Una residenza artistica nel deserto dei Calanchi Lucani.

Ci sono luoghi che non chiedono di essere osservati, ma attraversati.
I Calanchi sono così.
Non offrono appigli comodi, né protezione. Costringono a rallentare, a ridefinire il passo, a negoziare continuamente con il terreno. È proprio in questa instabilità che il lavoro del Teatro dei Calanchi prende forma, anno dopo anno: non come costruzione di uno spettacolo, ma come processo che coinvolge corpo, tempo e spazio in modo indivisibile.
La nuova open call per il 2026 si inserisce in questa traiettoria, aprendo una possibilità concreta a chi sente la necessità di spostare il proprio lavoro fuori dai contesti abituali. Non si tratta semplicemente di partecipare a una residenza, ma di entrare in una condizione di ricerca dove il paesaggio non è sfondo, bensì interlocutore attivo.

opencall2026_Teatro_dei_Calanchi ph: Sciapichetti act: M. Federici, S. Esposito

Il titolo scelto per questa edizione — PANDORA — non introduce un tema da rappresentare, ma una soglia da attraversare. Più che un riferimento mitologico, è una direzione di lavoro: qualcosa che ha a che fare con ciò che si libera, con ciò che emerge quando le strutture si allentano e il controllo si riduce. In questo senso, il progetto non chiede adesione a un’estetica, ma disponibilità a mettersi in relazione con un processo aperto. Chi partecipa entra in un tempo dilatato e preciso insieme. Le giornate sono costruite attraverso pratiche fisiche, momenti di composizione e lavoro condiviso, in un ambiente che non permette distrazioni. Il contesto è essenziale, diretto, a tratti esigente. Ma proprio per questo restituisce una qualità di presenza difficile da ottenere altrove.
Nel corso della residenza, il lavoro individuale e quello collettivo tendono a convergere. Non c’è una separazione netta tra training e creazione: ciò che accade durante il processo trova progressivamente una forma, fino ad arrivare alla restituzione pubblica nel mese di agosto, all’interno del progetto Teatro dei Calanchi.
La call è aperta a performer e artisti provenienti da diversi ambiti, senza distinzione di linguaggio. Quello che viene osservato non è soltanto la tecnica, ma la capacità di stare dentro un contesto non protetto, di adattarsi, di ascoltare e di trasformare il proprio materiale in relazione a ciò che accade.

Le candidature sono aperte fino al 22 aprile, mentre gli incontri di selezione si terranno il 2 e3 maggio. Tutti i dettagli pratici — modalità di partecipazione, calendario, condizioni — sono disponibili alla pagina dedicata: www.teatrodeicalanchi.com/opencall

Più che una selezione, è un invito a entrare in un campo di lavoro preciso.
Un campo che ogni anno si ridefinisce, ma che mantiene una stessa urgenza: togliere, sentire, trasformarsi. Chi sente che questo tipo di esperienza può incidere realmente sul proprio percorso, sa già dove guardare.

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Bologna si prepara alla Missione popolare dei Missionari del Preziosissimo Sangue.

Il cardinale Zuppi aprirà la Missione popolare che si terrà dal 12 al 26 aprile nella parrocchia Maria Regina Mundi: un tempo forte di evangelizzazione in occasione della VI Decennale Eucaristica.

Dal 12 al 26 aprile 2026 la parrocchia Maria Regina Mundi di Bologna ospiterà una Missione popolare predicata dai Missionari del Preziosissimo Sangue. Il cardinale Matteo Maria Zuppi, Arcivescovo di Bologna e Presidente della CEI, in un messaggio rivolto ai fedeli sottolinea: «Sono certo che le celebrazioni e le iniziative previste sapranno coinvolgere la comunità parrocchiale e l’intero quartiere nella riscoperta della bellezza e della novità del Vangelo, in particolare la Missione popolare di aprile, nello spirito e secondo il carisma dei Missionari del Preziosissimo Sangue, e la settimana Eucaristica itinerante di giugno. Desidero far giungere il mio incoraggiamento, la mia preghiera e la mia benedizione per quanto intrapreso e sono felice di presiedere il rito del mandato missionario il prossimo 12 aprile 2026 alle ore 18. Ci disponiamo, dunque, a intraprendere questo cammino e preghiamo insieme, perché porti frutti spirituali all’intera comunità parrocchiale e alla nostra amata Chiesa di Bologna, sostenuti dalla materna intercessione della Beata Vergine di San Luca e dall’intercessione di san Petronio e di san Gaspare del Bufalo».

«La Congregazione fondata da san Gaspare del Bufalo il 15 agosto 1815, fedele allo spirito del Fondatore e alla lunga tradizione delle Missioni popolari, continua ancora oggi a offrire un servizio prezioso alla Chiesa attraverso la predicazione e l’impegno missionario» afferma don Flavio Calicchia, direttore del Centro per l’Evangelizzazione della Provincia Italiana, nonché direttore della Missione.

«La Missione al popolo – continua don Flavio – è un’occasione straordinaria in cui la Chiesa sceglie di “uscire”, di farsi pellegrina tra le persone, per portare il Vangelo là dove la vita quotidiana si svolge. Non è riservata a pochi, ma aperta a tutti: famiglie, giovani, anziani, malati, realtà associative, scuole, ambienti sportivi e culturali. Nessun ambito dell’esistenza è escluso, perché in ciascuno di essi batte il cuore della vita umana, con le sue speranze e le sue fatiche. Al centro c’è la vicinanza, riflesso della logica del Vangelo: Gesù si è fatto prossimo, condividendo la storia e donando la sua presenza come sorgente di speranza. La Missione non è un programma organizzativo, ma un dono di grazia: un tempo in cui lo Spirito Santo rinnova le comunità e apre sentieri di incontro tra Chiesa e società, ricordando che la fede costruisce relazioni, promuove la dignità e ridona speranza».

