora delle crisi che attraversano la vita. «La nostra crescita passa attraverso una crisi, attraverso il metabolizzare un vissuto interno che ci apre al cambiamento».A dare voce concreta a Dante è stato quindi Roberto, che ha recitato a memoria il primo canto dell’Inferno della Divina Commedia. Nel silenzio del parco, le terzine dantesche hanno aperto un percorso che avrebbe progressivamente portato la serata dalla grande tradizione letteraria all’espressione contemporanea e, soprattutto, da una generazione all’altra.

Dopo gli interventi poetici di Michele, Monica e Marco, è arrivato uno dei momenti più significativi della serata. A prendere la parola sono stati Anita, Situm, Kitum e Ginevra, i giovanissimi poeti dell’associazione, di età compresa tra i 6 e i 16 anni. Non hanno recitato testi scelti per loro dagli adulti: hanno portato al pubblico poesie scritte da loro. Ed è proprio in questa scelta che l’esperienza de I Fiumi di Jane ha mostrato uno dei suoi tratti più caratteristici: bambini e adolescenti non come spettatori di una cultura prodotta dagli adulti, ma come autori capaci di raccontare il proprio mondo attraverso le parole.

La Divina Commedia recitata a memoria e la poesia scritta da un bambino di sei anni si sono così ritrovate, a distanza di pochi minuti, davanti allo stesso pubblico. Non per cancellare le differenze di esperienza, formazione o età, ma per cancellare la distanza che impedisce alle differenze di incontrarsi. Con gli interventi di Eugenia, Mariya, Stefano, Giuseppe e Maria, la serata si è aperta ulteriormente alle domande dell’esistenza. Eugenia, insieme agli altri autori, ha contribuito con il proprio intervento al percorso di voci e sensibilità differenti che ha caratterizzato l’incontro. Giuseppe ha introdotto il tema della coscienza, portando il pubblico a confrontarsi con una delle dimensioni più profonde dell’esperienza umana. Maria ha invece parlato della necessità di vivere pienamente i propri anni, raccontando la storia di una sua amica di 103 anni.

Ed è stato allora che è emerso quasi spontaneamente uno dei significati più suggestivi della serata. Poco prima, davanti allo stesso microfono, avevano parlato giovanissimi autori, il più piccolo di appena sei anni. Adesso entrava idealmente in quello stesso spazio una vita arrivata a 103. Dai 6 ai 103 anni. Quasi un secolo separava quelle esperienze. Eppure entrambe parlavano della stessa cosa: della vita e della possibilità di abitarla pienamente. Poi è terminata la parte programmata. E proprio allora è accaduto qualcosa che nessuna scaletta avrebbe potuto prevedere. I giovani poeti hanno dato vita spontaneamente a una performance artistica, coinvolgendo con il loro entusiasmo gli adulti presenti. Il palco ha cominciato a perdere i propri confini. Chi fino a poco prima ascoltava è diventato parte dell’esperienza; la poesia ha incontrato il movimento, il gioco e la partecipazione.

Il passaggio tra generazioni è diventato ancora più evidente quando Nicole e Francesco, entrambi di otto anni, hanno preso il microfono per leggere alcune poesie di Michele. Le parole scritte da un adulto hanno trovato le voci di due bambini. Un gesto nato spontaneamente che ha finito per raccontare l’intera serata meglio di qualsiasi dichiarazione programmatica. Intorno, nel frattempo, era scesa la notte. Il Parco Vita era diventato un piccolo teatro naturale all’aperto: il pubblico tra gli alberi, le voci al microfono e sopra tutti una splendida luna a illuminare la scena. Una coincidenza quasi perfetta per un incontro cominciato alcune ore prima parlando della “selva oscura”. Si era partiti dal buio di Dante, dalla crisi e dallo smarrimento come passaggi possibili del cambiamento. Si è arrivati alla luce, con bambini e adulti insieme. Forse proprio qui si trova il senso più profondo della serata de I Fiumi di Jane: azzerare le distanze non significa cancellare le differenze.

Un bambino di sei anni non possiede l’esperienza di un adulto. Un poeta esperto non guarda il mondo con gli stessi occhi di un adolescente. Una persona che ha attraversato un secolo di vita porta con sé un tempo che un bambino può soltanto immaginare. Ma queste differenze non devono necessariamente diventare muri. Possono diventare incontro. E la cultura può essere proprio il luogo nel quale questo incontro accade. Sabato sera, al Parco Vita, Dante e le poesie dei bambini, i sei e i centotré anni, la parola preparata e l’improvvisazione, il palco e il pubblico hanno finito per appartenere allo stesso racconto. Un racconto iniziato nella selva oscura e terminato sotto la luna.

Con una convinzione semplice: non dobbiamo avere tutti la stessa voce. Dobbiamo costruire luoghi in cui tutte le voci possano essere ascoltate.

Associazione culturale I Fiumi di Jane.

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“Pandora”, quando il paesaggio entra nella drammaturgia.

Si è conclusa l’XI stagione del Teatro dei Calanchi. Le sette rappresentazioni di Pandora hanno registrato il tutto esaurito, segnando la più alta partecipazione nella storia del progetto. Un’edizione interamente dedicata al teatro e a una sola nuova produzione, costruita nei Calanchi di Pisticci facendo di luce naturale, distanze, argilla, corpi e presenza del pubblico
elementi della scrittura scenica.

