Fil rouge: corpo e calanchi per l’estate d’arte di Gaggenau a Milano. Mostra personale di Betty Salluce, a cura di Sabino Maria Frassà

Fino al 4 dicembre, nello spazio Gaggenau di Milano, va in scena il secondo atto della mostra Punti di contatto. Con Fil Rouge, Betty Salluce presenta nuove opere, tra cui la sua settima Mano: un nuovo capitolo del ciclo manifesto avviato nel 2018. Il filo rosso segue le linee della mano come una geografia interiore e attraversa i calanchi della Basilicata: una traccia vitale che unisce corpo e paesaggio, facendo del legame una forma condivisa di riconoscimento ed empatia.

Milano, 13 luglio 2026 – Punti di contatto – Restiamo in ascolto entra nel suo secondo atto. La mostra personale di Betty Salluce, curata da Sabino Maria Frassà e promossa da Cramum e Gaggenau nel suo spazio nel cuore di Milano, presenta Fil Rouge, un nuovo nucleo di opere inedite che amplia la ricerca dell’artista e accompagnerà il pubblico fino alla conclusione dell’esposizione, il 4 dicembre 2026.Se il primo capitolo nasceva dalla domanda formulata nel 1974 dal filosofo Thomas Nagel – “Com’è essere un pipistrello?” – e rifletteva sull’impossibilità di conoscere pienamente l’esperienza dell’altro, Fil Rouge compie un passo ulteriore. Non cerca una risposta, ma mostra come l’empatia non coincida con il possesso dell’esperienza altrui: nasce piuttosto dalla capacità di costruire una relazione, accettando che una parte dell’altro rimanga irriducibilmente intima e misteriosa. È proprio questo limite a rendere possibile una conoscenza fondata sul rispetto. Questa evoluzione nasce anche dal dialogo con lo spazio Gaggenau e con le nuove interfacce Expressive e Minimalistic, che hanno ispirato il progetto sin dal suo esordio a gennaio. Fin dalla prima parte della mostra, il design e la ricerca di Betty Salluce hanno condiviso una stessa idea di prossimità: avvicinare senza imporre, accogliere la presenza dell’altro, trasformare il contatto in relazione. Con Fil Rouge, questa intuizione si approfondisce e trova una nuova forma: “il filo rosso estende la relazione dal corpo al paesaggio, facendo dell’empatia non solo un gesto tra persone, ma un modo di abitare il mondo”, osserva Sabino Maria Frassà, curatore della mostra.In risonanza con la ricerca artistica di Betty Salluce, Gaggenau propone un’interfaccia utente che pratica la prossimità: un sensore che accoglie la presenza più che richiederla e un “sole nascente” che orienta a distanza il gesto del cucinare. Non spettacolo, ma misura, eleganza e senso profondo dell’abitare: è questo il terreno d’incontro tra design e arte.” commenta Mistral Accorsi, Brand Manager Gaggenau. Il cuore del nuovo progetto è la settima Mano di Betty Salluce, una nuova opera del ciclo avviato nel 2018 e divenuto il manifesto più riconoscibile della sua ricerca. In otto anni l’artista ha realizzato soltanto sette Mani: opere-manifesto che accompagnano i passaggi più significativi della sua vita e del suo percorso creativo.

Questa settima Mano segna per me un passaggio radicale, in qualche modo anche sofferto, a lungo meditato e profondamente voluto. Dopo anni di lavoro sulle mani di sconosciuti, spesso legate a storie di immigrazione e di forte impatto sociale, il punto di partenza per riflettere sull’empatia e sul rapporto con l’altro non è più una persona incontrata brevemente, ma il corpo del mio compagno. La sua mano, che conosco così bene, una volta trasformata in opera non appartiene più soltanto a noi due: diventa un punto di contatto, il luogo attraverso cui ciascuno si presenta all’altro e costruisce intimità, un simbolo universale dell’incontro tra due persone. Con le mani conosciamo il mondo: a volte per pochi secondi, altre per tutta la vita. Era proprio questo il bisogno che sentivo: raccontare un’universalità capace di andare oltre la storia della singola mano. Sono tutte forme di empatia che mi portano a riflettere sul nostro essere tutti uguali e, insieme, profondamente unici: mondi portatori di storie che non si conoscono mai abbastanza e che affidiamo agli altri timidamente, con pudore, ma anche con il desiderio di ascoltare e di metterci in gioco”, racconta Betty Salluce. Da qui nasce il senso più profondo di Fil Rouge. Il filo rosso non indica soltanto il segno che attraversa fisicamente le opere, ma il principio di continuità che lega corpo, paesaggio e relazione. “Per Salluce il rosso non è il colore della ferita, ma della vita che circola: energia, possibilità, percorso. Il filo segue le linee della mano come una geografia interiore e poi attraversa i calanchi della Basilicata, trasformandosi in radice, corso d’acqua, incisione della terra. Betty Salluce non racconta il contatto come fusione, ma come spazio di reciproco riconoscimento: il filo rosso avvicina, attraversa e connette, lasciando intatto il mistero dell’altro”, osserva Sabino Maria Frassà, curatore della mostra. Corpo e terra diventano così due geografie della stessa vita. Il filo rosso racconta l’energia che le attraversa entrambe: nasce dall’intimità di una mano e raggiunge il paesaggio, trasformando una storia personale in una forma condivisa di empatia. È questa la traiettoria di Fil Rouge: un percorso che, nello spazio Gaggenau, continua a crescere insieme alla mostra, facendo dell’arte e del design un esercizio concreto di ascolto, relazione e riconoscimento.

Informazioni su Gaggenau

Gaggenau produce elettrodomestici professionali di altissima qualità ed è al contempo simbolo di innovazione tecnologica e design “Made in Germany”. L’azienda, la cui origine risale al 1683, rivoluziona l’universo degli elettrodomestici portando caratteristiche professionali nelle case di chi ricerca la differenza, anche nella cucina privata. Il successo delle sue soluzioni si fonda su una forte componente artigianale della manifattura e su un design senza tempo dalle forme pure e lineari, associati a un’elevata funzionalità e avanguardia tecnologica. Dal 1995 Gaggenau fa parte del gruppo BSH Hausgeräte GmbH, con sede centrale a Monaco, in Germania, ed è presente in più di 50 Paesi in tutto il mondo con più di 60 flagship e showroom nelle principali città, tra cui quello di Milano inaugurato in collaborazione con il partner DesignElementi nel 2018.

La differenza ha nome Gaggenau

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Informazioni su CRAMUM

Cramum è un progetto non profit che dal 2012 sostiene le eccellenze artistiche in Italia e nel Mondo. Il nome è stato scelto proprio perché significa “crema”, la parte migliore (del latte) in latino, lingua da cui deriva l’italiano e su cui si è plasmata la nostra cultura. Cramum promuove attivamente mostre e progetti culturali volti a valorizzare Maestri dell’arte contemporanea non ancora noti al grande pubblico, sebbene affermati nel mondo dell’arte. Dal 2014, sotto la direzione artistica di Sabino Maria Frassà, Cramum intraprende con successo un piano di sviluppo di progetti di Corporate Social Responsibility in ambito artistico, ottenendo numerosi riconoscimenti, tra cui la Medaglia del Presidente della Repubblica Italiana nel 2015.

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Informazioni su DesignElementi

Dal 2003 DesignElementi è distributore esclusivo di Gaggenau, il marchio luxury dell’incasso del Gruppo BSH Elettrodomestici S.p.A. Opera come gruppo organizzato in due strutture sinergiche con 5 spazi espositivi: DesignElementi Milano segue Lombardia, Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta, mentre DesignElementi Marche si occupa della distribuzione per Umbria, Lazio, Marche, Abruzzo, Romagna e Molise. Nel corso degli anni l’offerta commerciale è stata arricchita da partnership con esclusivi brand del mondo ambiente cucina e da un ventaglio di servizi che DesignElementi offre ai propri clienti: consulenza a 360°, eventi culturali, showcooking, corsi di formazione e corsi di cucina.

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Melicuccà, Capitale della Poesia. Festa della Poesia dedicata a Lorenzo Calogero – Terza Edizione – Melicuccà (RC) 6 -11 agosto 2026

Ospiti internazionali, nuove pubblicazioni, teatro, arti visive, musica e un grande omaggio a Giancarlo Cauteruccio e a Plinio Perilli.