Don Flavio Calicchia e don Valerio Volpi con alcuni missionari laici.

In un passaggio della lettera ai parrocchiani, firmata dal parroco don Francesco Bonanno e dai viceparroci don Federico Maria Rossi e don Oscar Giacomo Ligato, si legge: «Questo è un tempo di Grazia per noi, per la nostra comunità, per il territorio in cui viviamo. Questo è un tempo per scoprire che il poco che non sapevamo di avere, benedetto da Lui, diventa nutrimento per tanti».

Tra gli appuntamenti cardine, domenica 19 aprile alle ore 11.00 si terrà l’intronizzazione della Madonna di San Luca e, nella stessa giornata, alle ore 18.00, si svolgerà la Marcia per la Pace lungo le vie del quartiere. La Madonna di San Luca resterà in parrocchia fino a domenica 26 aprile, giorno di chiusura della Missione popolare. Durante le due settimane di predicazione, ci sarà la presenza di diversi Missionari del Preziosissimo Sangue, seminaristi della stessa Congregazione, suore Adoratrici del Sangue di Cristo, famiglie missionarie e numerosi giovani laici.

Roma 08/04/2026

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“E se Ornella Muti e Claudia Gerini…” il nuovo thriller di Lorenzo Lombardi Dallamano in uscita il 16 aprile per NeP Edizioni.

Un thriller kinetoscopico su tereftalato di polietilene

E se Ornella Muti e Claudia Gerini… è il nuovo, attesissimo thriller di Lorenzo Lombardi Dallamano. Terzo capitolo della saga “E Se…”, il romanzo immerge il lettore in una vicenda ambigua e coinvolgente, dove le certezze vacillano e la verità sembra continuamente sfuggire. Al centro della storia c’è un interrogativo tanto semplice quanto destabilizzante: l’attrice Claudia Gerini è davvero colpevole? Intorno a questo dubbio si sviluppa una trama fitta di tensione, capace di alimentare sospetti e interpretazioni contrastanti. Mentre l’opinione pubblica si divide, la collega Ornella Muti decide di esporsi in prima persona, mettendo a rischio la propria reputazione pur di sostenere ciò in cui crede. Sullo sfondo si delinea un ambiente articolato e credibile, fatto di produzioni cinematografiche, relazioni professionali, equilibri di potere e fragilità personali. In parallelo, l’ormai nota squadra guidata da Vanessa Cojocaru si trova ad affrontare un caso che ha lasciato cicatrici profonde.

La fusione tra personaggi reali e di finzione si conferma uno degli aspetti più distintivi della serie e trova qui una forma ancora più matura e consapevole. Il mondo del cinema entra in- fatti direttamente nella narrazione, intrecciandosi con la dimensione romanzesca, in un gioco di rimandi che confonde e affascina. Il lettore si muove così in un continuo scambio tra realtà e costruzione narrativa, spinto a interrogarsi su dove finisca l’una e inizi l’altra. La scrittura di Dallamano mantiene un’impronta fortemente cinematografica: dialoghi incisivi, scene dinamiche e personaggi tratteggiati con vivacità contribuiscono a creare un flusso narrativo rapido e immersivo. Pensieri, ossessioni e contraddizioni emergono con natura- lezza, rendendo ogni passaggio denso e coinvolgente. Non a caso, l’autore definisce il thriller “kinetoscopico”: un racconto visivo e fluido, capace di alternare tensione, ironia e introspezione. Resta inoltre centrale la struttura in “base 7”, cifra stilistica della saga, che organizza il racconto secondo una logica interna originale, contribuendo a scandirne ritmo e progressione in modo riconoscibile.

Il libro è arricchito dalla prefazione di Rocco Papaleo e dalla postfazione di Francesco Sàrcina. Dopo il successo dei primi volumi, questo nuovo capitolo si impone come un thriller intenso e ricco di sfumature, capace di intrattenere e inquietare, alternando momenti di leggerezza a passaggi di forte impatto emotivo. Un’ulteriore conferma della voce originale di Lorenzo Lombardi Dallamano nel panorama del thriller italiano contemporaneo.

Il libro è disponibile in formato cartaceo ed e-book, ordinabile in tutte le librerie, sulle principali piattaforme online (Amazon, Feltrinelli, Mondadori, IBS…) e sul sito: www.nepedizioni.com

L’Autore

Lorenzo Lombardi Dallamano: sangue e parole, carne e pagine. Più di 200 canzoni scritte e quasi 1.000 articoli nell’ambito del cinema e della musica. E, nel cassetto, il sogno di scrivere un romanzo thriller, che si concretizza grazie al Covid, da lui definito il periodo più bello del- la sua vita. Personaggio da 300k follower sui Social, con il nome de @il_rammaricato, ogni giorno giudica, critica, commenta tutto ciò che non gli sta bene, senza che nessuno gliel’abbia mai chiesto.

L’autore Lorenzo Lombardi Dallamano

La casa editrice

NeP edizioni nasce nel 2015, inglobando la casa editrice NarrativaePoesia, che dal 2008 pubblicava le opere chiuse nei cassetti di autori emergenti. NeP edizioni amplia gli orizzonti di questo primo catalogo, inglobando non solo opere di narrativa e poesia, ma anche altri generi letterari e tipologie librarie: opere scientifiche, testi didattici, scritti di saggistica, biografie e volumi storici. NeP nasce proprio da una sana esigenza di ampliamento e miglioramento del catalogo, delle dinamiche editoriali, della qualità delle pubblicazioni, dei servizi offerti agli autori e a terzi.

