Hotel senza WI-FI e borghi senza auto: Unexpected Italy, la startup che punta sul turismo «scomodo».

La tendenza del 2026 inverte la rotta: meno servizi standardizzati, più autenticità radicale. Unexpected Italy lancia una mappatura di luoghi etici che rifiutano i compromessi dell’overtourism. Dalla Liguria, dove si arriva solo a piedi, alla Val d’Orcia dei casali in pietra, fino ai letti alti d’epoca a Sextantio o mangiare in cesti da picnic in quota. Cortisolo addio: la mappa dei sei luoghi italiani che disimparano la fretta. La founder di Unexpected Italy, Elisabetta Faggiana: “Un manifesto contro l’urgenza quotidiana che trasforma la lentezza in un asset strategico per la salute psicofisica”.

In un’epoca in cui siamo costantemente connessi, raggiungibili e sovrastimolati, il vero lusso sta diventando sempre più raro: staccare davvero. Secondo l’American Psychological Association, oltre il 70% degli adulti sperimenta livelli elevati di stress legati al sovraccarico informativo e ai ritmi quotidiani. Studi della Harvard Medical School dimostrano che il contatto con la natura e la riduzione degli stimoli digitali contribuiscono ad abbassare i livelli di cortisolo, migliorare il sonno e aumentare la capacità di concentrazione.

Eppure, mentre cresce il bisogno di rallentare, l’offerta turistica sembra andare nella direzione opposta: più comfort, più servizi, più stimoli. Unexpected Italy, startup innovativa che valorizza l’Italia più autentica ed etica, ha selezionato sei luoghi autentici spesso nascosti, che hanno scelto di non scendere a compromessi.

«Il vero lusso, oggi, non risiede nell’aggiungere servizi, ma nell’avere il coraggio di togliere il superfluo», spiega Elisabetta Faggiana, founder della tech company premiata all’Onu che valorizza il turismo responsabile e inclusivo. «Con Unexpected Italy selezioniamo anche luoghi che chiamiamo “scomodi” perché rifiutano i compromessi della standardizzazione per proteggere qualcosa di immensamente più raro: il silenzio, il tempo e la presenza. Non sono semplici strutture ricettive, ma presidi di resistenza culturale che scelgono di non piacere a tutti, preferendo la coerenza all’algoritmo. In un mondo saturo di stimoli digitali, rallentare non è una rinuncia, ma un atto di libertà. Proponiamo un’ospitalità etica, radicata nel territorio, dove la disconnessione diventa la chiave per ritrovare un contatto autentico con se stessi e con la bellezza ruvida e vera del nostro Paese».

«Con Unexpected Italy selezioniamo luoghi che rifiutano i compromessi della standardizzazione per proteggere qualcosa di immensamente più raro: l’identità, il tempo e la presenza. Tra artigiani, produttori locali, trattorie, selezioniamo strutture ricettive che definiamo scomode, perchè decidono di non piacere a tutti, preferendo la coerenza all’algoritmo e diventando veri presidi di resistenza culturale. In un mondo saturo di stimoli digitali, rallentare non è una rinuncia, ma un atto di libertà. Proponiamo un’ospitalità etica, radicata nel territorio, dove la disconnessione diventa la chiave per ritrovare un contatto autentico con se stessi e con la bellezza ruvida e vera del nostro Paese».

La selezione di Unexpected Italy celebra il “lusso della sottrazione” attraverso sei rifugi dove il silenzio è il vero protagonista. In Piemonte, il Parco del Grep offre case sugli alberi senza Wi-Fi, dove la disconnessione è totale e il cibo arriva in cesti da picnic gourmet. In Liguria, La Sosta di Ottone III richiede di abbandonare l’auto per abbracciare il ritmo lento di un borgo affacciato sul mare, con colazioni à la carte che onorano i piccoli produttori. In Toscana, Follonico invita a “disimparare la fretta” in un casale in pietra della Val d’Orcia, tra tessuti naturali e sapori dell’orto. L’Abruzzo risponde con Sextantio, un albergo diffuso che preserva rigorosamente l’estetica medievale: camini in pietra e candele sostituiscono il comfort moderno per una tutela culturale profonda. Il Veneto brilla con due perle: Cargador de Ron a Valdobbiadene, una casera nel bosco dove gli arredi nascono da materiali di recupero, e La Scuola Guesthouse sull’Altopiano di Asiago. Qui, in un’ex scuola degli anni ’20, le camere dedicate alle materie scolastiche e il laboratorio di gelato artigianale invitano a riscoprire la meraviglia dell’infanzia. Sei destinazioni etiche per chi cerca tempo, presenza e radici.

SCHEDA DI APPROFONDIMENTO – UNEXPECTED ITALY

È nata a Londra, ma ha il cuore in Italia la startup Unexpected Italy, progetto travel tech fondato da Elisabetta Faggiana e Savio Losito, lei di Vicenza e lui di Barletta, premiato anche alle Nazioni Unite per il suo approccio etico e innovativo al turismo. Oggi l’app, descritta dal The Guardian come “una bussola per viaggiatori consapevoli”, è attiva in 18 territori italiani, tra cui Venezia, Roma, Genova, Torino, Padova, Vicenza e la Valle d’Itria, e si propone come un antidoto alle trappole del turismo di massa.

L’idea alla base è semplice ma rivoluzionaria: mappare luoghi autentici, incontrare personalmente artigiani, osti, produttori e piccoli albergatori, ed entrare in contatto con quelle realtà che ancora oggi resistono all’omologazione. La loro app funziona come una “Lonely Planet 3.0”, geolocalizzata e targetizzata, in grado di suggerire itinerari costruiti su misura, con l’obiettivo di far sentire il viaggiatore parte della comunità locale, non un semplice consumatore di luoghi.

Premiata con il Roma Startup Award per l’originalità della proposta e la capacità di creare valore per il territorio, la piattaforma ha raccolto l’attenzione anche dei media internazionali: The Guardian ha dedicato articoli approfonditi all’iniziativa, in particolare per l’analisi del territorio vicentino e torinese, e stanno diventando un punto di riferimento importante per media e giornalisti internazionali.