Giunge alla sua terza edizione la Festa della Poesia “Lorenzo Calogero”, il progetto culturale nato a Melicuccà per restituire al grande poeta calabrese il posto che gli spetta nella storia della letteratura italiana ed europea. Ideata e curata dal regista e editore Nino Cannatà, promossa da LYRIKS Edizioni, la manifestazione è oggi molto più di un festival letterario: è un laboratorio permanente di ricerca in cui poesia, teatro, arti visive, musica, filosofia e paesaggio si incontrano, trasformando il piccolo borgo aspromontano in un luogo di produzione culturale aperto al dialogo nazionale e internazionale.Nata con l’obiettivo di riscoprire la figura di Lorenzo Calogero e di restituire centralità a una delle voci più originali del Novecento europeo, la Festa della Poesia ha progressivamente ampliato il proprio orizzonte, facendo di Melicuccà un punto di incontro tra generazioni, linguaggi e discipline. La poesia diventa così il luogo da cui ripensare il presente, mettendo in relazione memoria e contemporaneità, ricerca artistica e identità dei luoghi.Il progetto continua a crescere grazie al sostegno del Comune di Melicuccà, con il patrocinio della Regione Calabria, del Consiglio regionale della Calabria e della Città Metropolitana di Reggio Calabria, e grazie alla collaborazione di una rete di istituzioni e partner culturali che condividono una medesima visione. Accanto alla storica presenza della Fondazione Leonardo Sinisgalli, il cui legame con la Festa rinnova idealmente l’amicizia che unì Lorenzo Calogero e Leonardo Sinisgalli, oggi simbolicamente rafforzata dal gemellaggio tra Melicuccà e Montemurro, collaborano al progetto il Liceo Scientifico “Alessandro Volta” di Reggio Calabria, la Biblioteca Consorziale di Viterbo, il Junior Poetry Festival, l’Archivio Giancarlo Cauteruccio, la Compagnia Teatrale Krypton e numerose realtà impegnate nella promozione della cultura, della formazione e della ricerca artistica.

Ad aprire la manifestazione sarà l’ampliamento del Viale dei Canti, il progetto ideato da Giuseppe Caccavale Studio, inaugurato nel 2025 con i versi e i disegni di Lorenzo Calogero. L’intervento sarà esteso per altri trenta metri con gli scritti e i disegni di Giuseppe Fantino, scrittore e saggista melicucchese, amico del poeta, dando così continuità a un’opera destinata a trasformarsi negli anni in un museo poetico a cielo aperto. Il significato del dialogo tra poesia e arti visive sarà al centro dell’incontro inaugurale con Camilla Miglio, dell’Accademia Nazionale dei Lincei, Marina Valensise, scrittrice e giornalista, Consigliere delegato dell’INDA, e lo stesso Giuseppe Caccavale, docente all’École nationale supérieure des Arts Décoratifs di Parigi. Un confronto dedicato alla capacità della parola poetica di generare immagini, forme e nuovi spazi della conoscenza. La giornata inaugurale si concluderà con un Incontro-concerto dal titolo Suoni dell’Aspromonte con i polistrumentisti della musica di tradizione orale Mimmo Morello e Filippo Stilo.

Lorenzo Calogero e i grandi dialoghi della poesia

L’intero programma della Festa della Poesia 2026 è attraversato da un’idea precisa: mettere Lorenzo Calogero in dialogo con le grandi voci della letteratura italiana ed europea, facendo emergere la sorprendente attualità della sua opera e la rete di relazioni che essa continua a generare. Uno dei momenti centrali sarà dedicato al rapporto tra Lorenzo Calogero e Giacomo Leopardi, un confronto che attraversa il sentimento del paesaggio, l’inquietudine dell’esistenza e la ricerca di un linguaggio capace di oltrepassare i confini dell’esperienza. A questo tema è dedicata la nuova pubblicazione di Giuseppe Fantino, a cura di Fortunato Mannino, con prefazione di Luigi Tassoni, edita da LYRIKS. Luigi Tassoni presenterà inoltre Gli infiniti di Lorenzo Calogero, volume che raccoglie i suoi principali saggi dedicati al poeta, scritti dal 1978 a oggi. Un’opera che rappresenta il punto di approdo di quasi cinquant’anni di studi e che è stata presentata in anteprima al recente Salone Internazionale del Libro di Torino.

Il tema del ritorno, da Omero fino alla poesia contemporanea, sarà invece al centro dell’incontro con Milo De Angelis, tra i maggiori poeti europei viventi, chiamato a riflettere sul viaggio come esperienza poetica, esistenziale e civile. Un percorso che, attraverso la parola di Calogero, si apre ai grandi archetipi della cultura mediterranea. Accanto ai maestri riconosciuti della poesia italiana, la Festa dedicherà un significativo spazio alle voci della Calabria, riaffermando il ruolo della regione come laboratorio di ricerca letteraria. Saranno ricordati Alba Florio e Franco Costabile, figure fondamentali del Novecento, mentre Alfredo Panetta, recente vincitore del Premio Flaiano per la Poesia 2026, offrirà una testimonianza della vitalità della nuova poesia calabrese. Di grande interesse la riscoperta del poeta Gian Giacomo Menon, definito “il gemello di Calogero diviso alla nascita”, che lascia un milione di versi e che LYRIKS raccoglie in una antologia di poesie scelte 1930-1998 a cura di Cesare Sartori, con un saggio di Rienzo Pellegrini con copertina di Giuseppe Zigaina. Nel segno della grande tradizione poetica europea, la manifestazione celebrerà inoltre due importanti anniversari. Agli ottocento anni del Cantico delle Creature di San Francesco sarà dedicato l’incontro “Da San Francesco a Lorenzo Calogero”, con Paolo Rigo, mentre il centenario della morte di Rainer Maria Rilke offrirà l’occasione per un approfondimento affidato a Marilena Garis, dedicato all’eredità di uno dei poeti che maggiormente hanno influenzato la sensibilità lirica del Novecento.

Daniela Marcheschi si occuperà di una disamina critica sulla poesia di Lorenzo Calogero.

La Festa conferma anche la propria apertura internazionale attraverso un confronto con alcune delle voci più autorevoli della poesia contemporanea. Un incontro sarà dedicato alla poetessa statunitense Jorie Graham, con la partecipazione della sua traduttrice Antonella Francini, mentre un secondo appuntamento approfondirà la recente traduzione inglese delle poesie di Lorenzo Calogero grazie al dialogo tra John Taylor e Franca Mancinelli, protagonisti di un prezioso lavoro di diffusione dell’opera calogeriana nel panorama internazionale. Ampio spazio sarà riservato anche all’editoria e alla critica. La rivista Avamposto, che ha recentemente dedicato un numero monografico a Lorenzo Calogero, sarà protagonista di un incontro con il direttore Sergio Bertolino, offrendo un’occasione di riflessione sul rinnovato interesse della critica italiana verso il poeta di Melicuccà. Tra gli appuntamenti più originali figura, inoltre, il progetto Alta gola, un attraversamento dell’epica classica tra parola, voce e musica elettronica. L’iniziativa, ideata da Sacha Piersanti, con Ludovica Bove e Lorenzo Bove, intreccia testi, traduzioni, canto e live electronics, proponendo una rilettura contemporanea della tradizione classica e confermando la vocazione della Festa a mettere in dialogo linguaggi artistici differenti. Nel corso della manifestazione sarà infine possibile visitare, negli spazi di Palazzo Capua, un articolato percorso espositivo che riunisce opere di Giuseppe Caccavale, Giovanni Longo, Giuseppe Correale, installazioni, video e opere multimediali. Tra queste, il pubblico potrà ritrovare il Laboratorio per l’addestramento della Luce di Giancarlo Cauteruccio e la proiezione del documentario Sulla punta di una matita. Conversazioni con Milo De Angelis, diretto da Viviana Nicodemo.

In ricordo di due grandi Maestri della cultura italiana: Cauteruccio e Perilli.

L’edizione 2026 sarà anche l’occasione per ricordare due protagonisti della cultura italiana recentemente scomparsi, ai quali la Festa dedica due intensi momenti di memoria.

Il primo sarà dedicato a Plinio Perilli, poeta, saggista e intellettuale tra i più autorevoli della sua generazione. L’incontro, curato da Marco Palladini, ripercorrerà il suo contributo alla critica letteraria e il profondo rapporto che Perilli aveva instaurato con l’opera di Lorenzo Calogero, riconoscendone la statura di uno dei grandi poeti del Novecento italiano. Proprio Perilli, venuto a mancare in maggio, aveva usato parole di grande spessore culturale e umano per Lorenzo Calogero, in occasione del premio L’Albero di Rose di Accettura 2025 conferito all’antologia di poesie scelte 1032-1960 del poeta di Melicuccà (edizioni LYRIKS, 2024): «Misterioso e anche un po’ segreto, il suo lavoro va annoverato tra gli esiti più alti come di un post-ermetismo tardi anni ’50 e poi inizio ’60, di impennata e struggente febbre lirica. Scoperto da Leonardo Sinisgalli, editato nel ’56 in Come in dittici, e poi nella storica edizione Lerici in 2 voll., 1962-66 (a cura di Giuseppe Tedeschi e Roberto Lerici), egli nutriva e accarezzava “un’idea dell’essere come tremore, terrore, catena di eventi fulminei, rotti, casuali; il poeta arriva a cogliere un soffio, una scintilla e a restituircene qualche similitudine.” Continua Sinisgalli: “I suoi lapsus sembrano trascrizione di uno stato d’estasi”. Dal che si comprende anche la forte, ammirata attenzione di Amelia Rosselli verso questa poesia così tragica e insieme sapienziale, effusiva e allibita».