Numerose le collane editoriali e le riviste di settore, mentre particolare attenzione viene data alla letteratura per bambini.

I libri NeP sono distribuiti nelle librerie tradizionali da Directbook e Fastbook, nelle bibliote- che e le Pubbliche Amministrazioni da Terminal Video e sono presenti nelle principali piatta- forme online (Feltrinelli, Mondadori, Amazon, Ibs, Casalini, Webster, etc.).

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Dal 10 al 12 aprile all’Ar.Ma teatro di Roma “Una leggera fluttuazione”, commedia di Roberta Bobbi, regia di Stefano Sarra.

C’è un amore che non chiede il permesso di esistere, e una famiglia che deve imparare a fargli spazio. Dal 10 al 12 Aprile il Teatro Ar.Ma ospiterà Una leggera fluttuazione, commedia di Roberta Bobbi, spettacolo diretto da Stefano Sarra con Roberta Bobbi, Maddalena Recino e Emanuela Serini: un racconto intimo e attuale che sceglie l’empatia al posto del giudizio, e la verità disordinata della vita al posto della perfezione scenica.

Laura non è un’eroina, è una donna vera con le sue paure, i suoi desideri e i suoi sensi di colpa. Sceglie Angela – la sua compagna, tenera, forte e imperfetta come chiunque – e in quella scelta rimette tutto in discussione. Accanto a loro c’è Marzia, sorella di Laura, specchio e giudice allo stesso tempo. E poi c’è Martina, la figlia: non appare mai in scena, eppure è lei la forza silenziosa che muove gli eventi.

Lo spettacolo si muove in un registro che oscilla tra il comico e il drammatico, tra la quotidianità e le turbolenze dell’emotività. I ritmi cambiano, i toni si mescolano – perché così sono le relazioni: mai lineari, mai prevedibili. La regia ha scelto la strada della sottrazione:nessun effetto, nessun artificio. Solo la parola, il corpo, la relazione tra le attrici. Solo presenza.

Una leggera fluttuazione parla d’amore, di identità, ma anche del dolore che ogni scelta porta con sé. Uno spettacolo che non si schiera. Che non giudica:vuole accendere empatia. E forse ricordarci che l’amore –quando è autentico- trova sempre la strada per farsi accettare.

Stefano Sarra, regista e attore dirige da trent’anni spettacoli di vario genere con una predilezione per i testi che stimolano la riflessione su temi attuali.

Roberta Bobbi, autrice del testo, ha al suo attivo esperienze da attrice in varie Compagnie, Stabili, Produzioni cine- televisive e da autrice di narrativa.

Emanuela Serini, attrice e performer, è fondatrice del Collettivo Synestesia Art Lab e autrice di progetti di video art.

La lunga esperienza teatrale di Maddalena Recino completa il cast con una presenza scenica intensa, radicata in un percorso che la porta a esplorare il confine tra interiorità e racconto.

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Allo Zambra di Ortona la saga operaia “Mare di Ruggine”: un viaggio emozionante tra storia e memoria collettiva

Presso il Cinema Auditorium Zambra di Ortona (Ch), nell’ambito della stagione curata da Unaltroteatro, va in scena l’8 aprile alle ore 20:45 Mare di Ruggine. Lo spettacolo, scritto e diretto da Antimo Casertano, si propone come un intenso viaggio teatrale che attraversa la vita di cinque generazioni di operai dello stabilimento Ex-Ilva di Bagnoli.Attraverso una drammaturgia poetica e impegnata, il progetto racconta la trasformazione industriale in Italia e i sogni dei lavoratori, muovendosi idealmente tra Napoli, Taranto, Genova e Piombino. Tracciando una geografia emotiva e politica che interroga il presente, la messa in scena si configura come un’esplorazione della memoria collettiva e dell’identità operaia, toccando temi quali le lotte sindacali, i processi di deindustrializzazione e le ferite sociali lasciate dal tempo.

Sul palco dell’Auditorium di Ortona, il pubblico vedrà impegnati interpreti di grande spessore. Daniela Ioia, attrice intensa e poliedrica, è nota al grande pubblico per il ruolo di Rosa Picariello in “Un posto al sole” e per le collaborazioni cinematografiche con Mario Martone in pellicole come Nostalgia e Il sindaco del rione Sanità, oltre alle partecipazioni in serie di successo come Gomorra e Mare Fuori. Al suo fianco anche Luigi Credendino, attore dalla solida esperienza teatrale e cinematografica, già apprezzato per il rigore e la sensibilità mostrati in produzioni di rilievo come Il commissario Ricciardi.

Il cast si arricchisce della presenza di Francesca De Nicolais, attrice di talento formatasi presso l’Accademia del Teatro Bellini di Napoli. Con una solida preparazione tecnica e una spiccata sensibilità interpretativa, la De Nicolais ha maturato esperienze significative in ambito teatrale, distinguendosi per la capacità di dare corpo e voce a personaggi complessi e sfaccettati. Insieme ci sarà lo stesso Antimo Casertano, autore e regista dello spettacolo e fondatore della Compagnia Teatro Insania; anche Casertano ha fatto parte del cast di Un posto al sole, consolidando un percorso artistico che unisce popolarità e impegno civile.

L’allestimento di Mare di Ruggine è impreziosito dalle musiche originali di Paky Di Maio, dai costumi di Pina Sorrentino e dalle scene di Flaviano Barbarisi, con il disegno luci di Paco Summonte e i movimenti scenici di Carlotta Bruni. Lo spettacolo si offre così come un sincero atto d’amore verso le radici sociali del Paese, sospeso tra utopia e disincanto.