Si è conclusa a Pisticci, in Basilicata, l’XI stagione del Teatro dei Calanchi. Le sette
rappresentazioni di Pandora, nuova creazione di Daniele Onorati nata dalla residenza artistica 2026, hanno registrato il tutto esaurito, con spettatori arrivati da tutta Italia e una presenza più contenuta anche dall’estero. È il dato di partecipazione più alto dalla nascita del progetto, raggiunto in una stagione che ha scelto di concentrare l’intero programma su un’unica opera teatrale. Una scelta che acquista significato anche nei numeri. Di fronte a una domanda superiore alla disponibilità, il Teatro dei Calanchi ha mantenuto deliberatamente contenuta la capienza. Qui la crescita del pubblico non coincide automaticamente con l’aumento delle presenze possibili: esiste una soglia oltre la quale la relazione tra spettacolo, spettatore e ambiente cambierebbe natura.
Intorno a Pisticci, nel Materano, l’argilla apre il territorio in una successione di creste, vuoti e profondità, quasi priva di riferimenti costruiti. È in questo spazio che da undici anni il Teatro dei Calanchi sviluppa la propria ricerca, introducendo temporaneamente il dispositivo teatrale senza trasformare il luogo in un’infrastruttura permanente.La questione è artistica prima ancora che ambientale.

Non tutto ciò che accade in un paesaggio entra realmente in relazione con quel paesaggio. È possibile utilizzare la natura come fondale spettacolare, appropriarsi della sua forza visiva, concentrarvi grandi quantità di persone e lasciare che il luogo svolga semplicemente la funzione di scenografia.

Il Teatro dei Calanchi parte da un principio diverso: il luogo non deve servire l’evento; è l’opera che deve trovare la propria misura rispetto al luogo.

Questo comporta ridurre l’affollamento e gli interventi al necessario, riconoscere la fragilità dell’ambiente e considerare la presenza umana come qualcosa che produce sempre una conseguenza. Il rispetto della natura smette così di essere un tema dichiarato e diventa un criterio concreto di produzione.

È dentro questa disciplina che è nata Pandora.

L’opera non è stata concepita in uno spazio neutro e successivamente trasferita nei Calanchi. È cresciuta direttamente nel confronto con essi. Una distanza di cinquanta metri poteva diventare una decisione drammaturgica; il tempo necessario a percorrerla modificare il ritmo di una scena; pochi metri di differenza nella posizione di un corpo cambiare completamente un’immagine.

Il tramonto, soprattutto, non era un effetto luminoso da regolare. Procedeva secondo il proprio tempo, accompagnando la rappresentazione dal giorno alla notte.

Per lo spettatore tutto poteva apparire naturale. Quella naturalezza era il risultato di un lavoro attoriale e registico estremamente preciso, sviluppato affinché gesto, spazio, tempo e presenza trovassero una necessità comune.

È qui che il Teatro dei Calanchi si separa dall’idea di semplice ambientazione.

In un edificio teatrale molte coordinate sono disponibili prima ancora che cominci il lavoro: un punto di vista, la distanza fra scena e platea, una luce controllabile, proporzioni e accessi già definiti. Nei Calanchi queste convenzioni devono essere ripensate dall’origine. Il luogo pone domande prima di offrire soluzioni.

Dietro le poche ore vissute dal pubblico c’è quindi un processo iniziato mesi prima: scrittura, residenza artistica, ricerca sui corpi e sulle voci, costruzione delle azioni direttamente nello spazio, composizione delle distanze e una regia costantemente chiamata a confrontarsi con ciò che non può essere interamente addomesticato.Il valore di questa complessità sta proprio nella capacità di non esibirsi come tale. Il lavoro raggiunge il proprio esito quando il meccanismo scompare e rimane l’opera.

Su questa stessa logica si innesta la riscrittura del mito.

Onorati riprende uno dei racconti fondativi della cultura occidentale sottraendolo alla ricostruzione archeologica e lavorando sulle contraddizioni che continua a consegnare al presente: la colpa attribuita a una donna, il desiderio di conoscere trasformato in condanna, la necessità di individuare un responsabile quando le conseguenze diventano più grandi di chi ha compiuto il gesto.

La riscrittura prende corpo attraverso cinque figure che conservano il nome del mito ma ne spostano continuamente il significato. Francesca Vignali è Pandora, al centro di una vicenda che progressivamente si sottrae alla colpa che la tradizione le ha assegnato; Marco De Letteriis, Prometeo nella precedente edizione, interpreta Epimeteo, chiamato a misurarsi con le conseguenze di ciò che ha accolto senza comprenderlo fino in fondo.

Chiara Ritelli, già Nemesis in Prometeo, torna al Teatro dei Calanchi nel ruolo di Caos, presenza inquieta e generatrice. Marta Ferrarini è Thanatos, restituita attraverso una presenza scenica rigorosa e concreta, capace di far entrare la morte nella trama senza ridurla a figura illustrativa.

Matteo Magatti interpreta Eros, imprimendo al personaggio un’energia fisica che attraversa la composizione e ne modifica gli equilibri.

Cinque presenze differenti, chiamate a rimettere in movimento il mito attraverso il corpo prima ancora che attraverso la sua spiegazione.

Nei Calanchi questa scelta ha conseguenze concrete. Gli interpreti si misurano realmente con pendenze, distanze, materia e perdita progressiva della luce. La terra che si frattura, l’orizzonte che altera la percezione delle dimensioni e il passaggio dal giorno alla notte esistono prima come fatti e solo successivamente possono diventare segni.

Le sette rappresentazioni hanno così condiviso una drammaturgia e una composizione definite senza poter coincidere perfettamente. Il mutare della luce e dell’aria, la presenza degli spettatori, la diversa percezione delle distanze intervenivano sull’accadere scenico senza alterarne l’architettura.