Un altro intenso spazio sarà dedicato a Giancarlo Cauteruccio, regista, autore, scenografo e fondatore del Teatro Studio Krypton, che ha attraversato oltre quarant’anni di ricerca teatrale, dando vita a un linguaggio inconfondibile che ha dialogato con la poesia, l’arte contemporanea, il cinema, l’architettura e la sperimentazione tecnologica. Il suo incontro con la Festa della Poesia dedicata a Lorenzo Calogero è apparso fin dall’inizio naturale. A partire dalla prima edizione, nel 2024, il Maestro ha riconosciuto nel progetto di Melicuccà un luogo autentico di ricerca e di libertà, contribuendo con generosità alla sua crescita culturale. I laboratori di improvvisazione teatrale realizzati con i giovani migranti accolti dal progetto SAI, le riflessioni sul rapporto tra teatro e poesia, il dialogo costante con artisti e studiosi e la sua presenza discreta ma determinante hanno lasciato un’impronta profonda nella comunità e nell’identità stessa della manifestazione. L’edizione 2025 aveva già visto Cauteruccio protagonista di uno dei momenti più intensi della Festa, con la prova aperta dedicata a Saverio Strati. Oggi quella presenza assume il valore di una preziosa eredità culturale che la Festa della Poesia intende custodire e trasmettere. Per questo motivo la manifestazione dedica al Maestro un articolato percorso di memoria che accompagnerà l’intera durata del festival. Il primo momento sarà l’intitolazione della Residenza d’Artista di Palazzo Capua, inaugurata dallo stesso Giancarlo Cauteruccio nell’agosto del 2024 e successivamente abitata insieme alla moglie Anna G. Lufrano-Cauteruccio durante l’edizione 2025. Lo svelamento della targa commemorativa non rappresenterà soltanto un gesto simbolico, ma il riconoscimento permanente di un legame profondo tra il Maestro e Melicuccà. In questa occasione Anna G. Lufrano-Cauteruccio presenterà Trilogia delle metamorfosi (LYRIKS Edizioni), volume che raccoglie tre intensi monologhi ispirati alla storia, all’archeologia e alla memoria poetica della Calabria. Il momento culminante dell’omaggio sarà sabato 8 agosto con la serata-evento “Il poeta della luce. Giancarlo Cauteruccio e il Teatro Studio Krypton”, concepita come un grande racconto corale, costruito con materiali audio visivi, immagini e documenti storici sulla sua vicenda artistica e umana. A condividere ricordi, riflessioni e testimonianze saranno studiosi, artisti, amici e collaboratori che hanno accompagnato il Maestro nel suo percorso creativo. Hanno già confermato la loro partecipazione, tra gli altri, Massimo Bevilacqua, Andrea Cortellessa, Stefania De Cola, Stefano Fomasi, Loris Giancola, Anna G. Lufrano-Cauteruccio, Laura Marchianò, Marco Palladini, Marcello Sambati, Antonella Francini, Anna Maria De Luca e Luca Michienzi.

Un laboratorio di comunità tra paesaggio, formazione e nuove generazioni

La Festa della Poesia non è soltanto un luogo di ascolto, ma un’esperienza da vivere. Palazzo Capua diventerà uno spazio aperto di incontro e di sperimentazione, mentre il borgo di Melicuccà e i luoghi cari a Lorenzo Calogero saranno attraversati da laboratori, percorsi naturalistici, momenti di lettura condivisa e attività dedicate a pubblici di ogni età. Un’attenzione particolare sarà riservata ai più giovani grazie alla collaborazione con il Junior Poetry Festival e con Junior Poetry Magazine, che proporranno laboratori e attività coordinate da Grazia Gotti e Chiara Basile, confermando la volontà della Festa di investire nella formazione delle nuove generazioni e nella diffusione della poesia come esperienza educativa e civile.

Tra gli appuntamenti più attesi torna il percorso nei luoghi dell’anima di Lorenzo Calogero, accompagnato dalla guida ufficiale del Parco Nazionale dell’Aspromonte Sabine Ment, un itinerario che unisce natura, memoria e letteratura. A questo si affiancherà il laboratorio itinerante di scrittura poetica condotto da Franca Mancinelli, in collaborazione con John Taylor, occasione privilegiata di confronto tra pratica poetica, traduzione e osservazione del paesaggio.

L’edizione 2026 conferma l’attenzione della manifestazione ai temi della sostenibilità ambientale. Attraverso il progetto “La poesia verde”, curato da Rosario Previtera insieme all’associazione partner Save Your Globe, saranno proposte iniziative dedicate agli obiettivi dell’Agenda 2030, rivolte sia agli adulti sia ai bambini. Dall’utilizzo dell’acqua proveniente dalla storica fonte Vina di Melicuccà, distribuita esclusivamente in bottiglie di vetro, alle attività di sensibilizzazione ambientale, la Festa rinnova il proprio impegno verso un modello di manifestazione capace di coniugare cultura e responsabilità ecologica. A suggellare la conclusione della manifestazione sarà una prima assoluta, commissionata dalla Festa della Poesia al compositore Andrea F. Calabrese. L’opera nasce da un frammento di partitura musicale rinvenuto tra i quaderni inediti di Lorenzo Calogero e prende il titolo da uno dei suoi versi più evocativi: Aereo suono odi nello spazio. La composizione sarà eseguita dal Quintetto La Nuova Verdi, con Grazia Barillà e Simona Sciammarella ai violini, Giovanni Caridi al violoncello, Giuseppe Fratto al flauto e lo stesso Andrea F. Calabrese al pianoforte. Una creazione originale che restituisce alla musica una traccia rimasta silenziosa per decenni, trasformando un appunto del poeta in un’opera contemporanea.

L’edizione 2026 della Festa della Poesia dedicata a Lorenzo Calogero sarà una congerie di esperienze trasversali, accessibili a tutti e gratuite, in cui sarà possibile sperimentare uno dei valori che sta alla base del gesto poetico: la condivisione in nome della verità, sempre cara a Lorenzo Calogero.

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Dal registro con le alette all’intelligenza artificiale: Gruppo Spaggiari Parma celebra cento anni di innovazione al Labirinto della Masone Un percorso immersivo intreccia la storia d’Italia, della scuola e dell’azienda fino alla presentazione del nuovo logo, simbolo dell’identità con cui Spaggiari guarda al futuro.

Parma, 9 luglio 2026 – Un secolo di innovazione al servizio della scuola italiana e uno sguardo rivolto al futuro. In occasione del Centenario, Gruppo Spaggiari Parma ha celebrato l’importante traguardo con un grande evento al Labirinto della Masone di Fontanellato, condividendo la visione che guiderà l’azienda nel futuro e presentando la nuova identità visiva che ne accompagnerà l’evoluzione.

Lo sguardo ai prossimi cento anni

La celebrazione del Centenario è stata l’occasione per condividere la strategia con cui Gruppo Spaggiari Parma intende affrontare le sfide dei prossimi anni, puntando su innovazione tecnologica, integrazione dell’intelligenza artificiale nei propri servizi e su un progressivo percorso di crescita internazionale, con continuità rispetto alla storica missione: supportare l’evoluzione della scuola al fianco della comunità educante. «Celebrare cento anni per noi significa costruire il futuro», commenta Nicola de Cesare, CEO del Gruppo. «Nei prossimi anni investiremo nello sviluppo dei nostri servizi e nella crescita internazionale, portando il valore costruito in Italia anche sui mercati europei».La strategia è stata raccontata anche attraverso il concept stesso dell’evento che va oltre la semplice celebrazione della storia aziendale diventando un percorso capace di mettere in dialogo passato, presente e futuro del Gruppo.