I biglietti sono in prevendita su www.liveticket.it.

Per info è possibile chiamare il numero 085.8135184, mandare un whatsapp al 375.5678433 o una mail a info@unaltroteatro.com.

Sito: www.cinemauditoriumzambra.com.

Pagine social: @cinemauditoriumzambra, @unaltroteatro, @utfactory.

Sebbene Mare di Ruggine fosse inizialmente previsto come l’ultimo titolo in programma, i direttori artistici dello Zambra hanno annunciato un importante appuntamento fuori programma per il 13 maggio: lo spettacolo Invisibile, una produzione Muricena Teatro. L’opera rappresenta un viaggio onirico e sensoriale nato da un progetto di teatro sociale rivolto ad attrici e attori non vedenti e ipovedenti, capace di immergere il pubblico in un suggestivo percorso emotivo.

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Casa del Cinema di Roma, 1 aprile Presentazione del Doc “Il mestiere dell’autore” – Ingresso libero.

Roma, mercoledì 1 aprile 2026

ore 11:00
Casa del Cinema di Roma

Presentazione del  del documentario “Il mestiere dell’Autore – Gli Autori Radiotelevisivi si raccontano”, a cura di Linda Brunetta e Stefano Sarcinelli

Ingresso gratuito fino a esaurimento posto

Si tiene mercoledì 1 aprile 2026 alle ore 11:00 alla Casa del Cinema di Roma – a ingresso gratuito fino a esaurimento posti – la proiezione del documentario “Il mestiere dell’Autore – Gli Autori Radiotelevisivi si raccontano”, a cura di Linda Brunetta e Stefano Sarcinelli. Alla presentazione del film saranno presenti: Linda Brunetta in qualità di regista e presidente Anart, il co-regista Stefano Sarcinelli, Massimo Cinque – autore di Domenica In, Valentina Amurri e Stefano Balassone – vicedirettore di Raitre ed ex consigliere d’amministrazione Rai.

Documentario non commerciale a scopo didattico-formativo, Il Mestiere dell’Autore è stato realizzato dall’ANART (Associazione Nazionale Autori Radiotelevisivi) con il contributo del FONDO VIDEOGRAMMI del PRESTITO BIBLIOTECARIO assegnato all’Associazione AUT-AUTORI con il patrocinio di ANAC, AIDAC e CENDIC. Gli autori radiotelevisivi esistono solo per gli addetti ai lavori, i produttori, le emittenti. Il pubblico difficilmente si sofferma sui titoli di testa e di coda che testimoniano la presenza nei programmi di intrattenimento di queste figure professionali essenziali. Nessun programma può prescindere dalla sua ideazione, dalla scrittura dei copioni, dalla stesura delle scalette, dalla scelta degli ospiti e dei temi delle interviste. L’autore, fondamentale supporto per il conduttore e il regista, si occupa anche delle scenografie, delle luci. Nonostante la “leggerezza” che ammanta i programmi popolari destinati ad essere diffusi nei media tradizionali, gli autori intervistati nel documentario “Il Mestiere dell’Autore” dimostrano che senza un forte background culturale non si sviluppa la capacità di interpretare il proprio tempo e i bisogni del pubblico, sviluppandone attraverso il divertimento la capacità critica. Non esistono programmi privi di contenuti e di valori, che solo gli autori conferiscono, come raccontano nella prima parte del documentario Massimo Cinque, autore di Domenica In e Cristoforo Gorno, autore di Cronache dall’antichità. Michele Guardì, il decano della categoria, a proposito del contenitore pomeridiano I Fatti Vostri, concludendo il suo intervento raccomanda ai giovani aspiranti professionisti di “Studiare, studiare, studiare”. Ogni programma è frutto del lavoro quotidiano degli autori, come il classico Varietà satirico, in cui la comicità nasce dall’osservazione delle proprie esperienze di vita unita all’ esame impietoso dell’attualità, come hanno spiegato Bruno Voglino, il mitico capostruttura di Rai3 all’epoca di Angelo Guglielmi,  Stefano Sarcinelli, autore di Binario 2 e Convenscion e Valentina Amurri e Linda Brunetta, autrici della TV delle Ragazze e Avanzi.

“Il Mestiere dell’Autore” – Marco Posani autore di “Quelli che il calcio”, “Anima Mia”, “Vieni via con me “.

Un percorso artistico e professionale ribadito nella seconda parte del documentario, con interviste a Andrea Zalone e Francesco Freyrie, autori di Fratelli di Crozza, che dal teatro riprende modalità espressive e impianto scenico. Marco Posani, autore insieme a Pietro Galeotti dei programmi di Fabio Fazio come Quelli che il calcio, Anima Mia e Vieni via con me con Roberto Saviano , racconta la rivoluzione dell’infotainment con l’immissione di contenuti sociali e di qualità ideando modalità espressive innovative. Come spiegano Alvise Borghi e Riccardo Distefano sono sempre i contenuti e le regole narrative classiche alla base di game show come Passaparola e La ruota della fortuna condotti da Gerry Scotti. E’ la passione per la scrittura che ha improntato tutta la carriera di Barbara Cappi, non solo nelle sue fiction come Balene, ma nei people show come  Stranamore con Alberto Castagna e  C’è posta per te di Maria De Filippi, dove protagonista è la gente comune. Tutti gli autori intervistati hanno impresso svolte significative nel settore dell’intrattenimento attraverso l’impegno, la competenza, la passione. Gli autori esistono.

