Rileggendo “L’aiuto a non morire” la silloge poetica di Arianna Vartolo edita per i tipi di Cultura e dintorni Editore

La postfazione di Luca Carbonara alla silloge poetica di Arianna Vartolo L’aiuto a non morire” edita per i tipi di Cultura e dintorni Editore

Postfazione

L’aiuto a non morire, silloge poetica che segna l’esordio in ambito editoriale della giovanissima autrice, rivela già nel titolo, che in realtà è un verso, il suo inconscio intento e il suo più nobile desiderio. La specifica aggettivazione riferita all’età non deve però in alcun modo trarre in inganno essendo questa una variabile assolutamente indipendente nonostante troppo spesso sia invece erroneamente ridotta e sostanziata dalla e nella sua mera contabilità con l’inevitabile conseguenza di considerare le persone più o meno sagge o più o meno mature proprio e unicamente sulla base, e sotto l’egida, dell’età che, prescindendo da un più vero e puro significato del tempo, ossia l’interiorità, il vissuto di ognuno di noi, che per ciò stesso è unico e incomparabile, volenti o nolenti, condiziona l’inevitabile giudizio che ne consegue fino a diventare il primo se non l’unico riferimento usato per esaltare, sminuire o giustificare rimandandole o attribuendole meriti e successi, tanto precoci quanto tardivi, o al contrario non del tutto autentici e di conseguenza non pienamente veritieri.  Ciò detto, quel che è certo, e che va sottolineato, è che se da un lato ci troviamo di fronte a un’opera prima, di una giovanissima appunto, dall’altro siamo al contempo al cospetto di un’opera che si caratterizza proprio per la maturità del pensiero e la profondità dell’ispirazione i veri artefici del valore stilistico e contenutistico della presente silloge. Si tratta infatti di una partitura poetica in sé conchiusa costruita sull’archetipo di un versificare solenne che, veridico, scarnifica il verso, e prima ancora la parola, in un’originale quanto ardua corrispondenza tra forma e contenuto, significante e significato. Su una tessitura di versi rapidi e secchi ai quali il sapiente uso dei segni di interpunzione conferisce il carattere apparentemente contradditorio e ambivalente della doppia visione o della duplice interpretazione, dell’antinomia come del sogno, Arianna dà voce a un dialogo anch’esso doppio, a un tempo interiore ed esteriore, animato, ed è questa la cifra identitaria dell’opera magistralmente espressa dall’evocativo titolo, da un insopprimibile sentimento di amore, un amore tanto ideale quanto totalizzante, che tutto imbeve e significa, che è carnale, passionale, di storie senza / una fine e dalla visione, di più, da un sentimento della morte, vinta e avvinta, che si volgeva / ancora pulsante di / vita continuando a inseguire e a cercare racconti al / termine; mai giunto o rievocando ancestrali ossimoriche ultime albe / eterne. Una poesia, dunque, e per estensione una poetica, quella dell’autrice, che con il suo carattere insieme meditato, filosofico, che guarda alla profondità e al senso del Silenzio/ come tempo / di esistenza, sinestetico, di visioni alle prime / luci del vento, i versi come fossero stille, assorto, il ritmo sincopato, traduce il tempo sacro del respiro, respiriamo / per salvarci – noi / due, e dà voce al dialogo con l’altro e con l’altrove interrogandosi sul mistero e sul dilemma esistenziale dell’essere e dell’esserci noi e i nostri / passi / acrobati. Quello stesso dilemma esistenziale che la poesia sostanzia in un continuo stato di sospensione e di conseguente ricerca di equilibrio modulati dal flusso delle emozioni e dei sentimenti, le uniche cartine al tornasole, in bilico tra le false apparenze del certo e la consapevolezza dell’incerto in una costante tensione, una sorta di ascesi dello spirito tutto dedito alla ricerca di verità e di senso, da un lato basculando tra l’essere e l’apparire, tra corrispondenze, trasparenze e rivelazioni, dall’altro vivificando mondi altri e possibili. Ed è allora, quella de L’aiuto a non morire, una poesia di esistenze e di resistenze, di amori che non finiscono, di tratti di colore, / cicatrici, di Tutto ciò che rimarrà, immarcescibile e abitato dal respiro cadenzato del Tempo.  E ancora, tornando al verso del titolo e al suo più recondito possibile significato, è una dichiarazione di intenti, quella che l’autrice vuole esprimere, donare e manifestare attraverso il carattere quasi diafano dei versi di quest’opera, un ulteriore elemento innovativo che evidenzia il talento di Arianna, e la ricerca quasi spasmodica della loro luce, epifanica e indomabile rivelatrice di nuova linfa vitale dove non riesci / a vedere – deve / esistere il / Tutto.

                                                                                                 

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