Tre filoni narrativi, un unico racconto

L’evento del Centenario ha riunito collaboratori di oggi e di ieri, rappresentanti della comunità educante, dirigenti scolastici, docenti, istituzioni, partner, stakeholder e giornalisti. Gli ospiti sono stati accolti nel Labirinto della Masone, che custodisce un legame speciale con la storia di Gruppo Spaggiari Parma. Ideato da Franco Maria Ricci, autore anche del primo storico marchio dell’azienda, diventa un luogo in cui perdersi per ritrovarsi, metafora di un percorso fatto di cambiamenti, adattamenti e nuove direzioni che conduce simbolicamente Gruppo Spaggiari Parma verso una nuova fase della propria storia.Attraversando il Labirinto, gli ospiti hanno vissuto un percorso narrativo arricchito da installazioni immersive ideate per raccontare i momenti più significativi della storia d’Italia, dell’evoluzione della scuola italiana e dei cento anni del Gruppo. Tre filoni narrativi che si sono intrecciati nel tempo, raccontando come la crescita dell’azienda abbia accompagnato i cambiamenti della scuola e, più in generale, del Paese. «Il futuro ha un cuore antico», commenta Pierpaolo Avanzi, Presidente di Gruppo Spaggiari Parma. «In questi cento anni sono cambiati gli strumenti, dalla carta al digitale fino all’intelligenza artificiale, ma non è mai cambiato il senso del nostro lavoro: aiutare la scuola a dedicare più tempo all’educazione e meno alla burocrazia. È questa l’eredità che vogliamo portare anche nel futuro».

A suggellare questo percorso è stata la presentazione della nuova identità visiva del Gruppo, pensata per accompagnarne la prossima fase di sviluppo.Un nuovo logo per una nuova fase di sviluppo

Durante l’evento è stata infatti svelata la nuova identità visiva di Gruppo Spaggiari Parma attraverso un video emozionale che ha accompagnato gli ospiti in un viaggio tra passato e futuro fino all’unveiling del nuovo logo. «Per progettare il nuovo logo siamo tornati alle origini», spiega Andrea Pizzola, Chief Marketing & Digital Officer. «Abbiamo recuperato il pennino disegnato da Franco Maria Ricci, il primo segno identitario di Gruppo Spaggiari Parma, reinterpretandolo in un linguaggio contemporaneo. La scrittura rappresenta il segno, la traccia, il percorso: è il filo che accompagna da sempre il mondo dell’educazione e continua a unire la nostra storia con il futuro». Il nuovo logo di Spaggiari nasce proprio da questa idea: custodirne l’identità e proiettarla verso una nuova fase di sviluppo.

Gruppo Spaggiari Parma è il punto di riferimento per l’innovazione scolastica, un partner di fiducia da un secolo per scuole, istituzioni e aziende che credono nella trasformazione dell’educazione attraverso la digitalizzazione. Fondato nel 1926 con l’invenzione del registro scolastico cartaceo, in cent’anni di attività ha trasformato il modo in cui le scuole gestiscono l’insegnamento, l’organizzazione e la comunicazione, evolvendo in un ecosistema digitale completo al servizio di studenti, famiglie, docenti, dirigenti, aziende e istituzioni. Attraverso infrastrutture e tecnologie avanzate, contenuti per la didattica, formazione e consulenza specializzata, prodotti e servizi per la scuola, il Gruppo supporta il mondo dell’istruzione nella gestione e nello sviluppo di un sistema scolastico più efficiente, inclusivo, connesso e sostenibile, capace di formare generazioni pronte ad affrontare il futuro con consapevolezza, competenze e spirito critico. Con il registro elettronico ClasseViva ha creato la più grande community educativa in Italia, con oltre 4,5 milioni di utenti. Inoltre, ClasseViva EXTRA è l’ecosistema che integra la solidità di Gruppo Spaggiari Parma, i progetti educativi de La Fabbrica e la nuova app che estende la relazione oltre l’aula, attraverso proposte e strumenti per il supporto alla crescita di studenti e famiglie.

Per offrire un supporto a 360° a tutta la comunità educante, negli anni il Gruppo ha ampliato il proprio portafoglio con l’integrazione di La Fabbrica Società Benefit, che collega aziende, istituzioni e mondo della scuola attraverso progetti educativi e formativi ad alto impatto sociale e reputazionale; ItaliaScuola, che supporta dirigenti scolastici, docenti e personale amministrativo nell’aggiornamento normativo, ed EUservice, che offre consulenza e soluzioni per sicurezza, privacy e ambiente.

Dal 2023, Ambienta SGR, uno dei più grandi ed esperti asset manager europei interamente focalizzato sulla sostenibilità ambientale, ha investito in Gruppo Spaggiari Parma per accelerarne la crescita nel settore EdTech, rafforzandone il ruolo nella digitalizzazione e dematerializzazione dell’ecosistema scolastico. In linea con la propria mission di ridurre l’impatto ambientale nei processi amministrativi e didattici, il Gruppo si inserisce perfettamente nella strategia d’investimento di Ambienta, che punta su aziende capaci di migliorare l’efficienza delle risorse naturali e il controllo dell’inquinamento.

1926–2026: Un secolo di innovazione al servizio della scuola italiana. Dalla carta all’ecosistema digitale

In cent’anni di storia, l’evoluzione di Gruppo Spaggiari Parma si è intrecciata con quella della scuola italiana e del nostro Paese. La timeline ripercorre le principali tappe di un percorso in cui ogni cambiamento ha rappresentato un’opportunità per innovare strumenti, servizi e modelli a supporto della comunità educante.

1926 | Nasce la scuola di massa, nasce Spaggiari

Italia
La Riforma Gentile ridefinisce il sistema scolastico italiano, rendendo la scuola uno dei pilastri della costruzione del Paese.

Scuola
Per la prima volta ogni classe d’Italia deve registrare presenze, voti e andamenti secondo criteri uniformi. Aumenta il carico burocratico per maestri e segreterie. Si rende quindi necessario semplificare la gestione amministrativa e il lavoro dei docenti.

Spaggiari
Roberto Spaggiari fonda a Parma la Casa Editrice Spaggiari che introduce il registro scolastico cartaceo “con le alette”, destinato a diventare uno strumento di riferimento per generazioni di insegnanti.

1948 | La scuola della Repubblica

Italia
Con la Costituzione il diritto all’istruzione diventa uno dei principi fondanti della nuova Repubblica.

Scuola
Dopo la guerra il sistema scolastico si ricostruisce e si riorganizza per educare i nuovi cittadini d’Italia.

Spaggiari
L’azienda accompagna la ripartenza della scuola italiana ampliando la produzione di registri, collane editoriali e strumenti amministrativi.

1962 | La scuola media unica

Italia
Il boom economico trasforma il Paese, cambia l’aspirazione delle famiglie e l’accesso all’istruzione, allungando gli anni di studio.

Scuola
La scuola media unica diventa obbligatoria: le classi si moltiplicano, aumenta drasticamente il numero di docenti, alunni, registri e complessità organizzativa.

Spaggiari
Cresce la produzione di registri e nascono nuove collane editoriali e strumenti dedicati al personale scolastico e amministrativo.

1968-1977 | Diritti e inclusione

Italia
Le trasformazioni sociali ridefiniscono i modelli culturali e il ruolo della scuola nella società.

Scuola
Si aprono nuovi spazi di partecipazione (assemblee, organi collegiali), entrano in classe gli alunni con disabilità, cambiano linguaggi, metodologie e forme di valutazione.

Spaggiari
Manuali, riviste e registri evolvono insieme alla normativa, consolidando il ruolo dell’azienda come punto di riferimento tecnico delle scuole.

1998–2005 | La carta incontra il digitale

Italia
Internet entra nelle case e nella Pubblica Amministrazione e prende avvio il percorso di digitalizzazione del Paese e delle scuole.

Scuola
Le istituzioni scolastiche iniziano la trasformazione digitale: compaiono le prime LIM, i laboratori informatici e i primi archivi elettronici per segreterie e processi amministrativi.

Spaggiari
Nascono Spaggiari Distribuzione e ScuolaShop per servire le scuole online. Si lancia Italiascuola.it che offre consulenza normativa. Con l’acquisizione di Infoschool prende avvio la trasformazione digitale del Gruppo e vengono poste le basi per la nascita del registro elettronico ClasseViva.

2013 | Il registro elettronico diventa lo standard

Italia
La digitalizzazione entra stabilmente nella vita quotidiana della scuola.

Scuola
Il registro elettronico diventa obbligatorio, modificando la gestione della didattica e la comunicazione con le famiglie.

Spaggiari
ClasseViva si afferma come piattaforma di riferimento per il registro elettronico in Italia e diventa il cuore della più grande community educativa italiana.

2020 | La scuola chiusa che resta aperta

Italia

Il lockdown costringe milioni di studenti e insegnanti a spostare dall’oggi al domani lezioni, verifiche e consigli di classe su strumenti digitali.

Scuola

La DAD rende evidente quanto la continuità didattica dipenda da piattaforme affidabili, da registri elettronici integrati con video, materiali e comunicazioni.

Spaggiari

ClasseViva scala a volumi straordinari e diventa di fatto un’infrastruttura nazionale quotidiana per docenti, famiglie e segreterie.