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“Io, Ortensia” il ritratto appassionato di una delle prime donne avvocata della Storia. Intervista a Paola Liotta.

Intervista a Paola Liotta

a cura di Luca Carbonara

Paola Liotta, scrittrice di vaglia, dallo stile raffinato ed elegante, il cui spirito è da sempre animato dal nobile respiro della poesia e dalla fine sensibilità per l’arte, stupisce e ammalia incessantemente i suoi lettori tratteggiando con questo romanzo storico (edito da Il Convivio nel 2025), da profonda cultrice della Storia e delle storie qual è, personaggi ed epoche storiche cui infonde e restituisce con spontaneità e vivacità il miracolo di una nuova linfa vitale e di una nuova vis emotiva. Qual è stato il percorso e quali i principali motivi ispiratori che l’hanno condotta al cospetto di una figura tanto illustre quanto affascinante come Ortensia? 

Gli studi classici, l’amore per l’antichità, lo studio appassionato mi hanno condotto a lei. L’attenzione che oggi è riservata agli studi di genere, nei miei anni di liceo, non era neppure contemplata, ma ho avuto la fortuna di essere guidata da docenti ottimi, rigorosi, colti, che hanno comunque forgiato un’indole sensibile e vorace, allenandola alla ricerca, al desiderio di scoperta, che non aveva certo, allora, quegli strumenti e i media di cui oggi la maggior parte dei ragazzi e delle ragazze possono avvantaggiarsi. È stato così proprio quel che non mi era stato mai detto a diventare un imperativo categorico, inducendomi a conoscere ed esplorare sempre nuove vie. Ortensia rientra di diritto in quel campo d’azione che è diventato per me vitale e stimolante, anche sotto il profilo creativo, oltre che umano e culturale.

La figura e la storia di Quinto Servilio, il promesso sposo della stessa Ortensia, devoto al suo avo Lucio Quinzio Cincinnato che fu due volte dictator prima della Repubblica Romana nel V secolo a. C. al tempo delle prime gentes romane, introducono contestualizzandolo storicamente e socialmente il racconto in prima persona della protagonista. quell’”io” assertivo e fiero del titolo, matrona romana nel I secolo a.C. Ma chi era davvero Ortensia, figlia di Quinto Ortensio Ortalo fine oratore rivale e insieme ammiratore di Cicerone, vissuta in un’epoca tanto concitata e violenta caratterizzata da una forte dialettica politica, e quanto fu influenzata la sua vita, come la sua sensibilità anche politica, dal passato turbolento di Roma dilaniata com’era sempre dalle lotte intestine tra consoli, Cacciata di re, e forti contrapposizioni tra patrizi e plebei?

Ortensia è una donna di cui si sa poco e niente, di cui tramandano memoria Valerio Massimo, nei suoi Factorum et dictorum memorabilium libri, e Appiano di Alessandria, nelle Guerre civili. Ne intuiamo, però, la statura sia attraverso queste scarne tracce, sia nei riflessi letterari, e no, che a posteriori la sua fama avrebbe suscitato, da Livio a M. Fabio Quintiliano, fino al De mulieribus claris di Boccaccio. Anche le fonti iconografiche, dal Medioevo in poi, che la raffigurano mentre perora la causa delle matrone davanti ai triumviri, contribuiscono ad alimentare il suo mito, definendo il ritratto di una donna colta e coraggiosa, capace di dibattere le ragioni del suo censo e del suo genere, senza nessun timore, facendole infine valere. Si pensi che, nello stesso periodo, la famosa Turia della Laudatio, che io peraltro cito, nel mio romanzo, viene malmenata allorché osa perorare la causa del marito, finito nelle liste di proscrizione. Ortensia non si lascia abbattere da barriere secolari, che impediscono alle donne romane di prendere la parola nel Foro o, qualora lo facciano, si pensi a Mesia e ad Afrania, le espongono al vituperio per avere osato tanto. E questa è la cifra della sua grandezza, attestata dal risultato che consegue con le armi dell’ingegno e di una dialettica non comune, frutto anche dell’educazione ricevuta.

La scrittrice Paola M. Liotta

Proprio il suo spirito critico, la libertà e apertura del suo pensiero oltre alla già citata sensibilità, portano Ortensia a interrogarsi, a porsi dei dubbi sulla sacralità e santità dei Patres conscripti e sui diritti della plebe come sulla legittimità delle ambizioni dei plebei a voler migliorare la loro condizione. Quanto fu rivoluzionaria e insieme incompresa in primis in quanto donna la sua visione? 

Questa visione che le attribuisco è frutto del mio personale apporto nel delinearne un carattere credibile, in linea con l’orazione riportata da Appiano. Una donna di quella statura doveva per forza essere animata da una forte personalità e dall’istanza di non subire l’ingiustizia di un editto che avrebbe prostrato non solo le matrone più ricche del patriziato, ma anche le loro famiglie, danneggiando il partito dei cesaricidi. La mia Ortensia non teme soltanto per sé, teme per la propria casa, per la propria famiglia, per la propria figlia. Il marito, Servilio, ha seguito i fuggiaschi, lei stessa è, di fatto, il capo della Gens. Quelle donne rimasero sole, in balia dei vincitori, che avrebbero potuto farne quel che volevano. Niente di strano che quelle sue riflessioni, maturate in momenti di incertezza e di terrore, abbiano davvero tramato le sue giornate.