Il lavoro di mappatura, condotto in prima persona dai due founder, ha permesso di costruire una rete selettiva e dinamica di migliaia di luoghi autentici, molti dei quali impossibili da trovare sui canali turistici convenzionali. In città come Roma e Venezia, dove secondo recenti studi oltre il 70% dei turisti finisce in trappole commerciali, Unexpected Italy propone alternative concrete: ristoranti veri, botteghe vive, quartieri ancora abitati. Unexpected Italy parte dal presupposto che il turismo, per essere sostenibile, debba tornare a essere relazione e trasformazione. Il loro “algoritmo relazionale” non si basa su tendenze, ma su passioni e affinità, con alcune destinazioni suggerite solo a chi dimostra attenzione e rispetto. “Non tutti i luoghi sono per tutti,” spiegano. “La nostra missione non è portare tutti negli stessi posti, ma far incontrare le persone giuste con i luoghi giusti.” Un’idea di viaggio che non consuma, ma cura. E che dell’Italia restituisce finalmente l’anima.

SCHEDA DI APPROFONDIMENTO 

I SEI LUOGHI DOVE STACCARE DAVVERO

Piemonte – Parco del Grep

Via Giacomo Matteotti, 27 – 10020 Monteu da Po (TO)

Proprietario: Francesco Otelli

Dieci ettari di natura, due case sugli alberi, nessuna distrazione. Niente TV, niente Wi-Fi, niente piattaforme di prenotazione: una scelta netta, quasi radicale. Si dorme tra le fronde, si mangia all’aperto, si vive seguendo la luce e le stagioni. Qui la disconnessione è fisica prima ancora che mentale: si cambia prospettiva, si torna a un rapporto diretto con lo spazio, con il corpo, con il tempo. Si elimina il superfluo per restituire spazio mentale. Anche il cibo segue questa filosofia, ma in modo inaspettato. Pranzi e cene arrivano in un cesto da picnic, da gustare sul terrazzo in quota della propria casa sull’albero o in un punto panoramico della tenuta. Ma non è il classico picnic fatto di salumi e formaggi: nel cesto c’è un vero pasto completo, con antipasti, primo, secondo e dolce, preparati con prodotti del territorio e dell’orto di Francesco. Aprirlo diventa parte dell’esperienza: un gesto semplice che riporta all’entusiasmo della scoperta, facendoci sentire bambini per un attimo. Qui non si viene per fare, ma per togliere. Meno stimoli, meno rumore, meno fretta. Ed è proprio così che si riesce, finalmente, a staccare.

Liguria – La Sosta di Ottone III

Località Chiesanuova, 39 – 19015 Levanto (SP)

Proprietaria: Angela Fenwick

Arrivare alla Sosta di Ottone III significa accettare di cambiare ritmo.

Le auto si fermano poco sotto il borgo e gli ultimi metri si percorrono a piedi o con una piccola monorotaia elettrica. È un passaggio semplice, ma simbolico: si lascia indietro la fretta, si entra lentamente in un luogo che va conquistato. Il borgo, raccolto e silenzioso, si apre su viste che spaziano tra le vallate liguri e il mare. Qui lo sguardo si allunga, il respiro cambia, il tempo si dilata. Le stanze, sei in totale, sono tutte diverse e raccontano una storia fatta di materiali recuperati, arredi originali e interventi artigianali. Nulla è standardizzato: ogni dettaglio è pensato per dialogare con l’identità del luogo senza forzarla. La colazione, servita à la carte e non a buffet, è una scelta precisa: ridurre gli sprechi e valorizzare ogni ingrediente. I prodotti arrivano da piccoli produttori locali e raccontano il territorio con semplicità e rispetto. Qui tutto invita a rallentare: il gesto, il passo, lo sguardo. Angela aiuta inoltre gli ospiti a scoprire le Cinque Terre dall’alto, immersi nella natura, evitando l’affollamento del lungo mare per un’esperienza davvero unico e personalizzata. La sosta smette di essere una parentesi e diventa esperienza.

Toscana – Follonico, Val d’Orcia

Località Casale, 2 – 53049 Torrita di Siena (SI)

Proprietari: Fabio Firli e Suzanne Simons

Un casale in pietra immerso tra ulivi e filari nella campagna senese, dove il silenzio e il tempo lento diventano protagonisti. Qui non si viene per fare, ma per disimparare la fretta. Suzanne e Fabio accolgono gli ospiti con un’ospitalità autentica: senza filtri, senza scenografie, senza compromessi. Le camere, quattro suite e due stanze, sono tutte uniche, con travi a vista, mobili restaurati, ceramiche artigianali e tessuti naturali. Nessun lusso ostentato, ma un comfort discreto che invita a rallentare. Il cuore della casa è la cucina: le colazioni e le cene seguono le stagioni e i prodotti dell’orto, cambiando giornalmente. Intorno, una rete di artigiani e produttori locali rende ogni gesto significativo. Follonico non offre scorciatoie: chiede di rallentare per ritrovare un rapporto autentico con la terra, con il tempo e con se stessi.

Abruzzo – Sextantio, Santo Stefano di Sessanio

Via Principe Umberto – 67020 Santo Stefano di Sessanio (AQ)

Proprietario: Daniele Kihlgren

Un albergo diffuso che non addolcisce il passato, ma lo preserva. Un borgo medievale sospeso tra le montagne abruzzesi, dove le auto restano fuori e si prosegue a piedi, tra vicoli in pietra, silenzi profondi e orizzonti aperti. Pavimenti che scricchiolano, camini in pietra, scale ripide, luci soffuse, letti alti come un tempo, brocche d’acqua al posto delle docce moderne. Ogni dettaglio è il risultato di una ricerca filologica rigorosa, che utilizza materiali originali, arredi d’epoca e oggetti della tradizione contadina. Anche la colazione è parte del viaggio: prodotti locali, ricette della tradizione, musica d’epoca e il ritmo lento del mattino. Un momento che invita a iniziare la giornata senza fretta, in ascolto. Sextantio è molto più di un progetto di ospitalità: è un lavoro di tutela culturale. Nasce per salvare un patrimonio fragile, quello dei borghi “minori”, spesso dimenticati, e lo fa coinvolgendo la comunità locale, gli artigiani, i pochi abitanti rimasti. Qui il turismo non si sovrappone al territorio, ma lo sostiene, lo preserva, lo rende vivo. A Sextantio il comfort non è immediato, ma si scopre poco a poco. È un luogo che richiede adattamento, presenza, apertura. Ma in cambio restituisce qualcosa di raro: la sensazione di abitare davvero un luogo, non solo di attraversarlo. E proprio in questo scarto, tra fatica e bellezza, si trova una forma autentica di pace.