2021 | Il PNRR accelera la trasformazione

Italia
Gli investimenti del PNRR imprimono una forte accelerazione all’innovazione del sistema scolastico. La sostenibilità entra nei piani delle scuole.

Scuola
Digitalizzazione, laboratori STEM, progetti di educazione civica ambientale e nuove metodologie diventano leve strategiche per il futuro dell’istruzione.

Spaggiari
Il Gruppo evolve il proprio ecosistema digitale e formativo contribuendo alla costruzione di progetti didattici realizzati con scuole ed enti del territorio.

2024 | Da piattaforma a ecosistema educativo

Italia
Il tema chiave diventa aiutare i giovani a orientarsi tra studio, lavoro e cittadinanza digitale, in una società ad alta velocità tecnologica.

Scuola
L’educazione supera i confini dell’aula: cresce il peso di PCTO, orientamento, progetti con aziende, università e attori sociali. La scuola è sempre più nodo di una rete educativa allargata.

Spaggiari
Con le acquisizioni di La Fabbrica, Jobiri e Prima Scuola, l’azienda integra contenuti educativi, orientamento e servizi digitali, creando un ecosistema che connette scuola, famiglie, imprese e territorio. Il perimetro di Spaggiari si estende dall’infanzia all’università, fino all’orientamento al lavoro.

2026 | Cent’anni guardando ai prossimi cento

Italia
L’intelligenza artificiale e la trasformazione digitale aprono una nuova fase per il sistema educativo.

Scuola
L’innovazione tecnologica si afferma come strumento per semplificare i processi, valorizzare il lavoro didattico dei docenti e migliorare l’esperienza educativa.

Spaggiari
Nel centenario della sua fondazione, Gruppo Spaggiari Parma presenta la sua nuova identità. Il nuovo logo rappresenta l’evoluzione da storico editore scolastico a ecosistema EdTech internazionale e accompagna una nuova fase di sviluppo fondata sull’espansione nei mercati europei, innovazione e intelligenza artificiale applicata al mondo dell’educazione.

Da cento anni ogni trasformazione del Paese e della scuola rappresenta per Gruppo Spaggiari Parma un punto di partenza per evolvere. Oggi, con il nuovo logo e una strategia orientata all’intelligenza artificiale e allo sviluppo internazionale, il Gruppo inaugura una nuova fase del proprio percorso, continuando a mettere innovazione tecnologica al servizio della scuola e della società.

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“Teoria della fragilità”. Intervista a Roberto Gramiccia

Teoria della fragilità.

Intervista a Roberto Gramiccia

a cura di Antonella Raggi

Dottor Gramiccia, nel suo libro lei compie un’operazione quasi rivoluzionaria: toglie alla parola “fragilità” l’alone di “banalità” che la circonda. Che cos’è per lei la fragilità e perché ha sentito il bisogno di scriverne una vera e propria “teoria”?

La ringrazio di un giudizio che mi lusinga. In effetti ho provato a restituire di questa parola il senso autentico che, a ben guardare, è multiforme. La fragilità non è in effetti la bagatella di cui o non si parla o si parla a sproposito. Essa racchiude, infatti, il senso più profondo della vita. Prima di tutto perché riguarda ciascuno di noi e, poi, perché da essa procede ogni grande conquista individuale e collettiva. Attenzione però! Esiste anche una fragilità passiva che ci condanna o è complice del potere. Così come esiste una fragilità attiva e ribelle che, se mal diretta, può produrre disastri. Questo più o meno il perimetro del campo di gioco. Un gioco che, se lo impari, esci dal torpore dolciastro della banalità e rischi di poter dare una mano a trasformare il mondo.

Roberto Gramiccia

Lei è un medico e un critico d’arte, due lenti che offrono una prospettiva privilegiata sulla vulnerabilità. In che modo la biologia umana e la sensibilità artistica si incontrano nella sua definizione di fragilità?

La medicina è una porta aperta sulla sofferenza e quindi sulla fragilità umana. L’arte è figlia della fragilità, del thauma di Aristotele, dell’angoscia della morte. Arte e medicina si assomigliano molto. Forse sono la stessa cosa.

Oggi siamo immersi in quello che molti sociologi chiamano “ipercapitalismo della performance”, dove bisogna sempre mostrarsi forti, vincenti e iper-connessi. Qual è il prezzo emotivo e sociale che stiamo pagando per la rimozione della nostra parte fragile?

L’assillo della performatività rovina la vita. Non solo ma ci preclude l’accesso a quegli strumenti che migliorano la nostra coscienza, la nostra capacità critica. Rimuovere o falsificare la fragilità significa privarsi del principale di questi strumenti. Significa condannarsi a un sonnambulismo senza risveglio.Nel libro lei suggerisce che l’accettazione della fragilità abbia un forte valore politico. In che modo dichiararsi fragili può diventare un atto di ribellione o di alternativa al sistema attuale?

La valutazione è prima di tutto di tipo storico. Tutte le grandi rivoluzioni, infatti, sono state prodotte da una fragilità sociale che ha saputo trovare la giusta direzione. Sotto questo profilo essa non può mai considerarsi autosufficiente. Ha bisogno di una teoria e di un’organizzazione politica che la guidi.

Spesso la grande arte nasce dalle crepe, dalle ferite dell’anima. Se fossimo tutti “invulnerabili”, esisterebbe ancora l’arte? Quali sono gli artisti che, secondo lei, hanno saputo trasformare meglio la fragilità in capolavoro?

Se non fossimo fragili non saremmo esseri umani. E gli artisti sono prima di tutto esseri umani. Alla seconda domanda risponderei con tre nomi: Vincent Van Gogh, Giacomo Leopardi e Franz Kafka.

C’è una stretta connessione tra fragilità e legame sociale. Se non ci riconoscessimo fragili, faremmo fatica a riconoscere il bisogno dell’altro. La fragilità è quindi la precondizione per la solidarietà e la cura collettiva?

Il tessuto connettivo della solidarietà e della giustizia sociale è il concetto di uguaglianza sostanziale. Uguaglianza significa riconoscersi in un’unica matrice: la fragilità. A partire da questa matrice si può aspirare a trasformare il mondo, inaugurando una nuova era: quella della libertà dal bisogno.

Per concludere, se dovesse dare un consiglio a un giovane – o meno giovane – che oggi si sente inadeguato, schiacciato dal peso di dover sembrare sempre “all’altezza”, cosa gli direbbe partendo dalle pagine della sua Teoria della fragilità?

Gli direi che l’unico modo per essere all’altezza del proprio destino è prendere atto della propria fragilità e usarla come risorsa, senza subirla come vincolo. Il fatto di sentirsi inadeguato può essere indifferentemente l’antefatto di un riscatto o quello di una resa. Questo libro aiuta a porre in essere la prima di queste due opzioni. Leggetelo per capire se ci riesce.

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IX Koinè del Preziosissimo Sangue: eletto il primo Consiglio Nazionale dell’Unione Sanguis Christi.

A Pomezia oltre trecentoquaranta partecipanti hanno preso parte alla tre giorni dedicata alla spiritualità del Preziosissimo Sangue

Dal 3 al 5 luglio 2026, presso l’Hotel Selene di Pomezia, si è svolta la IX Koinè del Preziosissimo Sangue, il tradizionale appuntamento annuale dedicato alla spiritualità del Preziosissimo Sangue. La tre giorni ha riunito circa 340 partecipanti, tra aderenti all’Unione Sanguis Christi (USC) e persone desiderose di approfondire e condividere questa spiritualità, alla quale la Chiesa dedica tradizionalmente il mese di luglio.

Consiglio Nazionale USC IX Koine del Preziosissimo Sangue

Il programma ha alternato momenti di catechesi, preghiera e condivisione. Tra gli appuntamenti principali, le catechesi guidate da don Luigi Maria Epicoco e da don Valerio Volpi, Missionario del Preziosissimo Sangue e direttore dell’ufficio di pastorale giovanile e vocazionale; la veglia di preghiera presieduta da don Ernesto Di Fiore, parroco della parrocchia Preziosissimo Sangue di Firenze; l’animazione musicale curata dalla USC Music e i lavori nei gruppi di condivisione.

Partecipanti IX Koine del Preziosissimo Sangue

«In occasione della prima domenica di luglio è tornato il tradizionale appuntamento della Koinè, l’incontro annuale della famiglia del Preziosissimo Sangue – spiega don Giacomo Manzo, direttore di Primavera Missionaria e dell’Unione Sanguis Christi. Il nome stesso dell’evento richiama il termine greco koinonia, che significa “comunione”, ed esprime il senso più profondo di questo incontro: l’unità che accomuna tutti i partecipanti nel Sangue di Cristo. A rappresentare questo significato è anche il melograno, simbolo biblico della molteplicità che trova unità nella comunione nel Sangue di Cristo».