Proprio il pubblico ha restituito uno dei segnali più interessanti della stagione.

Dopo i saluti finali, sera dopo sera, gli spettatori hanno letteralmente invaso con gentilezza lo spazio scenico per incontrare gli attori e il regista. Lo spettacolo continuava così, informalmente, nelle conversazioni, nelle domande, nei confronti nati a pochi minuti dalla conclusione.

In quei dialoghi è emersa anche l’attenzione verso la drammaturgia. Nella penna di Onorati, il percorso mitografico assume l’archetipo non come reperto da rendere contemporaneo a forza, ma come strumento ancora disponibile per affrontare il presente. Il mito viene attraversato, contraddetto e rimesso in funzione: Pandora, Epimeteo, Eros, Thanatos e Caos cessano di appartenere soltanto a un racconto antico e tornano a interrogare responsabilità, conoscenza, desiderio, limite e colpa.

Il fatto che molti spettatori abbiano sentito il bisogno di discutere il lavoro oltre il tempo della rappresentazione è stato uno degli indicatori più concreti della sua ricezione.

Anche il risultato di pubblico va letto dentro questo quadro. La stagione con la più alta partecipazione degli undici anni del Teatro dei Calanchi è stata, contemporaneamente, quella che ha scelto di non espandere indiscriminatamente la propria capacità di accoglienza.

Il tutto esaurito non diventa quindi il presupposto per occupare ancora di più il territorio, ma la dimostrazione che è possibile costruire una forte partecipazione mantenendo un limite. È una posizione distante da una concezione dell’evento che misura il proprio valore soprattutto sulla quantità di persone che riesce a concentrare in un luogo. Per il Teatro dei Calanchi il limite appartiene invece al linguaggio del progetto: esattamente come una distanza scenica, un corpo o il tempo reale del tramonto.

Pandora consegna così una domanda che supera la singola produzione e riguarda una parte della ricerca scenica contemporanea: quanto profondamente un luogo può entrare nella struttura di un’opera senza essere consumato come scenografia?

Il 29 agosto Pandora ha avuto la sua ultima forma del 2026. Si è chiusa la stagione più partecipata nella storia del progetto, ma resta aperta la questione che l’ha attraversata: come produrre un’opera capace di incidere profondamente nell’esperienza di chi la incontra e, nello stesso tempo, lasciare sul luogo che l’ha resa possibile una traccia minima.

È dentro questo rapporto tra intensità dell’esperienza e misura della presenza che il Teatro dei Calanchi continua la propria ricerca.

Pandora  Teatro dei Calanchi, XI stagione Drammaturgia e regia: Daniele Onorati

Con Francesca Vignali, Marco De Letteriis, Chiara Ritelli, Marta Ferrarini, Matteo Magatti Costumi: Lina Torzella

MUA: Paola Oliveto Hair: Anna De Nittis Pisticci (MT), Basilicata teatrodeicalanchi.com

Gli scatti sono eseguiti da: Giambalvo&Napolitano

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Jazz Area Metropolitana compie dieci anni: sei appuntamenti tra Riviera del Brenta e Miranese.

Dal 4 settembre al 23 ottobre, cinque comuni della Città metropolitana di Venezia ospitano la decima edizione della rassegna, tra esordi discografici, nuove produzioni e artisti internazionali.

La rassegna Jazz Area Metropolitana compie dieci anni e torna nei territori della Riviera del Brenta e del Miranese. Dal 4 settembre al 23 ottobre 2026, sei appuntamenti a Santa Maria di Sala, Scorzè, Spinea, Dolo e Mirano metteranno in dialogo generazioni, linguaggi e provenienze differenti.In un decennio di attività JAM ha ospitato musicisti provenienti, tra gli altri, da Germania, Svezia, Svizzera Repubblica Ceca, Austria Polonia e Stati Uniti, portando la musica anche in spazi non abitualmente destinati ai concerti. Accanto all’attività concertistica, negli anni Jazz Area Metropolitana ha promosso iniziative didattiche nelle biblioteche dei comuni coinvolti, proseguendo anche nell’edizione 2026 con un laboratorio musicale rivolto ai bambini.

Programma

https://a1fdd.r.sp1-brevo.net/mk/cl/f/sh/SMK1E8tHeFuBo1OxvLfR4OeZL9Eb/6CaiAQQOASDe «Con questa decima edizione raggiungiamo un traguardo significativo, frutto di un percorso costruito nel tempo grazie alla collaborazione, al dialogo e alle sinergie tra i Comuni dell’area metropolitana veneziana. In questi anni JAM ha consolidato la propria identità come progetto culturale diffuso, capace di valorizzare spazi, territori e comunità attraverso una proposta artistica di qualità», afferma Nicola Fazzini, direttore artistico della rassegna.

Il tema scelto per l’edizione 2026 resta “I colori del jazz”. Sul palco si alterneranno il quartetto trentino MYND, la cantautrice svizzera Lea Maria Fries, la cantante Perla Palmieri, il batterista Giacomo Ganzerli, l’Ensemble Due Fiumi, formato da giovani musicisti dei Dipartimenti di Jazz dei Conservatori del Veneto, e il contrabbassista Roberto Bonati.