Veneto – Cargador de Ron, Valdobbiadene

Via Cargador di Ron, 38 – 31049 Valdobbiadene (TV)

Proprietari: Alessandra e Gianni De Stefani

Una vecchia casera nascosta nel bosco, un tempo rifugio di pastori e animali, oggi accoglie viaggiatori in cerca di tranquillità. Qui il tempo scorre lentamente, e l’ultimo tratto di strada, a tratti impervio, ricorda che i luoghi più veri si conquistano con lentezza. Alessandra e Gianni accolgono personalmente ogni ospite al piazzale sottostante, trasformando il check-in in un incontro umano e caloroso. Le quattro camere sono ampie e luminose, ognuna dedicata a un elemento della zona: la vite, il prato, il bosco e le pietre. Gli arredi nascono dal legno recuperato nei boschi, dalle casse di vino trasformate in abat-jour, dagli strumenti della vita contadina reinterpretati come oggetti decorativi. Anche i fiori essiccati e la colazione selezionata con cura riflettono una collaborazione attiva con artigiani e produttori locali. Qui si stacca davvero la spina: niente frenesia, solo il silenzio, la natura e un’ospitalità che invita a ritrovare il contatto con se stessi e con il territorio circostante.

Veneto – La Scuola Guesthouse, Altopiano di Asiago

Via Campana, 20 – 36046 Lusiana Conco (VI)

Proprietari: Valeria Carfora e Marco Baldan

Una vecchia scuola elementare degli anni ’20 torna a vivere come casa per ospiti. Un luogo carico di memoria, dove ogni dettaglio richiama l’infanzia, il tempo lento, la nostalgia. Le camere portano il nome delle materie scolastiche: Geografia, Storia, Aritmetica, Scienze, La Stanza della Maestra e custodiscono oggetti d’epoca, piccoli frammenti di vite passate. Niente televisione, niente ascensione, niente eccessi: solo il necessario per sentirsi accolti. La colazione è un rito fatto di prodotti locali, torte fatte in casa e vista aperta sulle colline. E poi c’è “La Ricreazione”: il laboratorio di gelato artigianale di Marco, che con la sua Ape attraversa le contrade come una volta, riportando in vita un gesto semplice e dimenticato. La Scuola è un invito a tornare bambini, ma anche a riscoprire un tempo in cui bastava poco per sentirsi pieni.

CONTATTI:
PK COMMUNICATION

press@pkcommunication.it / 351 6896663

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Esce oggi 18 aprile “Aria” 42° produzione dell’etichetta musicale nusica.org

Esce per nusica.org il nuovo album del quintetto: un suono rarefatto tra acustico ed effettistica, con il dialogo tra voce e trombone come tratto distintivo, tra improvvisazione e scrittura, sperimentazione e forma-canzone.

Il disco sarà disponibile su tutte le piattaforme digitali dal 18 aprile, preceduto dal singolo Time Thieves, uscito il 10 aprile.

La cover di “Aria”, 42° produzione di nusica.org

Ària                                                                                                                                          Giuditta Franco–voce                                                                                                          Edoardo Cian–chitarra, banjo                                                                                          Giulio Tullio–trombone                                                                                                        Francesco Bordignon–contrabbasso                                                                              Francesco De Tuoni–batteria

Ària: la rarefazione come linguaggio, tra voce e trombone in contrappunto

Esce sabato 18 aprile per nusica.org Ària, nuovo album dell’omonimo quintetto composto da Giuditta Franco  (voce), Edoardo Cian (chitarra e banjo), Giulio Tullio (trombone), Francesco Bordignon (contrabbasso) e Francesco De Tuoni (batteria). Ad anticipare il disco, da giovedì 10 aprile è disponibile il singolo Time Thieves. Ària nasce come trio (voce, chitarra, trombone) con l’obiettivo dimettere gli strumenti sullo stesso piano e creare uno spazio aperto all’improvvisazione. Al centro c’è l’esplorazione di un suono rarefatto: attraverso l’effettistica e la ricerca timbrica, le identità individuali si moltiplicano e si fondono fino a diventare un vero “suono del gruppo”. L’evoluzione in quintetto amplia il campo: contrabbasso e batteria aggiungono un tappeto ritmico e una gamma timbrica più estesa, mettendo in risalto intrecci di voci e armonie del nucleo originario e portando nuovi stimoli sul piano del groove. In questo equilibrio tra rarefazione e tensione si colloca uno dei tratti distintivi del gruppo: il contrappunto tra trombone e voce, due linee vicine per estensione e colore, pensate come una “doppia voce” d’ensemble.

«In un ensemble con la voce siamo abituati a sentirla come leader–racconta Giuditta Franco–.Io volevo cercare un altro ruolo: portarla sullo stesso piano degli altri strumenti. Ci piaceva molto l’idea del dialogo con il trombone, per creare una sorta di contrappunto: a livello timbrico sono molto simili. È una ricerca sonora che apre tantissime possibilità, non solo l’espressione di un testo—e questa è una delle cose per me più importanti».

I brani di Ària sono in gran parte originali, firmati dai singoli membri e poi sviluppati collettivamente in fase di arrangiamento. L’intenzione è quella di creare immagini sonore con una sensazione quasi visiva, come pennellate che prendono forma nel tempo. Un percorso maturato anche in contesti formativi come Siena Jazz e nutrito da riferimenti condivisi: il trio Azimuth di Norma Winstone, John Taylor e Kenny Wheeler come orizzonte di riferimento, e, sullo sfondo, gli ascolti che hanno accompagnato la formazione del gruppo nell’area di Carla Bley e Charlie Haden

Il repertorio media tra improvvisazione libera e scrittura e tiene insieme sperimentazione radicale e ricerca sulla forma-canzone.

Il singolo Time Thieves di Francesco Bordignon, scelto ad anticipare l’uscita del disco dal 10 aprile,  è una “space ballad” strutturata in tre sezioni (tema–improvvisazione–tema) con una drammaturgia costruita sulla rivelazione progressiva. Il tema si compone di due linee distinte—note lunghe affidate a voce e trombone, una linea più articolata affidata a chitarra e contrabbasso—ma nella prima esposizione la chitarra si muove liberamente, senza rivelare del tutto l’intreccio melodico che comparirà solo alla fine. La sezione centrale è un’improvvisazione radicale: nell’album, il solo collettivo è stato registrato partendo dall’energia e dalla densità di un momento conclusivo, asciugando progressivamente la trama sonora fino a un ambiente minimalista, e poi sottoposto a reverse. L’ascoltatore percorre quindi il percorso al contrario—dal minimalismo verso una trama sempre più fitta, fatta di suoni che, ribaltati, richiamano parzialmente gli strumenti convenzionali ma offrono timbri inaspettati. Si arriva così al tema finale, eseguito per la prima volta a tempo e con groove, con le due linee melodiche che si intrecciano nella loro interezza mentre la batteria orchestra il tutto portando il brano al suo culmine dinamico.