La forma narrativa del romanzo storico, da lei prediletta e sperimentata con esiti felici in altre sue opere di indubbio valore e pregio stilistico come in Casa Manet. Sonata per Suzanne (edito da Readaction nel 2023), le consente un ampio margine di manovra, da un lato, restando fedele alle fonti nell’accurata ricostruzione storica, dall’altro, muovendosi abilmente nel campo dell’immaginazione, lo strumento principe che consente di “leggere” o rileggere in filigrana la stessa realtà. Che tipo di esperienza è stata per lei, scrittrice navigata ed esperta, la contemporanea ricostruzione di un vero e proprio affresco dell’Urbe capitolina del I secolo a.C. con il racconto e la descrizione dettagliata di intrecci, intrighi, oscure trame, personaggi famosi come i Caecili Metelli, luoghi, usanze, ritualità, modus vivendi, e l’utilizzo della tecnica immersiva con la quale si è calata nei panni della protagonista, di cui si fa interprete e portavoce di pensieri, riflessioni, dubbi, turbamenti, speranze e timori?

Sì, è così, il romanzo storico è un genere multiforme, che consente quel margine di libertà tale da poter ricreare dal nulla mondi, tempi, eventi, circostanze, costumi, per come si immagina siano stati, pur mantenendo una coerenza, un rispetto delle fonti tali da salvaguardare il cuore nevralgico dell’ispirazione. Dare voce a figure straordinarie, eroine dimenticate, donne comuni, un esercito silenzioso di protagoniste obliate dalla memorialistica, emarginate dalle pagine della Storia ufficiale in quanto donne, ma, non per questo, meno importanti nel loro silenzioso, prezioso contributo. Un contributo da riscoprire e valorizzare.

La parabola esistenziale di Ortensia, promessa sposa già alla tenera età di dieci anni, è paradigmatica, comune a quella di moltissime donne che nel corso dei secoli e dei millenni fino ai giorni nostri hanno visto sacrificata e mortificata la propria vita come la propria dignità e libertà di affermazione. Quanto c’è di Ortensia, della sua sensibilità e vulnerabilità, della sua incrollabile forza e del suo coraggio, in Paola Liotta, che della sua memoria si è fatta testimone e portavoce?

Ortensia è ‘altra’ da me, ma è in me da sempre perché da sempre mi sono interessata alle donne, alla loro voce. La mia tesi di laurea è stata incentrata sulla figura di Teresa Uzeda, personaggio principale dell’Illusione, uno dei romanzi di Federico de Roberto; prima ancora, in un abbozzo di tesi, avevo sviluppato un mio saggio di un centinaio di pagine sulla Fiammetta dell’omonima Elegia di Boccaccio. Dunque, in tempi non sospetti, viaggiavano già con me tutte le mie protagoniste: Ortensia, Suzanne Leenhoff, la protagonista di Casa Manet, Arianna di Al mutar del vento, la Briseide del mio testo teatrale, la Beatrice di Fenice Iblea, e così via.

La scrittrice Paola M: Liotta

La parola è, in controluce, la vera protagonista di questo romanzo. In un’epoca, quella del I secolo a.C., come si è detto burrascosa, irta di insidie e di pericoli, dominata dalla sopraffazione e dalla violenza declinata in tutte le sue forme ed espressioni, la parola era l’unica “arma” di cui Ortensia che dal padre aveva ereditato l’arte oratoria poteva servirsi. E ne fu anch’essa maestra arrivando a pronunciare dinanzi ai triumviri, con esito che sarà positivo e sfidando con coraggio il mos maiorum che costringeva le donne al silenzio pubblico, la famosa orazione in difesa delle matrone romane chiamate a contribuire con le loro proprietà e averi alle spese di guerra, l’ennesima guerra (!), contro i cesaricidi Bruto e Cassio.  La parola che, allora come ora, se disarmata, come dovrebbe essere sempre, può portare pace e giustizia tra gli uomini. In che cosa consiste l’attualità e insieme l’eredità da tramandare della vicenda umana di Ortensia che attraverso quest’opera abbiamo imparato a conoscere e ad amare prima come bambina sensibile e curiosa, poi presto come donna archetipo di libertà, affrancamento e autodeterminazione?

 Proprio così, il potere della parola è immane: può distruggere, creare, sostenere, dare slancio alle idee, affondare il colpo di grazia, e di questo Ortensia è consapevole, grazie a un padre straordinario e a un’indole arguto e curiosa. L’eredità di Ortensia risiede in questa consapevolezza: il potere della parola e quello della cultura sono in grado di donarci libertà e vigore, ma dipende da noi farne buon uso, esserne degne.

Quali sono i suoi programmi e progetti futuri?

Sono tanti, di sicuro, ma il mio primo progetto è quello di essere me stessa e di scrivere, perciò, senza oscurare mai quel desiderio di verità che ci sprona sempre a essere migliori. La scrittura è una risorsa straordinaria, che va alimentata dall’attenzione al reale, declinando varie parti di sé in sempre diverse partiture.

 Grazie di questa bella intervista. Buona lettura a chi mi leggerà.

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Save the date | Conferenza Stampa – Arte, a Palazzo Merulana giovedì 2 aprile ore 11 “Scuola Italiana | Nicola Pucci” a cura di Gianluca Marziani.