Biglietti

https://a1fdd.r.sp1-brevo.net/mk/cl/f/sh/SMK1E8tHeG13GADv6VovADxJJRor/ygL7wVwTt1YS 

«Fin dalla sua nascita, la rassegna ha perseguito l’obiettivo di creare connessioni tra luoghi e persone, portando sul territorio musiche originali e innovative e dando spazio ad artisti e artiste di diverse provenienze, generazioni e culture», prosegue Fazzini. «JAM propone una visione a grandangolo delle musiche contemporanee, con particolare attenzione a quelle improvvisate, aperte alla ricerca, alla contaminazione e all’imprevedibilità».

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Dall’aula al grande schermo: le scuole italiane arrivano alla Mostra del Cinema di Venezia.

Il 4 settembre l’appuntamento con “Media Education: il potere trasformativo del cinema breve”, l’evento che valorizza i progetti di cinema, audiovisivo e media education realizzati dalle scuole italiane, promosso da Spaggiari attraverso ClasseViva EXTRA in collaborazione con WeShort. In programma anche la proiezione di “Prove tecniche di empatia”, cortometraggio sul bullismo diretto da Jacopo Cullin.

31 agosto 2026 – Il 4 settembre studenti, docenti, istituzioni e industria audiovisiva saranno protagonisti di “Media Education: il potere trasformativo del cinema breve”, l’evento che porterà alla Mostra del Cinema di Venezia alcune delle esperienze di cinema e media education sviluppate dalle scuole italiane per l’iniziativa “Educare allo sguardo” promossa da Spaggiari. Alla Match Point Arena del Lido di Venezia, dalle ore 11:30 alle 13:00, cortometraggi, documentari e video nati da progetti didattici saranno presentati e premiati, dando spazio non soltanto alle opere realizzate, ma anche al percorso che le ha generate: dall’ideazione e dalla sceneggiatura alle riprese e al montaggio, fino al lavoro svolto dal gruppo classe. Docenti e dirigenti saliranno sul palco per raccontare le esperienze sviluppate con gli studenti, il valore didattico dei progetti e il modo in cui il linguaggio cinematografico è entrato concretamente nelle attività scolastiche.Seguirà la cerimonia di premiazione in cui Spaggiari, promotore dell’iniziativa, assegnerà ai lavori più significativi i ClasseViva EXTRA Awards 2026, tra cui il riconoscimento al Miglior Cortometraggio Educativo e altri premi speciali dedicati alle opere audiovisive realizzate dalle scuole italiane.

Prove tecniche di empatia: il cinema affronta il bullismo

Accanto alle esperienze delle scuole, l’evento porterà sul grande schermo anche un esempio concreto del valore educativo che il cinema può assumere nell’affrontare temi complessi e vicini al mondo dei ragazzi. Sarà, infatti, proiettato “Prove tecniche di empatia”, cortometraggio dedicato al tema del bullismo diretto dall’attore, regista ed educatore Jacopo Cullin, presente in sala per introdurre la proiezione e raccontare il lavoro svolto con i ragazzi. Scelto da WeShort e vincitore del WeShort Award al Figari Film Festival 2026, il film è interpretato interamente da giovani studenti sardi senza precedenti esperienze attoriali.

L’incontro tra linguaggio cinematografico e didattica

Alla proiezione del cortometraggio, seguirà un momento di confronto sul ruolo del cinema nella formazione delle nuove generazioni che riunirà rappresentanti del mondo della scuola, delle istituzioni, dell’industria audiovisiva e dell’innovazione educativa. Le riflessioni prenderanno il via con l’intervento di Bruno Zambardino, Direzione generale Cinema e Audiovisivo. Al panel, moderato da Carlo Migotto – Direttore di Lago Film Fest, parteciperanno Nicola de Cesare, CEO di Spaggiari; Alex Loprieno, Founder di WeShort; Angela Mencarelli, CEO de La Fabbrica Società Benefit di Spaggiari; Nunzio Lella, Presidente di AIEF e Alessandro Inchingolo, Presidente di EQIA. Al centro del dialogo, esperienze e casi concreti per riflettere su come il linguaggio cinematografico possa integrarsi con la didattica tradizionale e contribuire allo sviluppo di creatività, partecipazione, inclusione e competenze trasversali.

Un impegno sulla media education che prosegue nel tempo

Educare allo Sguardo” si inserisce nel percorso sulla media education avviato da tempo da Spaggiari, azienda EdTech che quest’anno celebra cento anni al fianco della scuola italiana. Tra gli appuntamenti che hanno scandito questo impegno, la partecipazione alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2025 con l’incontro “Media Education: il potere didattico del cinema breve” e, nel 2026, diverse altre iniziative, tra cui “ClasseViva EXTRA, la scuola oltre l’aula”, l’evento organizzato lo scorso luglio in occasione del Giffoni Film Festival. “Con questo nuovo evento alla Mostra del Cinema il progetto compie un ulteriore passo avanti – spiega Andrea Pizzola, Chief Marketing & Digital Officer di Spaggiari “La riflessione sul valore educativo del cinema si arricchisce con le opere realizzate dalle scuole italiane che hanno accolto il nostro invito. Potremo così raccontare le esperienze maturate direttamente nelle classi e valorizzare in un prestigioso palcoscenico i risultati del lavoro svolto dagli studenti attraverso il linguaggio audiovisivo”.

Media Education: il potere trasformativo del cinema breve” anche in live streaming

Docenti, dirigenti scolastici, studenti e tutti gli interessati che non potranno essere presenti alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, potranno partecipare gratuitamente all’evento in live streaming, previa registrazione.