Underwater di Edoardo Cian si muove in una rarefazione lenta, con un suono che si plasma in una dimensione quasi metafisica fino a trasformarsi in silenzio: nasce da una nota ostinata ribattuta che dà vita all’intera composizione, tra accordi enigmatici e illusioni ritmiche, prima di aprirsi nella terza parte a echi folk e rock. Qui la nota ostinata non scompare ma genera una frase melodica ricorrente che sottolinea, assieme alle parole del testo, la difficoltà del movimento e il tentativo continuo di liberarsi da una condizione-limite.

Wonders di Giuditta Franco costruisce un’atmosfera onirica fatta di suoni riverberati ed echi, con la voce che si fa evocazione sonora e il trombone che riprende la melodia all’unisono; una sezione più acustica e quasi rock—sostenuta dal metro—conduce a un tema finale in cui la melodia si distende e si dissolve in nuove linee sovrapposte tra voce e trombone, chiudendo il cerchio dell’esperienza sonora.

Valinys di Edoardo Cian, dedicato alla ricerca del compositore e percussioni sta Sylvain Darrifourcq, esplora la polimetronomia e il “groove scomposto”: l’incastro meccanico tra batteria e chitarra, sullo sfondo del contrabbasso ad arco, contrasta con le linee di trombone e voce in una dialettica continua tra costrizione e libertà. Nella sezione centrale batteria e chitarra si liberano dall’incastro per dialogare nello spazio, prima di tornare al metro scomodo finale, dove trombone e voce improvvisano liberamente su un riff che resta però meccanico, fino alla coda in cui ogni strumento si “congela” progressivamente su note singole del tema, dissolvendosi in un’unica nota finale.

Accanto alle composizioni originali compaiono due riletture. Holland di Sufjan Stevens viene ricondotta a un impianto d’ensemble in cui il dialogo tra voce e trombone diventa asse narrativo e timbrico, mentre l’effettistica contribuisce a spostare il brano nell’ambiente sonoro del gruppo. Black and White di Stefano Onorati e Marco Tamburini, con testo di Giuditta Franco, è un’altra riscrittura significativa, sviluppata dal quintetto nel proprio percorso di definizione del repertorio.

Profili

Giuditta Franco–voce

Nata nel 2001, si forma tra Conservatorio “A. Steffani” di Castelfranco Veneto, Royal Conservatory of The Hague e Accademia Nazionale Siena Jazz. Nel 2024 vince il Premio Nazionale “Chicco Bettinardi” (categoria cantanti). Ha svolto residenze e attività concertistica in Italia e all’estero, con un percorso di perfezionamento anche al New England Conservatory di Boston.

Edoardo Cian–chitarra

Chitarrista formatosi al Conservatorio “Cesare Pollini” di Padova (diploma 2023) e attualmente al Master di Siena Jazz University. Ha ottenuto una scholarship per il Berklee Undergraduate Program presso Umbria Jazz Clinics (2022) ed è stato tra i finalisti del Conad Jazz Contest/Conad Jazz Festival con F.A.D.E. Quartet (2023). È attivo anche in progetti come Cenobium e in ambiti trasversali (circo contemporaneo, workshop internazionali).

Giulio Tullio–trombone

Classe 1997, trombonista attivo tra jazz, produzioni discografiche e progetti teatrali. Ha collaborato conartisti e formazioni in ambiti diversi, tra cui Elio, Fabio Concato, Fabrizio Bosso e Danilo Rea, esibendosi in festival e rassegne nazionali. Affianca l’attività live a incisioni e lavori in studio con progetti di area jazz e pop.

Francesco Bordignon–contrabbasso

Nato nel 1999, laurea triennale con lode al Conservatorio “A. Pedrollo” di Vicenza(2022) e perfezionamento a Siena Jazz. Attivo nella scena jazz con concerti e collaborazioni in Italia, affianca l’attività live a progetti discografici. Nel 2024 riceve il Premio “Enzo Frass”.

Francesco De Tuoni–batteria

Nato nel 1999, studia batteria e percussioni jazz al Conservatorio “Cesare Pollini”di Padova e si laurea con lode alla Siena Jazz University. È finalista al Conad Jazz Contest/Conad Jazz Festival con F.A.D.E. Quartet (2023) e partecipa a progetti discografici e live con musicisti della scena italiana. Prosegue l’attività tra concerti, registrazioni e produzioni d’ensemble.

Ària-Ària

Tracklist

Valinys—musica di Edoardo Cian

Holland—musica e testo di Sufjan Stevens, arrangiato da Ària

Wonders—musica di Giuditta Franco

Time Thieves—musica di Francesco Bordignon

Black and White—musica di Stefano Onorati e Marco Tamburini, testo di Giuditta Franco, arrangiato da Ària

Valinys Reprise—musica di Edoardo Cian

Underwater—musica di Edoardo Cian, testo di Giuditta Franco

Registrato il 12 e 13 agosto 2025 presso Eastland Recording Studio di Cormòns (GO) da Francesco Blasig. Mix e master di Francesco Blasig. Prodotto da Ària.

Produzione

Pubblicato da nusica.org, 2026

Per informazioni

www.nusica.org–info@nusica.org

Ufficio stampa e comunicazione

Giuseppe Bettiol–comunicati@giuseppebettiol.it–

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Dal 23 al 25 aprile debutta a Fortezza Est “Santa Vergine delle Rose” del Collettivo Nonnaloca: in scena un monologo, racconto di un processo, interpretato ogni sera da un un’attrice diversa: Camilla Tagliaferri, Marta Bulgherini, Irene Ciani.