«L’edizione 2026 ha rivestito un’importanza particolare – continua don Giacomo – segnando una tappa storica per la famiglia del Preziosissimo Sangue e per l’Unione Sanguis Christi. Per la prima volta, infatti, è stato eletto il Consiglio Nazionale dell’USC – Italia, organismo composto da laici che rappresenta ufficialmente l’associazione a livello nazionale. Ne fanno parte il segretario Valerio Felici (USC Roma) e i consiglieri Vito Carella (USC Bari), Sandra De Amicis (USC Roma), Gonario Cancellu (USC Albano Laziale) e Martina Marra (USC Messina). La costituzione del Consiglio segna un passo significativo nel percorso di corresponsabilità e partecipazione dei laici, rafforzandone il ruolo e il contributo nella vita dell’associazione. Il nuovo organismo è chiamato a collaborare con i Missionari del Preziosissimo Sangue nella diffusione della spiritualità del Sangue di Cristo e nella promozione del carisma di san Gaspare del Bufalo, del beato Giovanni Merlini e di santa Maria De Mattias».

Roma, 10/07/2026

Ufficio Stampa                                                                                                        Congregazione dei Missionari del Preziosissimo Sangue | Provincia Italiana
Via Narni, 29 | 00181 – Roma
Tel: 06.92110936
Emailufficiostampa@sangaspare.it
Sito webhttps://sangaspare.it/

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Teatro delle Bambole – “Incanto all’amore – Rito di Riparazione”. Bitonto 9/12 Luglio 2026

A Bitonto «Incanto all’Amore»: San Francesco e Hermann Nitsch in dialogo tra arte, rito e spiritualità.

Nel segno della sacralità del creato, del perdono e della riparazione simbolica del rapporto tra uomo e mondo. Da giovedì 9 a domenica 12 luglio la città di Bitonto ospiterà «Incanto all’Amore – Rito di Riparazione», progetto ideato da Andrea Cramarossa per il Teatro delle Bambole, costruito attorno a un dialogo inedito tra il «Cantico delle Creature» di San Francesco d’Assisi e il pensiero filosofico e performativo di Hermann Nitsch. L’iniziativa nasce in un anno altamente simbolico: il 2026 coincide infatti con l’ottavo centenario della morte di San Francesco (1226-2026) e con il quarto anniversario dalla scomparsa dell’artista austriaco Hermann Nitsch, tra le figure più radicali e discusse dell’arte contemporanea europea.L’evento è organizzato da Teatro delle Bambole in dialogo con il Museo Hermann Nitsch, la Fondazione Morra – Archivio Casa Morra e Palazzo Morone – Museo Vettor Pisani di Caggiano, come contributo allo sviluppo del pensiero «Atlantide / Nuova Atlantide» del critico e studioso di teatro Giuseppe Morra. Al centro del progetto c’è l’idea di una possibile riconciliazione tra dimensione spirituale, arte e natura, attraverso un percorso che intreccia riflessione teorica, esperienza performativa e riscoperta del patrimonio francescano della città.

Il primo appuntamento è in programma giovedì 9 luglio alle 19 nell’Ex Monastero dei Frati Cappuccini di Bitonto, con la conferenza «Sacralità del mondo. Sacralità dell’umano». Studiosi, filosofi e ricercatori si confronteranno sui temi del sacro, del mistero e della relazione tra uomo e creazione. Nicola Pice approfondirà «La funzione psicagogica dei colori nelle prediche di Frate Luca di Bitonto», mentre Enzo Robles interverrà su «Francesco: tra Sacro e Teologia». Leo Lestingi rifletterà invece su «Senso del sacro, natura e mistero», mentre Andrea Cramarossa proporrà una relazione intitolata «Essere creatura: pratiche del perdono e soglie dell’estasi».
A moderare l’incontro sarà Federico Gobbi del Teatro delle Bambole. Previsti inoltre interventi di lettura a cura di Rossella Giugliano e dello stesso Gobbi. Al termine della conferenza sarà proiettato il film «Francesco» (1989) di Liliana Cavani. L’iniziativa è gratuita.

Venerdì 10 luglio, alle 9.30 il progetto proseguirà con una visita guidata gratuita ai luoghi francescani della città di Bitonto. Un itinerario pensato per rileggere la presenza e la memoria francescana nel tessuto urbano cittadino, mettendo in relazione spiritualità, architettura e storia locale. La partecipazione è gratuita, ma con prenotazione obbligatoria e posti limitati.

Il percorso culminerà domenica 12 luglio alle 20 nella Sala degli Specchi di Palazzo Gentile con l’atto performativo «Incanto all’Amore», aperto gratuitamente alla cittadinanza. La performance prenderà le mosse dal «Cantico delle Creature» di San Francesco per approdare al testo filosofico «Essere» di Hermann Nitsch, in una costruzione scenica che intende attraversare simbolicamente le dimensioni della fragilità umana, della colpa, della natura e della possibilità di una rigenerazione spirituale. Un rito contemporaneo che mette in relazione parola, corpo, suono e pensiero filosofico, confermando la ricerca teatrale di Andrea Cramarossa come spazio di interrogazione poetica ed esistenziale.

L’ingresso alla performance è gratuito. Per informazioni e prenotazioni: info@teatrodellebambole.it
T.: 347 3003359.

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Gli eventi della sesta settimana di Sile Jazz – Altri Argini

Giovedì 9 luglio 21:00
Auditorium Santa Caterina
Piazzetta Mario Botter 1,  Treviso TV
HERBARIUM SONORUM

Nicola Fazzini – sax alto
Giovanni Maier – contrabbasso
in collaborazione con Asolo Musica

Herbarium Sonorum è una produzione originale di nusica.org nata dall’incontro tra Nicola Fazzini e Giovanni Maier e dal desiderio di trasformare il mondo botanico in materia sonora. Ogni composizione prende il nome da una pianta o da un’erba, sviluppando un dialogo musicale che cresce e si trasforma come un organismo vivente, tra scrittura contemporanea e improvvisazione.

Il sax alto di Fazzini e il contrabbasso di Maier costruiscono un interplay essenziale e aperto, fatto di timbri, risonanze e dinamiche in continua evoluzione. Due figure centrali del jazz di ricerca italiano ed europeo danno vita a un progetto che unisce attenzione al dettaglio sonoro, libertà improvvisativa e una forte dimensione evocativa, in equilibrio tra astrazione e ascolto sensoriale.

Ingresso € 10,00
Ridotto giovani no 25 anni
e soci Asolo Musica € 5,00

Acquisto biglietti solo in loco

Tel. 392 4519244 – www.asolomusica.com

Sabato 11 luglio 21:00
Ansa del Sile di Sant’Elena
Via Duca D’Aosta, 21, Sant’Elena di Silea TV

OSCAR DEL BARBA OX QUARTET
Somewhere Story

Oscar Del Barba – pianoforte, synth
Achille Succi – sax alto, clarinetto e clarinetto basso
Giacomo Papetti – basso elettrico
Andrea Ruggeri – batteria

Con Somewhere Story, pubblicato da nusica.org nel 2025, l’Oscar Del Barba OX Quartet rilegge West Side Story di Leonard Bernstein trasformandola in uno spazio aperto all’improvvisazione, alla ricerca timbrica e al dialogo tra acustico ed elettronico.  Partendo dai temi della celebre opera del compositore americano, il quartetto costruisce una rilettura personale che attraversa jazz contemporaneo, rock progressive e suggestioni elettroniche mantenendo intatta la forza melodica della scrittura bernsteiniana. Pianoforte, synth, clarinetti, sax alto, basso elettrico ed elettronica si intrecciano in una musica in continuo movimento, costruita sull’interplay e sulla libertà interpretativa dei musicisti. Il progetto nasce dal desiderio di sottrarre West Side Story alla dimensione teatrale per riportarla alla sua essenza musicale, trasformando ogni brano in materia viva da reinventare attraverso improvvisazione, ritmo e colore sonoro.

https://a1fdd.r.a.d.sendibm1.com/mk/cl/f/sh/SMK1E8tHeFuBo1OxvLfR4OeZL9Eb/cfTnEcYo60mZ

Domenica 12 luglio 21:00
Villa Grimani Morosini Gatterburg
Via Gazzie 9, Albaredo di Vedelago TV

GIULIO SCARAMELLA / JURE PUKL
Roundabout

Giulio Scaramella – pianoforte
Jure Pukl – sassofoniDall’incontro tra il pianista e compositore goriziano Giulio Scaramella e il sassofonista sloveno Jure Pukl prende forma Roundabout, progetto pubblicato da nusica.org nel 2026 che intreccia formazione classica, linguaggio jazzistico e improvvisazione contemporanea. I due musicisti esplorano composizioni originali e riletture di pagine della musica classica, da Brahms a Ligeti, muovendosi tra scrittura, libertà interpretativa e continua attenzione al suono condiviso. Il progetto ruota attorno all’idea di circolarità evocata dal titolo: temi che ritornano, si trasformano e cambiano prospettiva attraverso l’ascolto reciproco e l’interplay. Il pianoforte di Scaramella e i sassofoni di Pukl costruiscono così una musica essenziale e aperta, capace di alternare momenti lirici, tensioni improvvisative e una raffinata ricerca timbrica.