Informazioni e modulo di iscrizione al seguente link: Le scuole protagoniste a Venezia | Media Education con ClasseViva EXTRA

Gruppo Spaggiari Parma è il punto di riferimento per l’innovazione scolastica, un partner di fiducia da un secolo per scuole, istituzioni e aziende che credono nella trasformazione dell’educazione attraverso la digitalizzazione. Fondato nel 1926 con l’invenzione del registro scolastico cartaceo, in cent’anni di attività ha trasformato il modo in cui le scuole gestiscono l’insegnamento, l’organizzazione e la comunicazione, evolvendo in un ecosistema digitale completo al servizio di studenti, famiglie, docenti, dirigenti, aziende e istituzioni. Attraverso infrastrutture e tecnologie avanzate, contenuti per la didattica, formazione e consulenza specializzata, prodotti e servizi per la scuola, il Gruppo supporta il mondo dell’istruzione nella gestione e nello sviluppo di un sistema scolastico più efficiente, inclusivo, connesso e sostenibile, capace di formare generazioni pronte ad affrontare il futuro con consapevolezza, competenze e spirito critico. Con il registro elettronico ClasseViva ha creato la più grande community educativa in Italia, con oltre 4,5 milioni di utenti. Inoltre, ClasseViva EXTRA è l’ecosistema che integra la solidità di Gruppo Spaggiari Parma, i progetti educativi de La Fabbrica e la nuova app che estende la relazione oltre l’aula, attraverso proposte e strumenti per il supporto alla crescita di studenti e famiglie. Per offrire un supporto a 360° a tutta la comunità educante, negli anni il Gruppo ha ampliato il proprio portafoglio con l’integrazione di La Fabbrica Società Benefit, che collega aziende, istituzioni e mondo della scuola attraverso progetti educativi e formativi ad alto impatto sociale e reputazionale; ItaliaScuola, che supporta dirigenti scolastici, docenti e personale amministrativo nell’aggiornamento normativo, ed EUservice, che offre consulenza e soluzioni per sicurezza, privacy e ambiente. Dal 2023, Ambienta SGR, uno dei più grandi ed esperti asset manager europei interamente focalizzato sulla sostenibilità ambientale, ha investito in Gruppo Spaggiari Parma per accelerarne la crescita nel settore EdTech, rafforzandone il ruolo nella digitalizzazione e dematerializzazione dell’ecosistema scolastico. In linea con la propria mission di ridurre l’impatto ambientale nei processi amministrativi e didattici, il Gruppo si inserisce perfettamente nella strategia d’investimento di Ambienta, che punta su aziende capaci di migliorare l’efficienza delle risorse naturali e il controllo dell’inquinamento.

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“Ho lasciato una canzone sulla soglia” – Otto voci di donne da Gaza

Ho lasciato una canzone sulla soglia: dall’inferno di Gaza, il coro straziante e necessario delle donne che resistono tra le macerie

In libreria e negli store online l’opera della scrittrice e poetessa gazawi Inaam Sa’id, a cura di Monica Messa, con prefazione di Nicola Vacca. Otto testimonianze dirette di donne e poesie nate sotto la pioggia di fuoco.BARI / GAZA – Arriva nelle librerie una testimonianza letteraria ed umana di inestimabile valore e drammaticità: «Ho lasciato una canzone sulla soglia» (و ترکت أغنية.. للعتبة صوت), opera firmata dalla scrittrice, poetessa e insegnante gazawi Inaam Sa’id, a cura di Monica Messa e con la prefazione del giornalista e poeta Nicola Vacca.

Il libro non è un semplice resoconto di cronaca, ma il racconto nudo, spietato e privo di retorica di chi l’inferno della Striscia di Gaza lo sta vivendo sulla propria pelle. Nata nel solco degli eventi drammatici scatenatisi dopo il 7 ottobre 2023, l’opera raccoglie otto testimonianze dirette di donne – madri, professioniste, giovani, artiste che documentano l’orrore quotidiano della sopravvivenza, la perdita, la fame, la distruzione e lo sradicamento forzato, intrecciate ai versi poetici scritti da Inaam Sa’id sotto i bombardamenti.

Le Otto Voci della Resistenza Femminile

Inaam Sa’id, operante sul campo come insegnante e mediatrice culturale, si fa «grembo e custode di anime», raccogliendo frammenti di esistenze spezzate per sottrarli all’oblio e al silenzio del mondo:

  • Nadia: Il dramma di una figlia diventata capofamiglia dopo la morte del padre e del fratello, uccisi mentre cercavano un sacco di farina sotto il mirino dei droni.
  • Shadia Al-Habil: Un’architetta laureata che vede la propria identità e la propria casa ridotte a polvere, raccontando il dramma del fango e della vita nelle tende a Rafah.
  • Iman Abdul Aziz: Madre di cinque figli, che descrive con crudo realismo la mancanza di medicine, la fame dei bambini nutriti solo con cibo in scatola salato e la scomparsa del marito.
  • Hanin Radwan: Attrice teatrale e attivista, testimone di parti avvenuti senza anestesia tra le corsie d’ospedale straripanti di feriti e dello shock dei continui sfollamenti.
  • Mona Ahmed: Governante che assiste all’annientamento della propria famiglia durante i bombardamenti all’alba e alla perdita degli affetti più cari.
  • Amira Ibrahim: Il «decimo esodo», la rabbia e la perdita della dignità di essere donna rannicchiata in un buco di plastica sulla spiaggia di Al-Qarara.
  • Najwa al-Arqan: Il racconto spietato dell’assedio alla scuola Salah al-Din, l’umiliazione delle donne prive persino dei servizi igienici e la ferocia dei cecchini.
  • Hala Ayoub: Sopravvissuta al massacro nel Nord di Gaza, una madre ferita con la figlia mutilata che descrive Jabalia e Beit Hanoun trasformate in cimiteri di mattoni.