Conferenza Stampa Giovedì 2 aprile alle  ore 11
alla presenza del curatore Gianluca Marziani e dell’artista Nicola Pucci
Saluti Istituzionali di Paola Centanni, direttrice di Palazzo Merulana

Palazzo Merulana

sede della Fondazione Elena e Claudio Cerasi

gestito e valorizzato dalla direzione artistica di CoopCulture

presenta

Scuola Italiana 

La pittura contemporanea e il suo spirito circolare
nel tempo storico

 progetto a cura di Gianluca Marziani

con il sostegno strategico di Scrinium

 Un’indagine sullo stato attuale della produzione pittorica
con un percorso in più tappe,
attraverso il dialogo tra le opere della Collezione Elena e Claudio Cerasi
e quelle di artisti figurativi contemporanei

Il primo appuntamento è dedicato al pittore palermitano

Nicola Pucci

dal 3 aprile al 5 luglio 2026

Via Merulana 121, Roma

La riflessione sull’arte italiana dei nostri giorni riparte dalla matrice universale del quadro. La Collezione Elena e Claudio Cerasi rappresenta l’apice italiano di una raccolta sistemica e ragionata, qualitativa e attinente. Scorrerla significa attraversare la grande pittura italiana del Primo Novecento, con un occhio di riguardo per gli artisti che hanno animato Roma e il suo teatro umano.
Palazzo Merulana ne è diventato la piena espressione, diventando il corpo architettonico in cui gli organi pittorici si sono disposti come apparati di un formidabile viaggio artistico. Il viaggio di una scuola della pittura chiamata Italia.

La prima tappa di questo viaggio coinvolgerà l’artista palermitano Nicola Pucci e il suo “Nuovo Realismo Magico“.

Ufficio Stampa Palazzo Merulana

Leeloo Comunicazione

ufficiostampa.leeloo@gmal.com

Patrizia Notarnicola – 331 6176325

Bruno Bruni – 388 1066358

Monia Giannetti –  338 3898673

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Invito finissage mostra “Uno spazio di scambi e connessioni” alla Fondazione Venanzo Crocetti, Roma / sabato 28 marzo ore 16.30

Roma, Museo Venanzo Crocetti

Incontro con la Poesia Giapponese

In uno spazio di scambi e connessioni

Presentazione del catalogo

Uno spazio di scambi e connessioni.

Forme dell’arte contemporanea giapponese nella penisola italica

28 marzo 2026, ore 16.30

Sabato 28 marzo, si svolgerà presso la Fondazione Venanzo Crocetti il finissage della mostra collettiva Uno spazio di scambi e connessioni. Forme dell’arte contemporanea giapponese nella penisola italica curata da Alberto Dambruoso e Mayumi Miyazawa con la partecipazione degli artisti Nobushige Akiyama, Yuriko Damiani, Uemon Ikeda, Machiko Kodera, Hidetoshi Nagasawa, Kyoji Nagatani, Yoshin Ogata, Naoya Takahara, Sahoko Takahashi, Kan Yasuda.La manifestazione è stata organizzata dalla Fondazione Venanzo Crocetti con il contributo del Ministero della Cultura e il patrocinio della Fondazione Italia Giappone e dell’Istituto Giapponese di Cultura di Roma.

Il progetto espositivo si inserisce nell’ambito delle attività celebrative del 160º Anniversario del Trattato di Amicizia tra Italia e Giappone ed è dedicato agli artisti giapponesi contemporanei che hanno scelto l’Italia come luogo privilegiato di formazione, ricerca e sintesi creativa.Il finissage aprirà con l’Incontro con la poesia giapponese con il patrocinio della FUIS (Federazione Unitaria Italiana Scrittori) organizzata con la Fondazione Italia Giappone dalle ore 16.30 con i saluti di Tetsuro Akanegakubo (Vicepresidente della Fondazione Crocetti), interverranno Umberto Vattani (Presidente della Fondazione Italia Giappone), Guidotto Colleoni (già Docente di Letteratura giapponese presso Sapienza Università di Roma –  noto studioso di letteratura e poesia giapponese classica, inclusa la produzione poetica in cinese classico (kanshi) scritta da autori nipponici, quali Natsume Sōseki e Akutagawa Ryūnosuke.), Diego Martina (Scrittore, Traduttore di Letteratura giapponese – Discepolo della haijin Kuroda Momoko, classificatosi tra i vincitori della 76esima edizione del concorso in lingua giapponese “Bashō-ō ken’ei haiku”, dedicato a Matsuo Bashō.) in dialogo con Miho Tokimoto (Docente di lingua giapponese alla Sapienza Università di Roma – studiosa di didattica della lingua e cultura nipponica).

A seguire verrà presentato il catalogo bilingue in italiano e giapponese della mostra Uno spazio di scambi e connessioni. Forme dell’arte contemporanea giapponese nella penisola italica, edito da Bordeaux Edizioni.

Saranno presenti i curatori, gli artisti e l’editore.

“Il Museo Crocetti – scrive Tetsuro Akanegakubo – ha dunque svolto un ruolo significativo nello sviluppo degli scambi culturali tra Italia e Giappone. Ospitare questa mostra nell’anno del 160° anniversario delle relazioni diplomatiche conferisce all’evento un valore altamente simbolico. Venanzo Crocetti nutriva un profondo affetto per il Giappone e attendeva sempre con entusiasmo ogni occasione di tornarvi in visita. Il suo spirito continua ancora oggi ad abitare questo museo”.

L’Ambasciatore Umberto Vattani, sottolinea “Come Presidente della Fondazione Italia Giappone, considero questa iniziativa non soltanto un evento espositivo di grande qualità, ma la testimonianza concreta di un dialogo artistico che attraversa il tempo, le generazioni e le sensibilità. Un dialogo che non si limita allo scambio formale, ma si fonda su una relazione profonda fatta di studio, confronto, rispetto e reciproca ammirazione. Il Museo Crocetti è la sede più naturale per ospitare questa esposizione. Il legame che Venanzo Crocetti ebbe con il Giappone costituisce una delle pagine più significative della storia recente delle relazioni artistiche tra i nostri Paesi. Dopo l’Italia, il Giappone è il Paese che ospita il maggior numero delle sue opere, conservate in musei e spazi pubblici di grande rilievo. Questo dato racconta meglio di ogni discorso quanto forte sia stato –  e sia tuttora – il filo che unisce le nostre culture. I dieci artisti presenti in mostra incarnano pienamente questo legame. Hanno scelto l’Italia come luogo di formazione e di maturazione creativa senza recidere il rapporto con la propria origine. Nelle loro opere convivono memoria e sperimentazione, identità e apertura, contemplazione e ricerca contemporanea”.