https://a1fdd.r.a.d.sendibm1.com/mk/cl/f/sh/SMK1E8tHeG13GADv6VovADxJJRor/g7C4qDn_eguF

ANTEPRIMA

Sabato 25 luglio 18:00

CROCIERA JAZZ IN LAGUNA

in collaborazione con Navigazione Stefanato
Partenza ore 18:00 da Portegrandi
Quarto D’Altino VE

ENSEMBLE DUE FIUMI

Lorenzo Cucco – sax
Perla Palmieri – voce
Leonardo Basso – chitarra
Dario Ponara – vibrafono
Christian Guidolin – contrabbasso
Gabriele Da Ros – batteria

Tra gli appuntamenti più suggestivi di Sile Jazz torna la Crociera Jazz in Laguna, un’esperienza che unisce navigazione, paesaggio e musica dal vivo attraversando la laguna veneziana al tramonto. Un viaggio di circa cinque ore, con rientro previsto alle 23.30, tra acqua, ascolto e territorio, che accompagna il pubblico lungo un percorso immerso nella natura e nella dimensione sonora del festival. La prima parte della navigazione sarà arricchita dal racconto di una guida, che accompagnerà i partecipanti alla scoperta della flora e della fauna caratteristiche del Sile e della Laguna, illustrando anche alcune peculiarità della conformazione del fiume e del delicato ecosistema che attraversa. Durante la serata sarà inoltre servita la cena a bordo, con un menu composto da “cicchetti veneziani”, filetto di branzino al forno con patate, acqua, vino e caffè.

Ad accompagnare la navigazione sarà l’Ensemble Due Fiumi, formazione nata nel 2025 all’interno di un progetto promosso da nusica.org in collaborazione con Asolo Musica per valorizzare i giovani talenti del jazz contemporaneo del Veneto. Il gruppo riunisce sei musicisti under 30 provenienti dai Conservatori della regione e sviluppa un linguaggio che intreccia jazz contemporaneo, improvvisazione e tradizioni legate ai paesaggi fluviali del Sile e del Brenta. Il concerto si articolerà in due set dal vivo, entrambi a bordo dell’imbarcazione. Tra il primo e il secondo è prevista una sosta a Burano, durante la quale il pubblico potrà scendere e passeggiare liberamente tra le calli dell’isola, scoprendone l’atmosfera unica nelle ore serali, prima di riprendere la navigazione accompagnata dalla musica. Attraverso composizioni originali e materiali ispirati a memorie, racconti e sonorità del territorio, l’ensemble costruisce una musica fondata sull’ascolto reciproco, sull’interplay e sulla ricerca collettiva del suono, trasformando la crociera in un’esperienza immersiva, in continuo dialogo con il paesaggio lagunare e con i suoi ritmi, dove natura, cultura e musica si fondono in un unico racconto.

Navigazione + guida + cena + concerto: € 75,00

https://a1fdd.r.a.d.sendibm1.com/mk/cl/f/sh/SMK1E8tHeGEmARrpSq7tLsYnG2zN/9-6R__josLMG

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Filming Italy, il cinema incontra l’arte: online gratis le masterclass esclusive dei grandi del cinema.

Da Franco Nero e Micaela Ramazzotti fino alle star hollywoodiane Jeremy Piven e Adewale Akinnuoye-Agbaje: disponibili i video-incontri esclusivi della nona edizione.

Sono disponibili dal 7 luglio sul sito www.Mymovies.it/ondemand/filmingitaly le masterclass di Filming Italy: il cinema incontra l’arte: gli incontri si sono tenuti nei giorni scorsi a Roma presso l’Ara Pacis e il Pronao del Pantheon. Le masterclass vedono protagonisti Franco Nero, attore che nel 2026 ha ottenuto la stella sulla Hollywood Walk of Fame; Micaela Ramazzotti, interprete del recente film Elena nel ghetto, e regista di FelicitàAdewale Akinnuoye-Agbaje, interprete della serie tv EuphoriaJeremy Piven, visto di recente in American Night, Francine Maisler, direttrice casting vincitrice del Premio Emmy per le serie tv The Studio e Succession e candidata all’Oscar 2026 per il film I peccatoriCarol Alt, modella e attrice della recente serie tv Paper Empire e del film Improvvisamente a Natale mi sposoMiyako Bellizzi, costumista di The History of Sound e nominata all’Oscar per Marty Supreme.

Ognuno degli intervistati – moderati da Tiziana Rocca e Alvaro Moretti, vicedirettore de Il Messaggero – racconta il suo rapporto con il cinema, svela i segreti del mestiere, e il suo legame con l’arte. L’evento, infatti, sigla il connubio tra il cinema e Roma: organizzato da Associazione Agnus Dei di Tiziana Rocca in collaborazione con la Direzione Musei Statali della Città di Roma diretta dalla Dott.ssa Mariangela Margozzi, la direttrice del Pantheon l’arch. Gabriella Musto, Luca Mercuri – direttore dell’Istituto Pantheon e Castel Sant’Angelo – Direzione Musei nazionali della città di Roma – e Monsignor Daniele Micheletti del Capitolo, fa interagire i personaggi del piccolo e grande schermo con l’arte e i beni culturali, artistici e archeologici.

Filming Italy: Il Cinema incontra l’arte è il progetto innovativo che ha come obiettivo di portare il cinema nei luoghi di cultura, alla luce del connubio fra il Cinema e la storia nella città di Roma: le scenografie iconiche in cui si svolge amplificano le parole degli intervistati, in una rara simbiosi tra la bellezza artistica e il mestiere del cinema.

“Se l’arte ispira il cinema, anche il cinema si avvicina all’arte. Così abbiamo aperto le porte di due dei siti storici e museali più rappresentativi di Roma, il Pantheon e l’Ara Pacis, per un evento assolutamente inedito e unico nel suo genere. È affascinante vedere come gli artisti, a cospetto di tanta bellezza, si aprano nel dialogo in maniera più naturale, quasi ammaliati dai due luoghi in cui si trovano. Con la presenza online delle masterclass, il pubblico ha per la prima volta l’occasione di partecipare a dibattiti con esperti di cinema, star internazionali e italiane, all’interno di monumenti mozzafiato”, dichiara Tiziana Rocca, General Director del Filming Italy.

Il cinema incontra l’arte è patrocinato dal MIC, Regione Lazio, Roma Capitale, ANEC, Agiscuola, Anica e CSC.

Info Agnus Deitizianaroccacomunicazione@gmail.com

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Quando le mappe raccontavano il mondo: a Palazzo Poli la mostra sui Principati Romeni e la Penisola italiana nella cartografia del Seicento e del Settecento

Quando le mappe raccontavano il mondo: a Palazzo Poli la mostra sui Principati Romeni
e la Penisola italiana nella cartografia del Seicento e del Settecento

All’Istituto Centrale per la Grafica, dall’8 luglio al 13 settembre 2026, un viaggio tra carte geografiche originali, incisioni su rame e grandi scuole cartografiche europee. La mostra è organizzata sotto l’Alto Patronato del Presidente della Romania
e del Presidente della Repubblica Italiana.

Prima di indicare una strada, una mappa racconta un’idea del mondo. Prima di essere uno strumento di orientamento, è una forma di conoscenza, di potere, di immaginazione politica e culturale.

I Principati Romeni e la Penisola italiana nella cartografia del Seicento e del Settecento ICG-scaled

Da questa prospettiva nasce la mostra “I Principati Romeni e la Penisola italiana nella cartografia del Seicento e del Settecento”, in programma dall’8 luglio al 13 settembre 2026 presso Palazzo Poli, sede dell’Istituto Centrale per la Grafica a Roma.

L’esposizione, realizzata nell’ambito dell’Anno Culturale Romania-Italia 2026, è promossa dall’Istituto Centrale per la Grafica e dall’Ambasciata di Romania nella Repubblica Italiana, in collaborazione con l’Istituto Culturale Romeno, l’Istituto Romeno di Cultura e Ricerca Umanistica di Venezia e l’Accademia di Romania in Roma.

La mostra propone al pubblico un percorso affascinante attraverso la cartografia europea del XVII e XVIII secolo, mettendo in dialogo le rappresentazioni dei Principati di Valacchia, Moldavia e Transilvania con quelle della Penisola italiana e degli antichi Stati preunitari.