«Non ci lasciano indifferenti queste otto voci che all’unisono raccontano lo stesso dolore […]. Abbiamo il dovere di leggere queste pagine, di ascoltare lo strazio di queste voci di donne che tra le macerie provano a sopravvivere di giorno in giorno. Se dimentichiamo Gaza, ci schieriamo dalla parte dei carnefici.» — Nicola Vacca (dalla Prefazione)

Il Valore dell’Opera e la Custodia della Memoria

Come sottolinea la curatrice Monica Messa nell’introduzione, il lavoro di Inaam Sa’id incarna la forma più alta di Sumud (la fermezza e resistenza culturale): la parola rifiuta di farsi cenere e si erge a presidio civile. In un contesto in cui la logica bellica azzera la dignità individuale e cancella intere famiglie dal “libro dei vivi”, questo volume restituisce ai profughi la loro dimensione umana, ricordando al lettore che dietro ogni dato statistico c’erano donne fatte di sogni, studi, decoro e vita.

«Inaam Sa’id è una donna che a Gaza abita il confine sottile tra il silenzio e la parola. Con questo libro si è trasformata da semplice cronista in custode di anime. Ha raccolto queste storie come si raccolgono cocci preziosi dopo un’esplosione, con la cura di chi sa che ogni frammento è un pezzo di pelle.»

— Monica Messa

Note biografiche

  • L’Autrice – Inaam Sa’id (Inaam M. Suliman): Poetessa, scrittrice e insegnante di inglese, vive e custodisce la sua storia direttamente nella Striscia di Gaza. Lavora a stretto contatto con i centri femminili locali, raccogliendo le voci delle donne sfollate e fornendo supporto psicologico per i traumi da conflitto. Le sue poesie scritte sotto il fuoco sono una testimonianza nuda e di grande valore civile.
  • La Curatrice – Monica Messa: Poetessa e scrittrice. Con una spiccata sensibilità verso la poesia sociale e d’impegno civile, ha curato l’edizione italiana dell’opera di Inaam Sa’id, facendosi ponte culturale tra la voce soffocata di Gaza e il lettore italiano.

Scheda del Libro

  • Titolo: Ho lasciato una canzone sulla soglia
  • Autrice: Inaam Sa’id
  • A cura di: Monica Messa
  • Prefazione: Nicola Vacca
  • Foto di copertina: Ahmed Akacha
  • Anno: 2026

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“Lucca Film Festival” XXII Edizione – I film e le giurie dei concorsi internazionali dei lungometraggi e cortometraggi 26 settembre – 4 ottobre 2026

Dodici lungometraggi e dodici cortometraggi in concorso al Lucca Film Festival 2026 tra anteprime assolute, opere prime e seconde, per un viaggio nei generi e negli stili per due selezioni che fotografano al meglio il cinema di oggi con sguardi inediti, coraggiosi e sperimentali.

Prestigiose le due giurie: per i lungometraggi il regista lituano Šarūnas Bartas, la costumista Premio Oscar Franca Squarciapino e l’attore, regista e sceneggiatore Michele Riondino. I corti saranno giudicati dal regista belga Jaco Van Dormael, dalla sceneggiatrice e regista Valia Santella, dal regista e documentarista Alex Infascelli e da Veronica Lucchesi, attrice e cantante de La Rappresentante di Lista.

Si avvicina la ventiduesima edizione del Lucca Film Festival, che si terrà – a ingresso gratuito fino a esaurimento posti – nella città toscana dal 26 settembre al 4 ottobre 2026, con la direzione artistica di Nicola Borrelli e il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca. Già annunciate le presenze del regista e artista statunitense Julian Schnabel e della regista e sceneggiatrice Liliana Cavani, che riceveranno il Premio alla Carriera. Il Lucca Film Festival sarà animato dai concorsi internazionali di lungometraggi e di cortometraggi, con film che saranno giudicati da due giurie internazionali di alto profilo.