“Santa Vergine delle Rose”

Un progetto del Collettivo Nonnaloca

Drammaturgia di Veronica Chirra e Sara Russolillo

Con Marta Bulgherini o Irene Ciani o Camilla Tagliaferri

Fortezza Est

23-24-25 Aprile 2026 | h. 20:30

Debutta in prima assoluta dal 23 al 25 aprile “Santa Vergine delle Rose” un progetto del Collettivo Nonnaloca che porta sul palco di Fortezza Est il racconto di un processo attraverso le parole di Ada Cuordoro. Una storia inventata, o forse no. In scena ogni sera un’attrice diversa: Camilla Tagliaferri il 23 aprile, Marta Bulgherini il 24 aprile, Irene Ciani il 25 aprile, per dare corpo e voce alla storia di Ada, in un dialogo con un giudice che non ha voce.

Un monologo brillante che fa stare scomodi, che costringe a chiedersi perché alcune storie vengano sempre credute e altre sempre messe in discussione. Ada decide cosa dire, cosa omettere, quando piangere, quando ridere.

Camilla Tagliaferri

Dicono che per far credere a qualcuno una bugia basti ripeterla abbastanza volte. Dicono che Ada Cuordoro sia colpevole di sessantaquattro truffe, a danno di sessantaquattro uomini. Dicono che li incontrasse in un locale di musica latina, che li seducesse, li ubriacasse e gli sfilasse un bonifico dopo l’altro, proprio quando loro non erano più capaci di intendere e di volere.

Marta Bulgherini

“Santa Vergine delle Rose” scivola tra la confessione e la messa in scena, tra la verità̀e l’illusione: potrebbe essere una deposizione, o una trappola. Ada è l’imputata, certo, ma anche la narratrice, la regista della sua stessa storia. E lo spettatore, come il giudice, si ritrova a seguirla, a dubitare, a cercare un appiglio.

Ma alla fine, quando la sentenza arriva, rimane solo una domanda: siamo veramente d’accordo?
Forse ci siamo fatti tutti ingannare. Ma non da Ada, dalla pièce. Portare Santa Vergine delle Rose in scena significa far vivere allo spettatore un’ingiustizia. E significa, soprattutto, lasciare che Ada Cuordoro faccia quello che sa fare meglio: raccontare la sua storia, senza alcun contraddittorio.

La scelta del collettivo di far interpretare il monologo a tre attrici, un’attrice differente per replica, è per affidare allo spettatore un punto di vista che può modificarsi conformemente all’interpretazione e al focus messo in luce.

“Santa Vergine delle Rose”

23-24-25 Aprile 2026 | h. 20:30

POETICA Stagione Teatrale 2025/26 Fortezza Est

via Francesco Laparelli, 62 Roma – Tor Pignattara

Orario Spettacoli giov- ven-sab ore 20:30

biglietto unico 14.00€

ingresso per le tre repliche 24€

www.fortezzaest.com

info e prenotazioni mail prenotazionifortezzaest@gmail.com

| whatsapp 329.8027943| 349.4356219

Ufficio Stampa: Eleonora Turco eleonoraturco.press@gmail.com 

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Roma, 18 aprile, ore 19 | A Palazzo Merulana le lettere tra Sibilla Aleramo e Dino Campana, serata di letture a cura de La Setta dei Poeti estinti.

Palazzo Merulana presenta

“Questo viaggio chiamato amore”

Le lettere tra Sibilla Aleramo e Dino Campana

 a cura de La Setta dei Poeti estinti

sabato 18 aprile 2026, ore 19

Palazzo Merulana è lieto di ospitare “Questo viaggio chiamato amore”. Le lettere tra Sibilla Aleramo e Dino Campana, una serata di letture a cura de La Setta dei Poeti estinti.

Sabato 18 aprile alle ore 19 leggeremo insieme uno dei carteggi d’amore più intensi di sempre, quello tra Sibilla Aleramo e Dino Campana, immersi nelle meravigliose sale di Palazzo Merulana, tra le opere della collezione di Scuola Romana esposte nel museo. Un’occasione unica per riscoprire due tra i maggiori autori della nostra letteratura, ripercorrendone i sentimenti, le parole, le poesie. Le letture sono a cura di Mara Sabia, autrice e poetessa, ed Emilio Fabio Torsello, giornalista e autore.

Dal 2016 La Setta dei Poeti estinti divulga la Cultura, l’Arte, la Bellezza organizzando incontri dedicati alla letteratura e agli autori. Fondata da Mara Sabia ed Emilio Fabio Torsello, il circolo letterario nato sull’onda del film L’Attimo fuggente, negli anni è diventato una delle più affermate realtà letterarie romane e italiane. La loro forza sta nella straordinaria capacità di divulgazione di contenuti, sia tramite eventi che sui social network.

Il biglietto consente la visita alle mostre in corso e la partecipazione alla serata di letture. La visita alla Collezione e alle mostre “Francesco Vaccarone a Roma 1970–1976, a cura di Umberto Croppi e Paolo Asti e “Scuola Italiana. #1 Nicola Pucci” a cura di Gianluca Marziani sono da effettuare prima dell’inizio delle letture, entro le 17.00.

INTERO EURO 15,00

RIDOTTO EURO 13,00

per i possessori di Merulana Pass: EURO 8,00 

Via Merulana 121, Roma

www.palazzomerulana.it

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A Spoltore torna il “Fun Fest Pescara 2026”

Fun Fest Pescara 2026: la terza edizione trasforma il Centro L’Arca nell’epicentro della cultura pop

Il Fun Fest Pescara annuncia ufficialmente la sua terza edizione, consolidandosi come un appuntamento imperdibile per gli appassionati di ogni generazione: dal 24 al 26 aprile, il Centro l’Arca di Spoltore (Pe) diventerà un universo senza limiti dove la cultura pop prende vita attraverso incontri, musica e performance.

Quest’anno la manifestazione compie un importante salto in alto grazie al patrocinio del Comune di Spoltore, guidato dal Sindaco Chiara Trulli con la preziosa collaborazione dell’Assessorato alla Cultura di Nada Di Giandomenico. Fondamentale per il rafforzamento della visione artistica e territoriale è inoltre il supporto dell’Associazione Fonderie ARS di Annalica Bates Casasanta.Il festival nasce da una visione condivisa con il Centro L’Arca e il suo Direttore, l’Ing. Paolo Fernando Palombo, sostenuta con continuità dal Multiplex Arca e dal Conad Superstore. La crescita del progetto è testimoniata anche dalle nuove connessioni strategiche: la partnership con lo “Zoomix” di Lanciano (Ch) e l’ingresso ufficiale nel CFC – Comics Festival Community, la rete nazionale che ridefinisce la condivisione della cultura pop in Italia.