Le carte geografiche esposte non documentano soltanto territori, confini, fiumi, città e rotte. Restituiscono anche il modo in cui l’Europa moderna guardava sé stessa, le sue aree di frontiera, i suoi equilibri politici, le sue relazioni diplomatiche e culturali. I Principati Romeni, crocevia tra Impero Ottomano, mondo asburgico, area danubiana ed Europa occidentale, emergono così come spazi strategici e culturali pienamente inseriti nella storia europea. Il percorso riunisce opere di grandi cartografi e incisori attivi tra Seicento e Settecento, provenienti dalle principali scuole europee: olandese, italiana, francese, tedesca e austriaca. Tra gli autori rappresentati figurano Gerardus Mercator, Willem Blaeu, Johannes Janssonius, Nicolas Sanson, Frederik de Wit, Giacomo Cantelli da Vignola, Nicolas de Fer, Johann Baptist Homann, Matthäus Seutter, Guillaume Delisle, Antonio Zatta, Bartolomeo Borghi e Franz Johann Joseph von Reilly.

In mostra si potranno ammirare incisioni originali su matrice di rame, spesso acquerellate a mano all’epoca, che uniscono rigore geografico, eleganza grafica e valore storico-documentario. Tra le opere, la “Descritione delli Principati della Moldavia e Valachia” di Giacomo Cantelli da Vignola, pubblicata a Roma nel 1686 da Giovanni Giacomo De Rossi, e diverse carte dedicate al Danubio, alla Transilvania, alla Valacchia, alla Moldavia, alla regione del Mar Nero e alla Penisola italiana. Il progetto espositivo valorizza inoltre il patrimonio dell’Istituto Centrale per la Grafica, le cui collezioni conservano importanti testimonianze della cartografia e della letteratura di viaggio. Accanto alle mappe dei Principati Romeni e dell’Italia, il percorso richiama opere significative come la Veduta di Roma tratta dal Liber Chronicarum del 1493, la Guida d’Italia di Franz Schott, il Mercurio Geografico dei De Rossi e il Nuovo Atlante Geografico Universale di Giovanni Maria Cassini.

«Questa mostra consente di guardare alla cartografia come a una straordinaria forma di racconto visivo della storia europea», dichiara Fabio De Chirico, Direttore dell’Istituto Centrale per la Grafica. «Le mappe esposte a Palazzo Poli ci parlano di territori, ma anche di relazioni, scambi, visioni politiche e culturali. È particolarmente significativo presentare questo progetto nell’ambito dell’Anno Culturale Romania-Italia 2026: attraverso le carte geografiche, l’Istituto conferma la propria vocazione a valorizzare il patrimonio grafico come spazio di conoscenza, dialogo internazionale e accesso condiviso alla memoria».

Informazioni

Inaugurazione martedì 7 luglio ore 19. Seguirà vin d’honneur.

Apertura mostra dall’8 luglio al 13 settembre

Sede: Istituto Centrale per la Grafica, Palazzo Poli, via Poli, 54 – Roma

Orari: dal martedì alla domenica, dalle 10:00 alle 19:00. Ultimo ingresso ore 18:00

Biglietti sul Portale Musei Italiani e dai totem in sede

  • ingresso euro 6,00
  • ridotto euro 2,00

Le gratuità e le riduzioni seguono la normativa vigente al seguente link

Visita la pagina dell’Istituto Centrale per la Grafica per rimanere aggiornato sulle attività in programma
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Dal 3 luglio a cura di Massimo Osanna e Luca Di Franco la mostra ‘Il Mito di Capri. A duecento anni dalla scoperta della Grotta Azzurra (1826-2026)’.

Capri celebra il proprio mito con una grande mostra allestita negli spazi della Certosa di San Giacomo.Dal 3 luglio al 18 ottobre 2026 i Musei e parchi archeologici di Capri presentano Il mito di Capri. A duecento anni dalla scoperta della Grotta Azzurra (1826–2026), a cura di Massimo Osanna e Luca Di Franco, un progetto espositivo che racconta la trasformazione di Capri, tra Settecento e Ottocento, da luogo difficilmente accessibile del Golfo di Napoli in una delle mete più celebrate dell’immaginario europeo. Punto di svolta di questa vicenda fu la riscoperta della Grotta Azzurra, avvenuta il 17 agosto del 1826, quando il pittore e poeta tedesco August Kopisch (1799–1853), insieme all’amico e pittore Ernst Fries (1801–1833), entrò nella grotta guidato dal barcaiolo Angelo Ferraro, detto Riccio, e Giuseppe Pagano, proprietario dell’omonima famosa locanda. Un episodio destinato a segnare una svolta decisiva nella fortuna internazionale di Capri, capace di innescare uno straordinario processo di elaborazione culturale, attirando artisti, scrittori e viaggiatori da tutta Europa e contribuendo alla costruzione di un’immagine dell’isola destinata a diffondersi su scala internazionale. Attraverso opere d’arte, documenti, reperti archeologici e fonti letterarie, il percorso espositivo accompagna il visitatore dalle prime testimonianze antiquarie e dagli scavi di età borbonica alla svolta rappresentata dalla riscoperta della Grotta Azzurra, fino alla consacrazione di Capri come luogo simbolo del Mediterraneo nella cultura artistica e letteraria europea.

L’ultima sala propone un’esperienza immersiva dove grazie all’utilizzo di visori di realtà aumentata, i visitatori saranno accompagnati all’interno della Grotta Azzurra, ricostruita sia nella sua dimensione di età imperiale sia nel suo aspetto contemporaneo, offrendo un’inedita chiave di lettura per uno dei luoghi più iconici dell’isola e del Mediterraneo. Un’audioguida digitale e interattiva della mostra è disponibile gratuitamente sull’app Musei Italiani, l’app ufficiale del Sistema Museale Nazionale.

«La mostra ricostruisce il processo storico e culturale che ha portato Capri a diventare uno dei luoghi più emblematici dell’immaginario europeo, meta privilegiata di artisti, scrittori e viaggiatori e punto di riferimento della cultura mediterranea. Attraverso opere d’arte, documenti, reperti archeologici e testimonianze letterarie, il percorso espositivo restituisce la complessità di questa vicenda, nella quale natura, archeologia, arte e letteratura si intrecciano nella costruzione dell’identità culturale dell’isola. Tra i momenti più significativi di questo percorso figura anche la riscoperta della Grotta Azzurra nel 1826, destinata ad accrescere la notorietà internazionale di Capri e ad alimentarne ulteriormente il fascino. Questa mostra rappresenta inoltre un importante momento nel percorso di crescita dei Musei e Parchi archeologici di Capri, chiamati a valorizzare e interpretare l’identità dell’isola attraverso progetti di ricerca, cooperazione e innovazione culturale, in piena sintonia con gli obiettivi del Sistema Museale Nazionale.» dichiara Massimo Osanna, Capo Dipartimento per le attività culturali.

«Le celebrazioni della “scoperta” della Grotta Azzurra offrono la possibilità di riscoprire la straordinaria ricchezza culturale dell’isola, ma anche di comprendere il processo, sviluppatosi nell’arco di oltre un secolo, attraverso cui Capri è diventata uno dei luoghi più emblematici dell’immaginario europeo. Per i Musei di Capri la mostra rappresenta il punto di partenza del nuovo istituto, poiché il percorso espositivo racchiude in sé tutti gli aspetti identitari della cultura e della storia dell’isola», afferma Luca Di Franco, Direttore dei Musei e parchi archeologici di Capri. In occasione della presentazione della mostra, giovedì 2 luglio alle 18.30, si terrà presso il Chiostro piccolo della Certosa il concerto dell’Orchestra Alessandro Scarlatti, realizzato con il sostegno del Goethe-Institut, nell’ambito di un accordo con i Musei e parchi archeologici di Capri, un progetto di collaborazione che contribuisce a rafforzare il dialogo culturale e le relazioni tra Italia e Germania. Contestualmente al concerto, è prevista un’apertura serale straordinaria della mostra dalle ore 18.00 alle 22.00 con visite guidate ogni ora.

Mostra: Il mito di Capri. A duecento anni dalla scoperta della Grotta Azzurra (1826–2026)

CuratoriLuca Di Franco e Massimo Osanna

RUP e coordinamento scientificoElena Cera

Comitato scientifico: Fabio Mangone, Renata Picone, Carlo Rescigno, Isabella Valente

Sede: Certosa di San Giacomo, Capri

Date: 3 luglio – 18 ottobre 2026

Ingresso: La visita alla mostra è compresa nel biglietto di ingresso alla Certosa di San Giacomo. I biglietti sono acquistabili sul sito www.museiitaliani.it, tramite l’app “Musei Italiani” o direttamente all’ingresso.

Ufficio Stampa

Leeloo Comunicazione

ufficiostampa.leeloo@gmail.com

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