Peter Mullan in The Fall of Sir Douglas Weatherford

CONCORSO INTERNAZIONALE LUNGOMETRAGGI
Curato da Stefano Giorgi Mattia Fiorino, il Concorso internazionale lungometraggi 2026 si conferma come un laboratorio creativo e un osservatorio privilegiato sulle nuove direzioni del cinema contemporaneo, occasione unica per il pubblico e per la critica di confrontarsi con opere capaci di raccontare la complessità del presente attraverso sguardi inediti e coraggiosi. La giuria del concorso lungometraggi sarà formata dal regista, sceneggiatore e produttore lituano Šarūnas Bartas (Trys dienos, Koridorius, Freedom, Frost), dalla costumista Franca SquarciapinoPremio Oscar nel 1991 per Cyrano de Bergerac di Jean-Paul Rappeneau e dall’attore, regista e sceneggiatore Michele Riondino (Il giovane Montalbano, I leoni di Sicilia e David di Donatello come Migliore Attore Protagonista per Palazzina Laf, suo esordio alla regia). Dodici film, tutti in anteprima italiana e provenienti da diversi Paesi e continenti – dal Giappone all’Iran, dalla Turchia alla Svizzera, dagli Stati Uniti alla Russia, passando per Singapore, Hong Kong, Cina, Regno Unito, Svezia, Georgia, Estonia e Bangladesh, per una selezione che unisce opere prime di giovani autori emergenti e titoli già consacrati nei principali festival internazionali.  Una varietà che riflette l’ampiezza dei linguaggi contemporanei: dal dramma dell’orrore radicato nel folklore giapponese al road movie surreale ambientato tra i paesaggi iraniani, dalla faida di terra e fede insignita dell’Orso d’Argento a Berlino al poema audiovisivo privo di dialoghi, fino al racconto musicato premiato al Sundance e al viaggio di formazione mitologico approdato a Shanghai. Molti dei film in concorso hanno già ricevuto importanti riconoscimenti nei festival più prestigiosi. Tra questi, l’Orso d’Argento – Gran Premio della Giuria alla Berlinale per il turco Kurtuluş – Salvation di Emin Alper, ispirato a un fatto di cronaca e ambientato in un villaggio sull’orlo di una crisi che potrebbe condurre alla distruzione o aprire la strada della salvezza. Quindi, il Premio alla Regia nella sezione U.S. Dramatic del Sundance Film Festival per lo statunitense Ha-chan, Shake Your Booty! di Josef Kubota Wladyka interpretato da Rinko Kikuchi, passando per il Premio Speciale della Giuria (Tiger Competition) e il Premio FIPRESCI all’International Film Festival Rotterdam ottenuti da Supporting Role della georgiana Ana Urushadze, storia del provino per una ex stella del cinema georgiano, tra allucinazione e realtà, interpretato da Dato Bakhtadze. Quindi, il Dragon Award del pubblico e il Dragon Award per la Migliore Interpretazione conquistati dallo svedese The Quiet Beekeeper di Marcus Carlsson, storia di un apicoltore, di solitudine e legami famigliari, film d’apertura della 49ª edizione del Göteborg Film Festival, e il Big Screen Award conquistato dal bengalese Master opera seconda di Rezwan Shahriar Sumit – storia di un insegnante idealista corroso dai meccanismi del potere politico locale – sempre all’International Film Festival Rotterdam. A questi si aggiungono il giapponese IAIdi Sakai Zenzo e i suoi sogni e inquietanti premonizioni, quindi Snake Milkers and the Miserable Lady opera prima di Vahid Alvandifar, coproduzione Iran/Svezia, favola macabra e road movie su un cacciatore di serpenti iraniano che muore sul lavoro ma torna miracolosamente in vita. Dalla Svizzera, lo sperimentale First Days, diretto a quattro mani da Kim Allamand e Michael Karrer e, dalla Russia, Sea Sons di Daniil Merkulov, che esplora il valore universale dell’eroismo nel mondo contemporaneo, già presentato nel concorso principale Golden Goblet dello Shanghai International Film Festival. Tra gli altri titoli proposti, Pandaritratto poetico e surreale di vite invisibili coprodotto da Singapore, Hong Kong e Cina e diretto da Xinyang Zhang, il britannico The Fall of Sir Douglas Weatherford, esordio alla regia di Sean Dunn, con protagonista Peter Mullan, che impersona una guida turistica che vede vacillare il proprio ruolo quando una serie TV fantasy invade il villaggio scozzese dove vive e lavora. Un ritratto intimo della crescita di un ragazzo è al centro del russo Another World di Nikolai Kovalenko. Sono numerosi, tra i dodici titoli, gli esordi assoluti e le seconde prove alla regia e, accanto alle nuove voci, non mancano autori già affermati sulla scena internazionale, così come interpreti e professionisti di grande calibro: da Rinko Kikuchi, candidata al Premio Oscar per Babel, fino all’icona del cinema svedese Christina Lindberg e al direttore della fotografia colombiano David Gallego.

Coffin Therapy still

 

CONCORSO INTERNAZIONALE CORTOMETRAGGI
Tra gli oltre 700 cortometraggi arrivati da tutto il mondo, Laura Da Prato e Dario Ricci, curatori del Concorso Internazionale Cortometraggi, che taglia il traguardo dei 20 anni, hanno selezionato dodici film, provenienti da Cina, Stati Uniti, Regno Unito, Germania, Spagna, Slovenia e Kazakistan, tutti in anteprima nazionale. Tra queste, tre anteprime europee: il cinese The Tara on Her Head di Dhundrup Lobsang, la coproduzione Cina/Stati Uniti The Kalgan Horse di Zichen Zhao e lo statunitense The Grandfather Puzzle di Ora DeKornfeld. Le proiezioni si terranno l’1 e 2 ottobre al Cinema Centrale di Lucca, con la cerimonia di premiazione il 3 ottobre. La giuria internazionale assegnerà un premio di 1.000 euro al Miglior Corto sarà presieduta dal regista belga Jaco Van Dormael (Toto le héros, L’ottavo giorno, Mr. Nobody e Dio esiste e vive a Bruxelles, vincitore di un Oscar per il miglior film studentesco straniero per Maedeli la brèche e della Caméra d’Or al Festival di Cannes) con la sceneggiatrice e regista Valia Santella (con 3 David di Donatello per la sceneggiatura – Il traditore, Ariaferma e L’arte della gioia e 1 Nastro d’Argento per Il traditore), il regista e documentarista Alex Infascelli (con all’attivo 3 David di Donatello – per la Miglior Regia Esordiente con Almost Blue e per il Miglior Documentario con S Is for Stanley – Trent’anni dietro al volante per Stanley Kubrick e con Mi chiamo Francesco Totti  e 2 Nastri d’Argento) e Veronica Lucchesi, cantante e attrice, cofondatrice e voce de La Rappresentante di Lista e tra le protagoniste di Gloria!. Oltre al Premio della Giuria, anche il pubblico assegnerà il proprio premio attraverso una giuria popolare. Tra opere prime, progetti studenteschi e film realizzati da giovani autori, la selezione attraversa generi e linguaggi differenti: dal documentario al cinema storico, dalla commedia dark all’horror, fino a racconti più intimi e sperimentali. Accanto a giovani autori provenienti da importanti scuole di cinema internazionali, il programma presenta anche opere con interpreti di rilievo internazionale, tra cui David Bradley, Maggie Steed, Rory Culkin, Macarena Gómez e Tomás del Estal. Tra i dodici titoli figurano inoltre opere già riconosciute in importanti festival internazionali:  il cinese Kleptomania di Jingkai Qu, vincitore del CUPRA Filmmaker Award alla Berlinale Shorts Competition; il britannico Life Goes On di Daniel Audritt e Kat Butterfield – vincitore del Grand Jury Prize al Dallas International Film Festival; lo statunitense The Grandfather Puzzle di Ora DeKornfeld – vincitore dell’Audience Award al Full Frame Documentary Film Festival e del Best Documentary Short Award al Mountain Film Festival. Quindi, il britannico The Man That I Wave At di Ben S. Hyland – vincitore del Best Short Film SOFC Award al Sitges – International Fantastic Film Festival of Catalonia. Il programma dei corti presenta anche lo statunitense Dear Shop Girl diretto da Nira Burstein e interpretato da Rory Culkin, lo spagnolo Dissension, diretto da Alvaro Amate, la satira nera dal Kazakistan con Coffin Therapy, di Zéré Turlykhanova, l’horror sloveno The Cauldron per la regia di Thomas Pierce e dalla Germania il crime storico Risen From Ruins, diretto da Harry Besel. Altro film tedesco, che racconta l’emigrazione ai tempi della Germania divisa, Days of Crossing the Border, di Björn Grzemba.