Ingresso Gratuito.

SEDE ESPOSITIVA: Museo Crocetti, Via Cassia 492 – Roma

FINISSAGE: martedì 31 marzo 2026, ore 18:00

INGRESSO GRATUITO

ORARI D’APERTURA:

da lunedì a venerdì: 11 – 13 e 15 – 19

sabato: 11 – 19

domenica: chiuso

Per informazioni:

Fondazione “Venanzo Crocetti”

Roma, Via Cassia 492

T: +39 06-33711468 | 340-8459618

e-mail: info@fondazionecrocetti.it

fondazionecrocetti@pec.it

www.museocrocetti.it

FONDAZIONE ITALIA GIAPPONE

伊日財団  

Ministero degli Affari Esteri

e della Cooperazione Internazionale – DGAAAO

Piazzale della Farnesina, 1 – 00135 Roma

T: +39 06 3691 5232 / 4182

e-mail: fondazione@italiagiappone.it

www.italiagiappone.it

Ufficio stampa InEvoluzionet | per la stampa italiana

Marta Bianchi

T: +39 351 6113617

inevoluzionet@inevoluzionet.it

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Lucca, 31 Marzo – Il Premio Oscar Fisher Stevens per il “Lucca Film Festival” incontra scuole e pubblico al Cinema Centrale – ingresso gratuito.

Primo degli Incontri speciali di primavera del Lucca Film Festival con l’attore, regista e produttore Premio Oscar statunitense Fisher Stevens in un doppio evento per le scuole e per il pubblico con la proiezione in versione originale sottotitolata del documentario “The Cove – La baia dove muoiono i delfini”, Premio Oscar 2009.

Ingresso gratuito fino a esaurimento posti

In attesa della sua prossima edizione, che si terrà dal 26 settembre al 4 ottobre 2026, il Lucca Film Festival organizza una serie di incontri speciali con ospiti internazionali con la direzione artistica di Nicola Borrelli e il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca.  Primo appuntamento, martedi 31 marzo al Cinema Centrale di Lucca, con un doppio evento speciale – a ingresso gratuito fino a esaurimento posti – la mattina alle ore 9:00 per le scuole e alle ore 21:00 per il pubblico. Per le prenotazioni per le scuole: educazione@luccafilmfestival.it, mentre per le prenotazioni dell’evento serale: segreteria@luccafilmfestival.it

Ospite l’attore, regista e produttore statunitense Fisher Stevens, che presenterà agli studenti e al pubblico, in versione originale in inglese con sottotitoli in italiano “The Cove – La baia dove muoiono i delfini”, vincitore nel 2009 del Premio Oscar come Miglior Documentario, da lui prodotto e promosso in Italia da Legambiente, sospeso tra giornalismo investigativo e avventura ecologica. Il film infatti segue l’ex addestratore di delfini e ora attivista ambientale Ric O’Barry nel suo tentativo di documentare la caccia ai delfini, che si svolge in un parco nazionale giapponese a Taiji, da settembre ad aprile. Gli studenti delle scuole potranno interagire con Fisher Stevens dopo la proiezione, mentre la sera la conversazione con il regista e attore avverrà prima. Saranno affrontati nelle due conversazioni con l’autore – moderate dall’attrice, regista e condirettrice artistica del Lucca Film Festival, Cristina Puccinelli – argomenti legati al mondo cinematografico e a quello socio-ambientale e il pubblico avrà la possibilità d’interagire e porre domande su una vasta gamma di tematiche.

Con una prolifica carriera da attore, che va dai due cult di Corto Circuito a titoli di Wes Anderson quali Grand Budapest Hotel, The French Dispatch, e Asteroid City, Fisher ha recitato in film diretti da registi quali Garry Marshall, Barbet Schroeder, Tim Robbins, Stephen Frears, Norman Jewison, Bruno Barreto, Griffin Dunne, Walter Hill, i Fratelli Coen e Guy Ritchie, oltre al recentissimo Song Sung Blue – Una melodia d’amore, diretto da Craig Brewer. Nel 2012 il debutto alla regia con il film di finzione Uomini di parola interpretato, tra gli altri, da Al Pacino e Christopher Walken. Da sempre impegnato nel sociale, nel 2016 ha diretto il documentario Punto di non ritorno – Before the Flood in cui Leonardo DiCaprio discute con le più importanti personalità del pianeta – da Barack Obama a Papa Francesco – sul cambiamento climatico che sta colpendo la Terra.

Gli incontri con le scuole sono resi possibili grazie ai Fondi del Piano Nazionale Cinema per la Scuola MiC-MIM 2024_azione B2 per progetto “Shine! 7 Corti per Raccontare il Futuro”.

Per informazioni e prenotazioni:

Per info e prenotazioni: segreteria@luccafilmfestival.it
Per le scuole: educazione@luccafilmfestival.it

Ufficio stampa:

NowPress

Raffaella Spizzichino 338 8800199 r.spizzichino@nowpress.net

Carlo Dutto 39 348 0646089 carlodutto2@hotmail.it
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