Il programma vanta una parata di stelle del doppiaggio e dell’intrattenimento. Tra gli ospiti più attesi figurano il doppiatore e creator Maurizio Merluzzo, Mino Caprio (voce di Peter Griffin), Riccardo Suarez (Angel Dust) e Alex Polidori (voce di Tom Holland/Spider-Man). A completare il parterre dei doppiatori ci saranno Sara Giacopello, Flavia De Angelis, Filippo Ferrin, Cristina Garosi e Francesca Rovaris da “Vampirina Teenage Vampire”. Il festival celebrerà anche la storia della TV con l’iconico Uan e la Bim Bum Bam Cartoon Band, oltre a Danilo Bertazzi e Lorenzo Brachetti, volti storici della Melevisione.

Le serate saranno dedicate alla grande musica dal vivo: venerdì 24 aprile l’energia del cartoon party più grande d’Italia “Mai Dire Goku”, mentre sabato 25 aprile Giorgio Vanni e Max Longhi presenteranno in anteprima assoluta il nuovo spettacolo “GIORGIO VANNI – IL FORMAT”, seguito dal dj set di Daniel Tek. Durante il giorno, l’evento si articolerà in diverse aree tematiche: l’Asian Zone coordinata da DASK con Arrosticini&Kpop, l’area LEGO a cura di Abruzzo Brick, il cuore digitale dell’Area Gaming con Bitstore, la Games Arena con Play On Tour e La Tana dei Goblin di Pescara, e la Magic Arena gestita da Commander MT Gang.

Grande novità di quest’anno è la Cosplay Hub coordinata da Peciu (Pietro Mastroieni), con la partecipazione di Salotto Cosplay, Lama Cosplay e l’assistenza di LAV Cosplay, che culminerà nel grande Cosplay Contest domenicale. Lo spirito “street” sarà garantito dal flash mob dedicato a Michael Jackson curato dalla scuola di danza “Domus” e dalla musica itinerante della Miwa Street Band.

Il cuore creativo batterà nell’Artist Alley, coordinata da Zeth Castle (Giovanni Zaccaria) e rappresentata dal manifesto ufficiale firmato da Spugna (Tommaso Di Spigna). Completano la ricca offerta culturale i talk con Kristian Sensini e Alba Di Ferdinando, le aree cariche di adrenalina con l’Escape Room di “Enygmo” e lo show di wrestling della FIW con la partecipazione straordinaria di Miss Monica. A guidare il pubblico in questa tre giorni saranno tre voci d’eccezione: Mattia Travierso, Jasmine e Lalavend. Il Fun Fest Pescara 2026 non è più solo un evento da visitare: il Centro L’Arca di Spoltore diventerà un universo in cui abitare.

Info https://centrolarca.eu/.

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Crisi energetica, ipotesi di lockdown: cosa può cambiare davvero nella quotidianità degli italiani?

L’ipotesi di un lockdown energetico è tornata nel dibattito per un motivo molto concreto: una nuova tensione sulle rotte internazionali di petrolio e gas può trasformarsi in poco tempo in carburanti più cari, bollette più pesanti e consumi da contenere. Il punto, oggi, non è immaginare uno scenario estremo già deciso, ma capire quali misure potrebbero essere introdotte se l’emergenza dovesse aggravarsi. In gioco non c’è solo il prezzo dell’energia, ma anche la vita quotidiana di famiglie, pendolari e imprese, soprattutto nei mesi in cui i consumi elettrici rischiano di aumentare e il costo dell’energia elettrica pesa di più sui bilanci domestici.

Il quadro delle misure d’emergenza

La base di partenza è il piano nazionale che distingue diversi livelli di criticità, dal preallarme fino all’emergenza vera e propria. Al momento non si parla di misure immediate, ma di strumenti già previsti e pronti a essere attivati se la pressione sulle forniture dovesse salire. Il senso di queste ipotesi è chiaro: ridurre i consumi senza bloccare subito i servizi essenziali e intervenire prima sugli usi considerati comprimibili, in un contesto in cui l’equilibrio del mercato energetico diventa ancora più delicato.

Tra le misure che tornano al centro del confronto ci sono:

  • Lo smart working più esteso potrebbe essere utilizzato per ridurre gli spostamenti quotidiani e alleggerire i consumi legati alla mobilità.

  • Le restrizioni alla circolazione privata, comprese formule come le targhe alterne, restano una delle opzioni più citate quando si ragiona sul contenimento rapido dei consumi.

  • La riduzione dell’illuminazione pubblica viene considerata una leva immediata per tagliare parte della domanda energetica senza toccare direttamente le forniture domestiche.

  • Gli interventi su climatizzazione e riscaldamento rientrano tra gli strumenti più probabili, perché consentono di agire su una quota rilevante dei consumi complessivi.

Gli effetti pratici su famiglie e consumi

Per i cittadini, la questione è molto meno teorica di quanto sembri. Se la crisi dovesse aggravarsi, i primi riflessi arriverebbero su benzina, gasolio, bollette e abitudini quotidiane. È proprio per questo che le misure allo studio non vengono presentate come simboliche: servirebbero a contenere un impatto concreto sulla spesa delle famiglie e sul funzionamento ordinario del Paese, a partire dalle scelte su offerte gas, offerte luce e offerte luce e gas che diventano più sensibili quando il mercato entra in tensione.

La logica che emerge è quella di una riduzione selettiva della domanda. Prima si interviene sui consumi comprimibili, poi, solo in uno scenario più duro, si allargherebbe il perimetro delle restrizioni. Questo significa che trasporti privati, uso dei condizionatori e gestione degli edifici sarebbero i primi ambiti osservati con attenzione. L’obiettivo è evitare che lo shock energetico si trasformi in uno shock economico più ampio, con effetti su logistica, lavoro, prezzi al consumo e organizzazione della vita urbana, ma anche sulla lettura della bolletta della luce e della bolletta del gas, che in questi scenari diventano ancora più centrali per capire dove cresce davvero la spesa.

La strategia di contenimento dei danni

Il dato più importante, oggi, è che il lockdown energetico non è una misura annunciata, ma una possibilità studiata nei dettagli. Ed è proprio questo a renderlo rilevante: non perché il razionamento sia già scattato, ma perché il sistema si sta preparando a reagire in tempi rapidi se la situazione internazionale dovesse peggiorare. La linea resta prudente, ma il quadro che emerge è quello di un Paese che prova a non farsi trovare impreparato.