Negli anni, il Lucca Film Festival ha ospitato grandi nomi del cinema internazionale, ha omaggiato i grandi nomi del cinema internazionale da Oliver Stone a David Lynch, da Ethan Hawke e Susan Sarandon a Isabelle Huppert, da Rutger Hauer a George Romero, da Paolo Sorrentino a Willem Dafoe, da Chiara Mastroianni e Paul Schrader a Matthew Modine e Ruben Östlund ma anche Aleksandr Sokurov e Gaspar Noè, diventando un punto di riferimento culturale in Italia. L’evento è realizzato grazie al contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca e Banca Generali Private Wealth Management (Paolo Tacchi) e Banca Pictet sono i main sponsor della manifestazione. Con la partecipazione del Ministero della cultura – Direzione Generale Cinema e Audiovisivo, del Comune di Lucca e Vivi Lucca Eventi e con la compartecipazione di Lands of Giacomo Puccini e Camera di Commercio Toscana Nord – Ovest. Il festival si avvale inoltre del supporto di Regione Toscana, Fondazione Sistema Toscana, Manifatture Digitali Cinema, Sofidel, Fondazione Banca del Monte di Lucca, Fondazione Giacomo Puccini e Puccini Museum – Casa Natale, Farmacia Maffei, Unicoop Firenze, Audi Center Terigi, Tenuta del Buonamico, Martinelli Luce, Naturanda, Futuro3D, e si avvale della co produzione di Tecno Servizi, Ristorante Giglio, Palazzo Pfanner, Over The Real, Teatro del Giglio di Lucca, Scuola IMT Alti Studi Lucca, Accademia di Belle Arti di Carrara, Liceo Artistico Musicale e Coreutico Augusto Passaglia, Liceo Classico N. Machiavelli, ISIS Pertini, Associazione 50&PIÙ, ACLI Lucca. Si ringraziano anche ANSA, Rai Toscana, Rai Radio 3, Movieplayer.it, Film4 Life,  Festival Scope, A.C.S.I. Associazione Centri Sportivi Italiani,  Federazione Italiana Teatro Amatori (FITA), Trenitalia, Fic, Uicc, Cinit, Ucca, Arci, Fedic, Corte Tripoli, Circolo del Cinema di Lucca,  Cineforum Ezechiele 25:17, Cinema Centrale, Astra e Moderno, Università di Pisa, Università degli Studi Firenze, Fondazione Carlo Ludovico Ragghianti, Pisa al Cinema, Cineteca Bologna, Cineteca Nazionale, Istituto Musicale Luigi Boccherini, Robert F. Kennedy Human Rights Italia, Associazione Donne all’Ultimo Grido, SPAM! Rete per le arti contemporanee, Lucca Comics & Games, Photolux Festival, Lucca Classica Music Festival.

Per maggiori informazioni
www.luccafilmfestival.it 

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“Nel corpo dell’angelo”. Secondo studio su “Paradiso Perduto” di John Milton e Cuma könig oidipus – III. fest – I. band (1988) di Hermann Nitsch.

Domenica 30 Agosto 2026 – ore 20.00
Caggiano (SA) – Palazzo Morone/ Museo Vettor Pisani.

Atto performativo con Chiara Bianchi, Emilia Brescia, Federico Gobbi, Fabio Guaricci, Maurizio da Balsignano.
Maestro concertatore: Andrea Cramarossa.L’evento è organizzato da Teatro Delle Bambole in dialogo con Fondazione Morra – Museo Nitsch, Fondazione Morra – Archivio Casa Morra e Palazzo Morone – Museo Vettor Pisani di Caggiano (SA) come contributo allo sviluppo del pensiero “Atlantide / Nuova Atlantide” di Giuseppe Morra e in collaborazione con Casa del Contemporaneo.

INGRESSO LIBERO

Per informazioni:
info@teatrodellebambole.it

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