La vera questione è strutturale. Più la crisi dura, più aumenta il rischio che le tensioni internazionali entrino nella vita quotidiana degli italiani. Per questo il dibattito si concentra meno sui nomi della politica e più sugli strumenti concreti che potrebbero essere introdotti: limitare gli sprechi, proteggere i settori essenziali e distribuire il peso dell’emergenza nel modo meno traumatico possibile. In altre parole, il tema non è soltanto se arriveranno misure straordinarie, ma quanto l’Italia sia davvero pronta a reggere un nuovo shock energetico senza scaricarne subito il costo su famiglie e imprese.

Fonte: papernest.it

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Alissa Jung incontra scuole e pubblico a Lucca dopo la proiezione di “Paternal Love” nella cinquina ai David come Migliore Esordio.

LUCCA FILM FESTIVAL
Lucca, 16 e 17 aprile 2026

c/o Cinema Centrale

Ospite la regista e attrice tedesca Alissa Jung in un doppio evento per le scuole e per il pubblico con la proiezione del suo film d’esordio “Paternal Leave”, in cinquina ai David di Donatello 2026 come Miglior Esordio

Ingresso gratuito fino a esaurimento posti

Dopo il successo degli incontri con il regista e attore statunitense Fisher Stevens e in attesa della sua prossima edizione, che si terrà con la direzione artistica di Nicola Borrelli e il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca – dal 26 settembre al 4 ottobre 2026, il Lucca Film Festival –  organizza il secondo appuntamento nell’ambito degli Incontri Speciali con ospiti internazionali. Due incontri, a ingresso gratuito  fino a esaurimento posti – con il pubblico e con le scuole con protagonista la regista, sceneggiatrice e attrice tedesca Alissa Jung, che presenterà il suo film di esordio alla regia, Paternal Leave il cui protagonista è Luca Marinelli e per cui è stata recentemente nominata al Premio David di Donatello 2026 come Miglior Regista Esordiente.

Alissa JUNG

Gli incontri con le proiezioni del film (in italiano) si terranno per il pubblico giovedì 16 aprile alle ore 21:00 al Cinema Centrale di Lucca, in collaborazione con il Circolo del Cinema di Lucca (prenotazioni alla mail segreteria@luccafilmfestival.it) e per le scuole la mattina di venerdì 17 aprile alle ore 9:00 sempre al Cinema Centrale (prenotazioni alla mail educazione@luccafilmfestival.it). Le due conversazioni saranno moderate dall’attrice, regista e condirettrice artistica del Lucca Film Festival, Cristina Puccinelli e il pubblico avrà la possibilità d’interagire e porre domande alla regista.

Attrice di tv, cinema, teatro e videogiochi, ma anche regista e sceneggiatrice esordiente, Alissa Jung, traccia con Paternal Leave un percorso molto sottile di una relazione tra padre e figlia, lasciando spazio allo spettatore per il confronto. Leo ha 15 anni ed è cresciuta in Germania senza mai conoscere suo padre. Quando scopre la sua identità, decide di mettersi in viaggio per trovarlo e arriva su una spiaggia deserta della costa italiana, in un chiosco chiuso per l’inverno. Lì incontra Paolo, che resta spiazzato dal suo arrivo improvviso. L’incontro lo destabilizza, riaprendo ferite sopite e mettendo in discussione il fragile equilibrio della sua nuova famiglia. In un primo momento, Leo cerca solo risposte, ma presto il desiderio di appartenenza prende il sopravvento. Nei giorni che seguono, tra padre e figlia si crea un legame fatto di esitazioni e piccoli passi, ma la loro connessione, ancora fragile, viene presto messa alla prova. Di fronte alle ombre del passato e alle incertezze del presente, entrambi saranno costretti a ridefinire ciò che significa davvero essere parte della vita dell’altro. Presentato in anteprima mondiale alla 75a edizione della Berlinale nella sezione Generation 14plus, dove ha vinto il Premio AG Kino – Gilde – Cinema Vision 14plus, Paternal Leave è interpretato da Juli Grabenhenrich, Luca Marinelli, Arturo Gabbriellini, Gaia Rinaldi e Joy Falletti Cardillo e distribuito da Vision Distribution, prodotto da The Match Factory&Wildside, società del gruppo Fremantle, in collaborazione con Vision Distribution, Rai Cinema e Sky e realizzato con il contributo della Regione Emilia-Romagna attraverso Emilia-Romagna Film Commission. Il film approda a Lucca dopo aver partecipato a numerosi festival e aver vinto premi tra cui la Menzione Speciale Giuria SNCCI a Juli Grabenhenrich e il Premio del Pubblico Castello Benelli al Bellaria Film Festival, il Premio Miglior Regista Esordiente al Raindance Film Festival, il Premio del Pubblico al Carbonia Film Festival, il Premio Gianni Volpi Miglior Lungometraggio d’Esordio Italiano al Sottodiciotto Film Festival & Campus e il Premio Elio Petri al Festival del Cinema di Porretta Terme.

Gli incontri con le scuole sono resi possibili grazie ai Fondi del Piano Nazionale Cinema per la Scuola MiC-MIM 2024_azione B2 per progetto “Shine! 7 Corti per Raccontare il Futuro”.

Per informazioni e prenotazioni:
segreteria@luccafilmfestival.it
educazione@luccafilmfestival.it

Ufficio stampa e promozione:
NowPress
Raffaella Spizzichino +39 338 8800199 – r.spizzichino@nowpress.net
Carlo Dutto + 39 348 0646089 – carlodutto2@hotmail.it

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La Domenica Vintage inaugura il 19 aprile al Mediterraneo del MAXXI: vintage, handmade, vinili e creatività nel cuore di Roma.

La Domenica Vintage apre la sua prima edizione con un appuntamento in una location
d’eccezione: il Mediterraneo del MAXXI, ristorante e giardino nel cuore del quartiere
Flaminio. L’appuntamento è per Domenica 19 aprile 2026, dalle 10:30 alle 19:00, e sarà dedicato al vintage selezionato e alle creazioni uniche di artigiani, designer indipendenti, vinili e piante. Una giornata pensata per chi ama scoprire pezzi originali, sostenere la creatività e vivere un’esperienza che unisce passioni, cultura e relax domenicale.


Durante la giornata, il pubblico potrà esplorare un percorso tra abbigliamento e accessori
vintage, creazioni handmade, vinili, illustrazioni, piante e oggetti unici, immerso in
un’atmosfera informale e conviviale, accompagnata da workshop e attività per bambini.
Non mancherà l’esperienza food & drink: il Mediterraneo accompagnerà l’evento con
proposte per colazioni, brunch e aperitivi, rendendo l’appuntamento ideale anche per una
pausa conviviale. La Domenica Vintage è un invito a riscoprire il valore del tempo e della condivisione, ispirandosi alle domeniche di una volta: giornate lente, trascorse in famiglia o con gli amici,dedicate a ciò che si ama.Il progetto nasce con l’obiettivo di creare uno spazio in cui coltivare passioni e interessi,
favorendo l’incontro tra pubblico, artigiani e creativi. Attraverso il dialogo diretto con gli
espositori, ogni oggetto diventa portatore di una storia e l’esperienza di acquisto si trasforma in un momento consapevole, orientato alla sostenibilità e alla relazione.
INFORMAZIONI UTILI:
Mediterraneo – MAXXI, Via Guido Reni 4, Roma
Domenica 19 aprile 2026
10:30 – 19:00
Ingresso gratuito
CONTATTI:
tellmeavintagestory@gmail.com

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“Ritratti femminili a confronto” il nuovo progetto espositivo al Trieste Photo Days 2026.

Ritratti femminili a confronto:
dalla fotografia storica alla fotografia contemporanea

Exhibit Around APS e il Trieste Photo Days rinnovano la pluriennale collaborazione con la Fototeca dei Civici Musei di Storia ed Arte del Comune di Trieste per dare vita a “Ritratti femminili a confronto: dalla fotografia storica alla fotografia contemporanea”, il nuovo capitolo di indagine visiva che culminerà in una prestigiosa esposizione durante il Trieste Photo Days 2026.

Il progetto è realizzato con il contributo del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia.

Ritratti femminili a confronto: dalla fotografia storica alla fotografia contemporanea nasce come un ponte tra passato e presente, un’occasione per mettere in relazione i preziosi ritratti femminili conservati negli archivi storici della Fototeca di Trieste, che attualmente conserva oltre 3.600.000 beni fotografici, con la sensibilità dei fotografi dei nostri giorni.

n questo incontro, i volti di ieri tornano a parlare alla contemporaneità, illuminando la continuità e le trasformazioni nella rappresentazione delle donne attraverso i secoli. La fotografia si conferma così uno strumento potente di narrazione e innovazione, capace di far dialogare epoche diverse attraverso la forza di uno sguardo condiviso.

Per nutrire questo scambio tra archivio e attualità, dal 10 aprile 2026 è aperta una Call internazionale che invita autori da tutto il mondo a raccontare l’universo femminile attraverso il ritratto.
La selezione delle opere e la cura della mostra saranno affidate alla dott.ssa Claudia Colecchia, responsabile della Fototeca dei Civici Musei di Storia ed Arte del Comune di Trieste.

La mostra, allestita da Exhibit Around in una sede espositiva del Comune di Trieste in occasione del Trieste Photo Days 2026, darà vita ad un vero e proprio incrocio di sguardi: i ritratti femminili contemporanei selezionati tramite l’open call dialogheranno direttamente con i capolavori di autori tra Ottocento e Novecento – come Giuseppe Wulz, Marion Wulz, Ugo Borsatti, Adriano de Rota, Emil Rabending, Carl Pietzner, Giovanni Battista Berra – che hanno immortalato donne appartenenti a contesti, ruoli ed età diversi: dall’Imperatrice Sissi, alle venditrici di pane di Servola, alle donne giapponesi ritratte durante la cerimonia del tè.

Ritratti femminili a confronto si propone come un’originale esperienza di ricerca visiva, capace di far dialogare il patrimonio della Fototeca dei Civici Musei di Trieste con la sensibilità della creatività internazionale.

Apertura iscrizioni Open Call: dal 10 aprile

Per partecipare accedi alla piattaforma di Exhibit Around: my.dotlogic.net, consulta il regolamento e carica il tuo portfolio.

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Selly, la voce che aprirà il Natale di Roma 2026 al Circo Massimo il 19 aprile

Il Natale di Roma si tinge di emozione: il soprano Selly apre le celebrazioni al Circo Massimo.

L’autrice di Rain of Dreams  porta la sua voce tra lirica e sociale sul palco più antico del mondo in collaborazione con il Gruppo Storico Romano.
Il 19 Aprile, alle 10,30, in occasione del Natale di Roma, il cuore della Capitale batterà al ritmo di una voce fuori dal comune. Ad aprire ufficialmente le celebrazioni al Circo Massimo sarà Selly (all’anagrafe Selene), soprano lirico dalla rara estensione vocale, capace di fondere il rigore della tecnica classica con la potenza del canto moderno.
L’artista, già nota per il progetto “Rain of Dreams”, è stata scelta per dare il via alle rievocazioni storiche in collaborazione con il prestigioso, Gruppo Storico Romano. La sua esibizione non sarà solo un momento musicale, ma un ponte tra la storia millenaria della città e le istanze sociali contemporanee di cui l’artista si fa portavoce.

UNA VOCE PER IL SOCIALE
Classe 1995, Selly porta con sé una storia di identità e resilienza. Nata in una famiglia rom italiana, ha trasformato le sfide della sua giovinezza in un’arma di espressione artistica e di lotta sociale. La sua musica nasce dal fango e dai sacrifici, rivolgendosi direttamente ai più deboli e a chi non ha voce. Soprano, rocker e attivista, Selly vive l’arte come uno strumento di consapevolezza: ogni nota è un invito a vivere con intensità e a riflettere sulle ferite della società moderna.

Selly

“Cantare al Circo Massimo per il Natale di Roma è un atto di amore verso la mia città e un’occasione per ricordare che l’arte appartiene a tutti, senza distinzioni di classe o provenienza,” dichiara Selly. “Attraverso ‘Rain of Dreams’ e questa esibizione, spero di portare un messaggio di forza e cambiamento.”
L’EVENTO
L’esibizione di Selly segnerà l’inizio ufficiale del programma curato dal Gruppo Storico Romano, in una cornice che vedrà sfilare centinaia di rievocatori davanti a migliaia di spettatori da tutto il mondo.

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